Quei due giocatori che ha soltanto la Juventus
© Marco Canoniero

Quei due giocatori che ha soltanto la Juventus

Si chiamano Organizzazione e Programmazione. Dietro una grande squadra e un grande allenatore c’è sempre una grande societàtwitta

giovedì 1 febbraio 2018

 Xavier Jacobelli

TORINO - Com’era facilmente prevedibile, l’uso, anzi, il non uso della videoassistenza, addebitabile alla presunzione di arbitri convinti di essere infallibili, ha ringalluzzito le schiere anti-juventine. Vi allignano complottisti un tanto al chilo, barbari da tastiera, rivali accecati dal tifo, contatori umani a senso unico degli errori firmati da alcuni uomini di Rizzoli. Il quale, anziché fermare a tempo indeterminato i sottoposti tecnicamente mediocri, spesso li rimanda trionfalmente in campo a stretto giro di posta. A parte il fatto che le prodezze di alcuni direttori di gara hanno fatto danni a grappolo a tutto il campionato e meno male che il 75 per cento degli errori è stato corretto dalla tecnologia. A parte il fatto che la Juve  possa affermare di essere in numerosa compagnia, quanto a torti e a favori ricevuti, sarebbe ora di piantarla con questa solfa. 

Se la Juve ha vinto sei scudetti e tre coppe Italia di fila, disputando due delle ultime tre finali Champions; se la Juve contende il titolo allo splendido Napoli capolista, in un duello sempre più  entusiasmante, il merito è della Juve. Punto. In particolare,  il merito è di due giocatori che, per sfortuna della concorrenza, non si trovano sul mercato e non hanno prezzo. Si chiamano Organizzazione e Programmazione. Dietro una grande squadra e un grande allenatore c’è sempre una grande società. Tertium non datur. Se dopo l’annus horribilis 2006 che avrebbe schiantato anche il Real, il Barcellona, il City o il Bayern, la Juve è stata capace di rinascere, scalando la montagna e, una volta in cima, ha continuato a scalare, il merito è della Juve. Di chi la presiede e di chi la dirige. Di chi l’allena e di chi ci gioca. Di chi prende i migliori giocatori, italiani e stranieri, magari con un anno d’anticipo sulla concorrenza che o dorme o nicchia.

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Al tempo in cui la presidenza della Figc si è dissolta e anche la Lega di serie A si è squagliata come neve al sole, visto che da nove mesi non riesce a nominare uno straccio di presidente, il Modello Juve brilla di luce propria. E non è un caso che, sul campo, l’alfiere ne sia il suo quarantenne Numero Uno, il cui compleanno ha procurato un’onda planetaria di festeggiamenti che ha ulteriormente nobilitato l’immagine societaria. In un Paese in cui la meritocrazia è un’entità astratta, i voltagabbana e gli incapaci si moltiplicano come cavallette, la Juve va in controtendenza. Ci sarà un motivo se sia la prima società italiana in campo internazionale quanto a risultati sportivi, fatturato, bilanci, stadio di proprietà, valorizzazione del parco gio- catori. Il motivo risiede nella cultura del lavoro di un club per il quale operano 732 persone. I risultati si vedono. Il resto è fuffa.

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