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Dalla A alla Z, ecco perché la Juve deve blindare Dybala
© Massimiliano Vitez/Ag. Aldo Live

Dalla A alla Z, ecco perché la Juve deve blindare Dybala

Scacciare via i fantasmi della Liga, tatuare il bianconero sulla pelle della Joya e puntare tutto sul suo talento per restare in pianta stabile al top in Europa: tutti i motivi per i quali il club campione d'Italia deve evitare un altro caso Pogba e blindare l'argentinotwitta

domenica 8 gennaio 2017

di Vladimiro Cotugno

ROMA - Un ordine, parola che gioca sul doppio significato di elenco - alfabetico - e di imperativo categorico, indiscutibile. Una lista di riflessioni su Paulo Dybala, su quanto il ventitreenne argentino sia determinante per il futuro della Juventus, sia nel concreto del campo che come simbolo fuori dal rettangolo di gioco. Dalla A alla Z, una serie di motivazioni sul perché a Torino, se si vuole mantenere e rilanciare le ambizioni europee, non si deve ripetere un altro caso Pogba. 

A come Appeal

 Nel palcoscenico calcistico europeo l’argentino è “The Next Big Thing”, il giocatore che come qualità e talento può arrivare al livello più alto. La Juve è il suo trampolino di lancio nell’élite mondiale, lui può diventare a sua volta il trampolino di lancio per il club per tornare ad essere temuto e ammirato come negli anni ’90 e aggiungere un’altra A, quella di attrazione, per richiamare i campioni da ogni squadra come e più di adesso.

B come Bilancio

Il club bianconero, metabolizzata la cessione estiva di Pogba, ha rilanciato sul mercato prendendo due pezzi da novanta come Pjanic e Higuain. Il risultato è una Juventus prima in classifica, in pieno controllo del campionato, e tra le prime sedici d’Europa: per quanto riguarda il futuro, i conti tornano e per restare a questi livelli i giocatori forti vanno tenuti, non ceduti al miglior offerente.

C come Champions League

Dybala è il giocatore che con i suoi lampi spaccapartita può illuminare il cammino bianconero verso la coppa dalle grandi orecchie, da vent’anni sogno proibito e sfiorato da ogni tifoso. Le sue qualità possono fare la differenza non solo fino al confine, parafrasando uno sfottò caro a ogni antijuventino, rinunciarci sarebbe un’ammissione di inferiorità che poteva essere accettata negli anni della ricostruzione, non nell’ottica attuale di consolidamento.

D come Dieci (e Del Piero)

La leggenda del numero 10 e della Numero 10 può rinascere, dopo la parentesi caratteriale di Tevez e quella tanto cool quanto effimera di Pogba: blindare Dybala si deve e si può, affidandogli per il futuro quella maglia, oggi inutilizzata, che non potrebbe trovare padrone migliore per tanti anni a venire.

E come l’Eletto

Ogni vittoria possiede una sua mistica e dei suoi eroi: Dybala ha tutto per essere l’uomo chiave dei successi bianconeri, il simbolo e il talismano, il volto e gli occhi di una società che ha ripreso in mano il suo destino vincente, fenice risorta da ceneri sportive che ora ha bisogno di un trascinatore. Quello che può essere Higuain con i gol, Dybala lo è con la classe e la personalità. “The Chosen One”, Paulo ha le stimmate del Prescelto, ora è la Juve che deve credere. In lui.

F come Fame

Quella non si allena, non si trova nel divertimento o nei video su Instagram. Quella ti viene da dentro, dalle notti nella pensione dell’Instituto di Cordoba, dalle sofferenze in famiglia (un’altra F determinante), dal desiderio di emergere e di segnare gol non all’avversario, ma alla vita. Dal partire dal niente per arrivare a prendersi tutto. Quello che anche grandissimi giocatori o potenziali tali, chiocciati dai vivai di grandi squadre fin da piccoli, non potranno mai possedere. E Dybala, quella fame, ce l’ha.

G come Gol

L’argentino si è presentato a Torino nel pieno della sua maturazione, raccogliendo l’eredità di Tevez per imporsi come una macchina da gol inarrestabile: ne ha infilati 23 nella prima stagione bianconera, la sua migliore di sempre in carriera, facendo meglio anche dell’Apache. Ora con l’arrivo di Higuain sta completando una metamorfosi tattica che lo porta ad essere il regista totale del reparto offensivo. Qualche rete in meno ma dominio del gioco nella trequarti avversaria e assist sfornati con una facilità disarmante, quella che possiedono solo i giocatori che fanno la differenza.

