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Milan-Seedorf, è l’ora dei dubbi

Il club non cambia idea, i tifosi si mobilitano per la confermatwitta

martedì 6 maggio 2014

MILANO - No news is bad news. Riveduto e corretto, il famoso idioma inglese ben si confà alla paradossale situazione che riguarda Clarence Seedorf. Perché nemmeno la vittoria nel derby e la lezione tattica impartita all’Inter di Mazzarri hanno spinto o convinto qualcuno della società a dire una parola di sostegno per questo allenatore che continua a tenere la squadra in corsa per l’Europa. Silenzio assoluto e quindi ancor più assordante, visto il significato che si porta appresso. Parlano, invece, e non poco, i tifosi su tutti i forum e i social network: il sostegno a Seedorf è quasi unanime e nessuno riesce a spiegarsi i veri motivi della frattura tra società e tecnico.

IL PRESIDENTE - Gli impegni di Silvio Berlusconi per la campagna elettorale e le relative interviste televisive hanno fatto saltare anche il tradizionale appuntamento di Arcore del lunedì a pranzo. Dall’incontro con i figli, di solito trapela sempre qualcosa sull’umore del presidente e sulle sue osservazioni legate alla prestazione del Milan. Sarebbe stato interessante capire il suo pensiero anche perché Seedorf ha espressamente spiegato che la scelta del “rombo” per affrontare l’Inter è stata presa con la consapevolezza di fare un piacere a Berlusconi, che fin dai tempi di Ancelotti, ha ricordato l’olandese, predilige quel modo di schierarsi in campo. E invece a. Come detto, il pranzo è saltato. E nell’intervista che l’ex premier ha rilasciato al TG4, l’unico riferimento calcistico è stato sui fattacci di Roma, in occasione della finale di Coppa Italia. «Quando si parla di ultrà, bisogna distinguere, perché ci sono i delinquenti e ci sono gli ultrà. Gli ultrà sono tifosi, appassionati, con degli ideali, che vedono negli atleti in campo quasi la personificazione di se stessi. A Roma bisogna parlare di delinquenti ». Gli spifferi che co-munque arrivano da chi lo frequenta abitualmente, continuano a riferire di una chiusura totale e assoluta nei confronti di Seedorf. Anche se poi c’è meno disponibilità a raccontare i veri motivi di questo improvviso cambio di registro, dopo aver voluto in tutti i modi anticipare a gennaio l’esperienza di Clarence alla guida del Milan.

IL DIRIGENTE - Anche da parte di Galliani è in corso un analogo catenaccio ormai da settimane. Ieri l’ad ha avuto anche un momento pubblico, avendo presenziato alla serata di beneficenza organizzata dalla moglie di Muntari. E nell’unico riferimento al derby vinto appena 24 ore prima, ha parlato dei meriti dei calciatori, tralasciando che qualcuno li ha scelti, li ha mandati in campo, li ha schierati in un modo piuttosto che in un altro. «È sempre bello vincere il derby perché il successo mancava da un bel po’. Più che ai nostri giocatori (e il tecnico?, n.d.r.), però, ora i complimenti vanno alla signora Muntari per quello che sta facendo. Non mi accorgo mai delle mie esultanze, sono liberatorie e mi riguardo poi in tv. Sappiamo che per arrivare in Europa League dobbiamo fare nove punti, i primi tre sono già andati, ora mancano due partite, con meno di 60 non si va in Europa. Sulla formazione con due punte e il trequartista? Arrivederci arrivederci..». Ormai è un classico la sua fuga appena le domande riguardano la panchina. Ma non potrà durare più di altre due settimane, questo atteggiamento. Il 18 maggio finisce il campionato, il giorno dopo c’è la mega-inaugurazione della nuova sede. E in società tutti sanno benissimo che sarebbe un suicidio mediatico arrivare al gran giorno di Casa Milan con la vicenda Seedorf ancora in ballo.

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