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Juventus, Allegri al bivio per l'Olimpo del calcio
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Juventus, Allegri al bivio per l'Olimpo del calcio

Tante aspettative e meno alibi che in passato, ora ha tutto per puntare a vincere in Europa: consapevolezza e Ronaldo

di Antonino Milone giovedì 6 settembre 2018

TORINO - In fondo il didascalico giudizio che l’altro ieri Massimiliano Allegri ha utilizzato per illustrare l’immagine del consesso di tecnici riuniti con lui a Nyon per l’annuale riunione Uefa può essere traslato in chiave bianconera: «All together we are a team, and we care about football». Cioè: «Tutti insieme siamo una squadra e ci prendiamo cura del calcio». Alla Continassa magari suonerà così, sostituendo il football con nove lettere fascinose: «Tutti insieme siamo una squadra e ci occupiamo della Champions». Sì, perché mai come in questa stagione il torneo che conta di più è quello lì. E pazienza per gli anti juventini che amano equiparare il trofeo in questione a un convenzionale portaombrelli: la competizione è altro, per fortuna.

Le ambizioni, che fanno rima con le pressioni supplementari, non spaventano Max. Un allenatore scaltro di 51 anni che conosce alla perfezione le regole di questo mondo. E se in 4 anni vinci e rivinci tutto o quasi in Italia, non in Europa, sai che al popolo bianconero potrebbe non bastare. Sono 22 anni, del resto, che i tifosi più invidiati d’Italia non provano un senso di eccezionale liberazione: è l’effetto che in oltre 4 lustri hanno provato gli irriducibili sostenitori del Real Madrid, trionfanti in 7 edizioni nel periodo storico considerato. Quel profumo di invincibilità che gli stessi tifosi del Barcellona hanno sentito in 4 circostanze, anche solo per la soddisfazione di interrompere il dominio merengue nel 2015. A proposito: il 6 giugno di quell’anno gli juventini nel mondo hanno cominciato a capire che forse alla Champions si poteva di nuovo aspirare. Fino a ri-toccarla, prima o poi.

Da Berlino si ripartirà, passando per Cardiff e senza dimenticare - in un mix di sorrisi e mazzate sull’autostima - le tappe che pur non avendo portato a un successo finale hanno accresciuto la percezione di un traguardo da riconsiderare come alla portata: il Real - al quale ha detto no a primavera inoltrata - steso da Alvaro Morata, il Borussia Dortmund tramortito da una lezione di gioco firmata Carlitos Tevez, il Barcellona distrutto da un Paulo Dybala mai così ufo sul palcoscenico continentale. E a parte le finali, nel percorso della coscienza europea avranno un peso altre terribili delusioni dell’ultimo quadriennio. Bastano due luoghi e due date da memorizzare sul Google Maps bianconero: Monaco di Baviera, 16 marzo 2016; Madrid, 11 aprile 2018. Lezioni di vita da mandare a memoria.

Ora, però, dall’altra parte della strada c’è lui, Cristiano Ronaldo, mister 5 Champions con 121 gol a bilancio. E tutto sarebbe più facile se il calcio fosse una questione di numeri.

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