H come Hype

La Juve di questi anni non ha creato solo giocatori ma ha saputo anche abbracciare l’evoluzione comunicativa attorno al calcio, costruendo fenomeni non solo sul campo ma anche nei media: l’affaire Pogba è stato il più grande movimento di mercato per cifre ma anche e soprattutto per impatto “social” degli ultimi anni, quello che può crearsi attorno alla Joya può raggiungere livelli simili se non superiori.

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I come Infortunio

Il 22 ottobre, contro il Milan, la coscia destra ha fermato l’ascesa di Dybala nelle gerarchie juventine, fino a quel momento inarrestabile. E sempre contro il Milan, nella Supercoppa di Doha, il numero 21 ha toccato il punto più basso della sua storia bianconera, quel sinistro mandato alle stelle nel secondo tempo supplementare che avrebbe portato un’altra coppa in bacheca e il rigore parato da Donnarumma. Ora è rientrato a pieni ranghi per la seconda parte della stagione e con il rigore al Bologna si è lasciato alle spalle le ombre del recente passato. Ora è il momento peggiore per valutarlo, al rientro dal primo ko pesante in carriera, non c’è dubbio che con il passare del tempo riprenderà ad essere il trascinatore che ha già mostrato di essere. 

J come Joya

Soprannome calzante come pochi, più profondo di quel “Picciriddu” con cui lo coccolavano a Palermo rendendosi conto di quanto quel ragazzino potesse far sognare. La "gemma" dalle giocate eleganti di pura gioia per ogni amante del calcio, non solo per i compagni di squadra: un campione che avvicina le persone allo stadio, che invoglia ad andare a vederlo dal vivo perché lo spettacolo che mette in scena tante volte «vale da solo il prezzo del biglietto», come si amava dire. 

K come Kempes

La leggenda argentina - il primo Matador, prima di Cavani e ancora di quel Salas che ricordano tifosi laziali (con più sorrisi) e bianconeri - deteneva il record del gol più giovane nei campionati argentini. L’imperfetto verbale è passato, perché ora quel primato appartiene proprio a Dybala, a segno a diciassette anni in patria dove ha bruciato una tappa dopo l’altra prima di affrontare il grande viaggio al di là dell’oceano a cercare la consacrazione che merita il suo talento

L come Leader

La faccia meravigliosa e quella cattiva sono le sue due anime inscindibili: quello che colpisce, che strega, non è solo la sua qualità ma anche e soprattutto la personalità con la quale scende in campo, la carica agonistica e la tenacia, la «garra» da leader. Quella che si vedeva in Tevez, campione alla fine della sua carriera, ora si rivede in Dybala: la leadership del futuro può e deve essere sua, perché è quella la faccia della Juve.

M come Marotta (e Morata)

L’ad bianconero è tra i principali artefici del percorso dominante della Juventus in questo quinquennio e tocca soprattutto a lui muovere i fili di un rinnovo di contratto decisivo: non tanto per l’anno in più (dal 2020 al 2021) ma soprattutto per dare un segnale forte a Madrid e ai tabloid madrileni e madridisti, che hanno già iniziato a volteggiare all’orizzonte. Con buona pace di Morata, arrivato a Vinovo ragazzino e ripartito centravanti fatto e formato, nome che ora torna a proposito di un’eventuale trattativa che ad oggi è puro fantacalcio. Se l’obiettivo in futuro sarà di riprendere Alvaro, che si parli solo del suo cartellino: giocare alla pari con il Real deve avvenire sul campo ma anche sulle scrivanie perché ora non ci sono ricatti da recompra o tantomeno dei Raiola nei dintorni. 

MARCA: DYBALA, RINNOVO E POI CESSIONE

N e O (alla cessione)

Monosillabo riassuntivo di ogni concetto espresso in seguito e precedentemente.

P come Pallone d’Oro 

Cristiano Ronaldo ha 31 anni, Messi 29: il dominio incontrastato dei due fuoriclasse sembra ancora inscalfibile ma il tempo passa per tutti soprattutto nel calcio. Due giocatori che hanno cambiato la storia di questo sport, che verranno ricordati per sempre, ma che saranno sempre più insidiati dai nuovi campioni. Già quest’anno Griezmann, a finale europea invertita, avrebbe dato maggior filo da torcere al portoghese. Dybala ha le stimmate del campione che può arrivare a lottare per vincerlo e quello che più esalta è la consapevolezza dell’argentino di volerlo raggiungere.

