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«Immobile non sarebbe più lui: conta chi arriva»

Ventura: ««Ora Ciro non avrebbe più fame. Noi abbiamo fame. Spero che la gente capisca questo: oggi mi emoziono e tifo per te. Domani te ne vai? Grazie, spero che chi viene me ne dia di più»twitta

sabato 24 maggio 2014

TORINO - Giampiero Ventura, dopo un’annata da sogno, i tifosi del Toro sono tornati subito alle classiche lacrime: dal rigore di Firenze ai saluti di Immobile. Il godimento è già finito?
«Sempre ottimisti, eh...? Io invece spero e credo sia appena cominciato. L’Europa l’abbiamo buttata via prima, a cominciare dalla domenica precedente contro il Parma. Immobile, invece, è un altro discorso, un po’ più complesso».

Che vale la pena fare, vero?
«Assolutamente. Tornando a inizio stagione, quando prendemmo Ciro tra lo scetticismo generale, se non totale, lo scegliemmo perché, al di là delle qualità tecniche, aveva voglia di rivalsa dopo una stagione difficile seguita all’exploit nel Pescara. In una parola: aveva fame. Adesso, dopo che gli è arrivata un’offerta pazzesca, come si dice: l’occasione della vita, che Immobile avremmo se restasse al Toro? Molte di quelle caratteristiche cadrebbero, è frustrante veder svanire il sogno: Immobile non sarebbe più Immobile. Vale per tutti. Ogbonna è l’Immobile dell’anno scorso. Pensate a Pato: sfumò la cessione per 30 milioni e poi andò via a zero euro perché non era più lui».

Convincente, certo. Però i tifosi, soprattutto del Toro, hanno bisogno di affezionarsi, cercano le bandiere.
«Affezionarsi sì, va bene, ma bandiera no... Le bandiere sono un’altra cosa. Per capirci: Pulici era bandiera, Graziani no... O molto meno. Nel calcio italiano è ormai quasi impossibile diventare bandiera. Vanno via Thiago Silva e Ibra, per denaro: e per scelte societarie o dei giocatori, cambia poco E’ inutile che continuiamo a dare del mercenari: oggi mi dai emozioni e tifo per te, domani te ne vai? Grazie e arrivederci: spero che chi arriva mi dia ancora più emozioni».

E al Toro, chi arriva darà di più?
«E’ quello che cerchiamo. Sempre. Spero che la gente capisca questo: il problema non è chi va via, ma chi arriva. Chi fa programmazione, deve cercare sempre il sostituto giusto: non un altro Immobile, ma uno con le caratteristiche analoghe».

Sembra facile, ma la gente vuole sapere chi arriva. E comunque mica si fida...
«Credo che, visti i risultati, dovrebbe fidarsi. Sapete cosa ci manca ancora? Credere di più in quello che può fare il Toro. Quando è andato via Bianchi, ricordate cosa si diceva? E dei portieri: “Di tre non ne fate uno...”. E le riserve su Cerci? Bisogna credere nel Toro, pensare che col lavoro, non con i proclami, si può crescere. Puoi ottenere quello che sogni, e che magari non hai coraggio di dire. Chi arriva? Be’, una lista di nomi c’è».


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