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Roma: Di Francesco, cioè passione, smania e lucida follia
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Roma: Di Francesco, cioè passione, smania e lucida follia

Eusebio, hai rilanciato prepotentemente la reputazione del calcio italiano e Dio solo sa quanto ne abbia bisognotwitta

giovedì 12 aprile 2018

di Xavier Jacobelli

Il luogo è Agropoli, l’occasione è un’iniziativa solidale in favore di Suor Paola, il mese è giugno, la data precede di cinque giorni la nomina di Eusebio Di Francesco ad allenatore della Roma. Ufficialmente, l’ancora tecnico del Sassuolo non può sbilanciarsi sul futuro, ma la sua idea di calcio è ben chiara. E non è soltanto di ordine squisitamente tattico.

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Parli con lui e percepisci subito la passione che lo muove e la smania di guidare la squadra con la quale, da calciatore ha vinto lo scudetto, della quale è stato il team manager. «Dicono sia un integralista del 4-3-3, ma io non sono né un integralista né un dogmatico. E il calcio è una cosa così meravigliosa che, a volte, ti fa anche cambiare idea. Non c’è mica soltanto un modulo, non trovi?». Le parole di Agropoli mi sono tornate in mente quando lo speaker dell’Olimpico ha annunciato la formazione della Roma opposta al Barcellona. E’ vero, non c’è mica soltanto un modulo: Eusebio ha accantonato il 4-3-3, è passato al 3-4-3 e ha annichilito il Barcellona, la squadra di Messi e dei suoi 5 Palloni d’Oro, il club che ha vinto tre delle ultime dieci Coppe dei Campioni. La straordinaria impresa della Roma può segnare uno spartiacque per il calcio italiano nelle coppe europee dove l’ultimo trionfo tricolore è datato 2010 in Champions League e addirittura 1999 in quella che, all’epoca, si chiamava Coppa Uefa e oggi è l’Europa League. Non solo perché, dopo 34 anni, i giallorossi hanno riguadagnato la semifinale, in un tripudio non esclusivamente capitolino, ma nazionale che ha suscitato applausi planetari. Perché qui sta il punto della lucida follia di Eusebio che, firmato il capolavoro, ha confidato: «Dopo il ko con la Fiorentina non ho dormito fino alle 5 e così, visto che sono un pazzo, ho studiato questo nuovo sistema di gioco. Se fosse andata male, mi avreste ammazzato».

Invece no, Eusebio. Hai dimostrato che cosa significhi avere il coraggio di rischiare ed essere talmente convinti delle proprie idee da indurre i tuoi giocatori a metterle in pratica. Hai dato una lezione di calcio alla corazzata azulgrana, alla spocchia spagnola di quelli che, dopo il sorteggio e dopo il 4-1 dell’andata, avevano ironizzato con titoli e apprezzamenti tornati loro in testa come boomerang che li hanno rintronati. Soprattutto, Eusebio, hai rilanciato prepotentemente la reputazione del calcio italiano e Dio solo sa quanto ne abbia bisogno, dopo i disastri dell’Italia di Ventura e dopo le legnate che gli spagnoli ci hanno dato in questi anni. Non so, Eusebio, se l’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam sia una delle tue letture,. Presumo di sì. E presumo che, prima di affrontare il Barcellona, ti sia rimasto impresso il brano che dice: «Sono due i principali ostacoli alla conoscenza delle cose: la vergogna che offusca l’animo e la paura che, alla vista del pericolo, distoglie dalle imprese. La follia libera da entrambe. Non vergognarsi mai e osare tutto: pochissimi sanno quale messi di vantaggi ne derivi».

Sei fra questi, pochissimi, Eusebio.

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