Q come Quaranta

I milioni spesi dalla Juventus per avere Dybala dal Palermo nel 2015, trentadue secchi e altri otto tra bonus vari. Soldi ben spesi, perché nel giro di diciotto mesi il valore del cartellino si è già raddoppiato e continuerà ad aumentare. «Se Pogba vale 100, Dybala vale 99…», aveva chiosato Marotta alla fine della stagione scorsa. Era una valutazione al ribasso.

R come Real Madrid

Erano già pronti a partire ottanta milioni di euro, a giugno dell’anno scorso, direttamente dalla scrivania di Florentino Perez con destinazione Torino. «Marotta non vuole cedermi e io voglio restare», assegno rispedito al mittente. La cifra quest’anno è già salita, l’assalto sarà ancora più difficile da respingere. Per farlo servono volontà, chiarezza e vittorie.

S come Scudetto (Sesto)

Vittorie dicevamo, partendo proprio dallo Scudetto, il sesto consecutivo che significherebbe un’altra S, quella della Storia in maiuscolo, di una zona inesplorata del calcio italiano dove nessuno si è spinto mai. Scrivere queste pagine per farle diventare i mattoni del muro da opporre a chiunque volesse entrare in possesso del suo cartellino: d’altronde Dybala ha scelto la Juve proprio per questo, vincere

L'OPINIONE DI ALLEGRI SU DYBALA

T come Top Player

Cattiveria agonistica e tecnica sopraffina, mescolanza sudamericana merce rara: uno dei pochi gioielli puri rimasti al calcio italiano, una stella sempre più accesa nel firmamento internazionale, Paulo Dybala è il Top Player nel Top Team Juve, definizione tanto cara all’ad Marotta che punta al top sul mercato tanto quanto l’argentino in campo. Ma anche T come Trionfi, quelli da raggiungere per rinsaldare un legame calcisticamente ancora fresco.

U come Umiltà

Quello che conquista di Dybala, al di là delle doti squisitamente calcistiche, è un attributo di estrema maturità: la sua umiltà, l'accettazione delle regole, della messa in discussione, della disciplina da seguire per migliorare un talento già enorme. Sa ascoltare e imparare, ha dimostrato di saper superare i momenti di difficoltà affrontandoli, di conoscere l'importanza del lavoro su sé stessi per evolversi e conquistare stima e fiducia dell'allenatore. Allegri ha un grande merito, tra i tanti poco riconosciuti: aver saputo riplasmare la materia preziosa della Joya giorno dopo giorno, riprogrammandolo in un anno e mezzo da finalizzatore puro a punto di riferimento di tutto il gioco offensivo.  

V come Varietà

Il suo sinistro micidiale ha infinite variazioni sul tema, che sia sul primo o sul secondo palo, di precisione o di potenza, a giro o rasoterra. Una varietà di colpi a cui si aggiunge una serenità chirurgica quando c’è da trasformare un rigore e un’abilità eccezionale nel rendere pericoloso ogni calcio piazzato negli ultimi 25 metri. Per non parlare poi della capacità di puntare e saltare l’uomo, esaltando l’arte ormai rara del dribbling palla al piede. Il suo è un repertorio già completo e davanti ci sono tutti i suoi anni migliori.  

Z come Zidane (e Zamparini)

Rievocare Zizou è necessario, perché è dalla sua partenza che non si vedeva un giocatore con una classe spietata come Dybala, e scaramantico perché oltre a Perez, innamorato dell’argentino come successe con il francese, anche l’attuale tecnico delle merengues secondo i media iberici sarebbe determinato a portare Dybala al Bernabeu. Stavolta a Torino si spera che l’amore non sia corrisposto. E allora si passa all’altra zeta, quella di un personaggio istrionico del calcio italiano, che ha coniugato l’idiosincrasia per le conferme degli allenatori a un fiuto incredibile per i calciatori. Il suo Palermo ha lanciato Pastore, Cavani, Vazquez, oggi Belotti e ieri proprio Dybala: «E’ come Messi», continua a dichiarare da quando nel 2012 lo portò dall’Argentina in Sicilia. Di sicuro, ora inizierà a giocarci insieme in nazionale, in attesa di prenderne le consegne.

@Vladimir0

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