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Un corteo di prefiche verso Torino
© Massimiliano Vitez/Ag. Aldo Liverani
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Un corteo di prefiche verso Torino

Tutti pronti a condannare CR7, ma nel giorno del giudizio ci sarà da ridere

di Tony Damascelli venerdì 12 ottobre 2018

TORINO - Un corteo di prefiche è in marcia verso Torino. Preparano l’esecuzione di Cristiano Ronaldo, rullano i tamburi e le tricoteuses contemporanee stanno sotto il patibolo sferruzzando con i computer e i tablet nell’attesa che la testa del nobile rotoli nel catino di zinco. Immagine forte? Non proprio, visti e letti certi resoconti quotidiani sul caso, già maledetto di suo. Non c’è alcun afflato etico, nessuna spiegazione del perché e del per come la ragazza si trovasse in quella discoteca, prima, e in quella stanza di hotel, dopo. Nessuna spiegazione di perché e per come il calciatore si sia comportato in quel modo che, stando all’accusa, fu triviale. L’importante è occuparsi, invece, di che cosa potrebbe capitare a Ronaldo, di quali conseguenze potrebbero esserci per gli sponsor, per Allegri, per la Juventus, per la nazionale portoghese. Un po’ come nel caso di Asia Argento, il cui assillo e attapiramento era il seguente: chi la sostituirà a X Factor? Non c’è giorno, dunque, in cui non si cerchi la pistola fumante (ehm), magari la prova tivvù, un Var dell’accaduto nella suite dell’albergo, la testimonianza di chi c’era, magari c’era stato, magari il plastico in studio a Porta a Porta, magari una puntata di Quarto Grado, magari tutto.

Nessun dubbio sul pentimento post datato, nessuna incertezza sulla posizione del “pregiudicato”, anzi di lui si tratteggiano altre bravate sessuali, sparse qua e là per l’Europa, un serial-nooki senza dignità e pudore che se ne frega di tutti e di tutte. La Juventus si è limitata al tweet (inopportuno), sa che il problema riguarda il proprio dipendente al quale garantisce eventuale tutela. In altre situazioni, meno scabrose ma altrettanto importanti, la stessa Juventus di ieri e di oggi, si è ben guardata di intervenire con tweet o comunicati su dirigenti alla berlina o licenziati, ma così vanno le cose sabaude. Non escludo che Cristiano Ronaldo, in attesa della giustizia ordinaria che ha tempi lunghi anche in America, debba fare i conti con la giustizia di popolo, degli stadi, con gli insulti e le minacce, queste tutte giustificabili secondo usi e costumi. Escludo anche che, nel caso di cori e affini, le curve e le società vengano punite, Cristiano Ronaldo è ricco, non è vittima semmai è carnefice dunque si prenda e porti a casa le contumelie di tutta Italia. Verrà il giorno della sentenza e le prefiche e le tricoteuses dovranno decidere chi giustiziare e chi sbeffeggiare. Sarà divertente, molto divertente.

Caso Ronaldo

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