Civati, dalla Juventus non è possibile entrare e uscire: è calcio, non politica
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Civati, dalla Juventus non è possibile entrare e uscire: è calcio, non politica

Il parlamentare ha detto: «Sono juventino, ma onesto». Scatenando una tempesta bianconera contro di lui. Giustamente...twitta

martedì 24 ottobre 2017

di Guido Vaciago

TORINO - Giuseppe Civati ha le idee un po’ confuse, ma è possibile in un momento di grande confusione della politica italiana in cui si entra e si esce dai partiti più velocemente di quanto Ibrahimovic riesca a cambiare maglia. Civati, infatti, sostiene di essere juventino, come ha ribadito nella trasmissione televisiva “Propaganda Live”, tuttavia ha sentito la necessità di specificare “ma onesto”. E questo ha, giustamente, fatto infuriare una grossa fetta del popolo bianconero. E’ finita a insulti sui social network, questa purtroppo è la nauseata deriva di qualsiasi dibattito negli ultimi tempi, ma resta infelice la presa di posizione di Civati che tenta un equilibrismo tipico di una certa politica: invece di prendere una posizione prova, spericolata, a prenderne due. C’è un problema, però, qui parliamo di calcio, diventato con il passare degli anni una cosa ben più seria della politica, almeno a livello di coerenza e fedeltà. Non si tengono i piedi in due scarpe se si vuole essere presi in seria considerazione, si può avere una faccia sola.

LE PAROLE DI CIVATI

Ora, affermare che si è «juventini» aggiungendo con un “ma” avversativo di essere anche “onesti” si insulta, inevitabilmente, tutti gli altri che dicono di essere “juventini” e basta, senza sensi di colpa o necessità di distinguo. Un tifoso può essere più o meno accecato dalla sua fede, può essere più o meno critico nei confronti del proprio club, può anche decidere, in seguito a un evento, un fatto, un episodio di smettere di tifare per una squadra. C’è chi, dopo lo shock di Calciopoli, si è allontanato dalla Juventus: è lecito, anzi è “possibile”, il problema è quel rimanere sull’uscio, come pare fare Civati, un piede di qua e uno di là, dichiarandosi «juventino», ma tenendo a specificare «onesto». E questo no, non è possibile: nel calcio, nel tanto vituperato calcio, quello dei tifosi veri (non gli ultrà, quindi), si sta dentro, senza vergognarsene, o si sta fuori. E forse è per questo che piace più della politica.

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