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Emre Can e la Juventus: effetto bestiale

Al tedesco sono bastati gli ultimi dieci minuti di Verona per far svoltare la Juve: lo dimostrano anche i numeri

di Antonio Milone lunedì 20 agosto 2018

TORINO - In principio era Emre Can, un centrocampista muscolato che la Juve ha prima inseguito a lungo mentre il ragazzo continuava a tingersi la faccia di rosso Liverpool e poi ha portato sotto la Mole senza spendere un soldo. Ora è sempre Emre Can, ma con una traccia in più incisa nel curriculum: lieve, certo, come gli undici minuti in cui ha calpestato il campo del Bentegodi entrando al posto di Sami Khedira; pesante, anche, perché in quegli istanti l’ex Bayer Leverkusen ha imboccato il sentiero che progressivamente lo porterà a indossare le vesti del connazionale. Dura diventare Sami Can, però, come se imitare Khedira fosse una missione semplice per chiunque.

Ogni cosa a suo tempo. Intanto, nel finale di Chievo-Juventus, il 24enne nato a Francoforte da genitori turchi s’è sentito ancor più juventino di quanto non lo sia già. Merito suo, naturalmente, di un colpo di testa - effettuato dopo adeguato inserimento con i tempi giusti nell’area avversaria - che ha impegnato Stefano Sorrentino e più in generale di un’incursione choccante (in senso positivo) in una partita a fortissimo rischio. Non ha sbagliato un passaggio che fosse uno, Emre, segno del fatto che le difficoltà palesate in tournée per via di una condizione fisica ancora da trovare diventeranno presto un ricordo. La gravosità dei carichi cui si è sottoposto il tedesco alla Continassa s’è fatta sentire sui muscoli e sulla tenuta fisica complessiva del giocatore, già alle prese con i postumi di un mal di schiena che Oltremanica l’ha tormentato a lungo. Adesso va meglio, molto meglio.

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