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Juventus, una spalla che può valere anche nove milioni
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Juventus, una spalla che può valere anche nove milioni

Il club tratta per lo sponsor nello spazio sulla manica. La novità è stata introdotta in estate dalla Figc. Primi contatti con Eni

di Sandro Bocchio martedì 8 gennaio 2019

TORINO - Il via libera della Federcalcio è arrivato a fine agosto ma, finora, non è stato sfruttato da molti. Lo “sleeve sponsor”, ovvero lo spazio sulla manica era l’ultima frontiera da varcare in fatto da pubblicità sulle maglie delle squadre. Premier League, Bundesliga, Liga e Ligue 1 avevano provveduto da tempo, mancava soltanto la Serie A. Una mancanza colmata in estate, con la possibilità di aggiungere questo spazio a sponsor tecnico, doppio sponsor frontale e singolo sponsor sul retro, ad altezza sedere. Tre le tipologie sfruttabili, come si può vedere nella foto a fianco: rettangolo, circonferenza e quadrato, per un massimo di 100 cm quadrati.

La novità non è stata recepita immediatamente, anche per le storiche fatiche che ha incontrato il calcio italiano in tempi recenti nel reperire sponsorizzazioni interessanti senza svalutare il valore della tenuta da gioco. Il primo club è stato l’Empoli che, il 27 settembre, è sceso in campo con Tenute Piccini - azienda vitivinicola - sulla manica sinistra (la destra è dedicata al logo della Serie A). In seguito, in ordine sparso, sono arrivate il Torino con N. 38 (prodotto Wuber, marchio del gruppo Beretta, storico sponsor granata), Fiorentina con Ngm (azienda italiana che produce cellulari), Spal con Pentaferte (produzione di siringhe e dispositivi medicali), Atalanta con Automha (tecnologia dell’automazione intra-logistica) e Cagliari con Fluorsid (società chimica) per due sole partite: contro Roma e Napoli. E c’è poi chi, come il Parma, ha uno sponsor di questo tipo per settore giovanile e donne (la burger&- steak house Old Wild West), ma non per la prima squadra.

Un elenco da cui, come si vede, mancano le big del campionato. Il Napoli, per esempio, ha occupato gli spazi più grandi (acqua Lete e pasta Garofalo sul davanti, caffè Kimbo sul retro) però ha la manica libera. A inizio anno si era sparsa la voce di possibili novità in casa Inter, ma senza risultati finora concreti. Si sta muovendo, ovviamente, anche la Juventus, all’interno del progetto legato al potenziamento del brand con l’acquisto di Cristiano Ronaldo. Un ingresso che permette alla società bianconera di poter proporsi ad aziende di alto profilo, come è capitato con Eni, con tanto di fotomontaggio ad hoc come esempio da prendere in esame. Se ne è parlato e ragionato ma, alla fine, non si è arrivati a una conclusione positiva. Anche perché la multinazionale del settore energetico, nel calcio, figura già come main sponsor della Nazionale, quindi con una dimensione più istituzionale.

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Nell’esercizio 2017-18 il marchio di casa Fca aveva fruttato 21 milioni, che potrebbero diventare 35, supponendo un aumento in linea con quello dello sponsor tecnico. In Premier League valutano lo “sleeve sponsor” un quarto rispetto allo sponsor principale. Calza l’esempio dell’Arsenal, che prende 45 milioni all’anno da Emirates e 11 da Visit Rwanda sulla manica. Per la Juventus significherebbe incassare altri 9 milioni annui, da aggiungere al proprio monte sponsor e avvicinare quota 100 milioni. Da top club in Europa.

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