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«Spirito Filadelfia» Tutti i segreti di casa Toro
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«Spirito Filadelfia» Tutti i segreti di casa Toro

Martinetto e Aimetti, i due padri del progetto preliminare. «Tornerà la Casa del Toro con la gente che vive la squadra»  twitta

domenica 11 ottobre 2015

di Marco Bo

TORINO - Gli architetti torinesi Eraldo Martinetto e Marco Aimetti, padri del progetto preliminare del nuovo Filadelfia, quello che è stato adottato e comprato dal presidente Urbano Cairo e quindi donato alla Fondazione Filadelfia per accelerare decisamente i tempi della ricostruzione, hanno sposato la massima del loro illustre collega Richard Rogers: «Non si può pensare un’architettura senza pensare alla gente». La filosofia che ha ispirato il loro lavoro, infatti, punta alla massima vivibilità della Casa del Toro per la gens granata, intesa sia come giocatori che tifosi. E questo affincè tra i due mondi si possa attivare un’osmosi naturale, in grado di far rivivere lo spirito che aleggiava al Filadelfia. Che non è mai stato solo un luogo, cioè forma, ma soprattutto sostanza. Di quella che piace al popolo del Toro, ovvero emozioni.

«E’ stata un’esperienza affascinante pensare e ideare il nuovo Filadelfia perchè si tratta di un progetto che va al di là dell’aspetto strettamente architettonico» - spiegano i due professionisti. E Martinetto, granata doc che ha visto il Grande Torino, aggiunge: «Ci ho sempre creduto nella ricostruzione, da quel pomeriggio del 2012 quando ho fatto il primo sopralluogo sul campo e sono scoppiato a piangere». Da quel giorno una montagna di schizzi, idee, disegni, appuntamenti istituzionali e no legati da un filo professionale e granata che sabato permetterà di vedere la posa della prima pietra: «Siamo partiti nel 2012 dopo una richiesta informale avanzata dalla Fondazione per approntare una sorta di studio di fattibilità in base a un budget che orientativamente era intorno ai 9 milioni come costo finale dell’opera. Allora la Fondazione non aveva ancora ricevuto contributi pubblici per cui poteva muoversi in maniera più flessibile. In ogni caso abbiamo iniziato a lavorare gratis, appassionandoci man mano che il tutto diventava sempre più definito - spiegano i due architetti, passandosi la palla del racconto con “triangolazioni” efficaci, grazie al loro spirito di squadra -. Per cercare di migliorare il più possibile il prodotto finale non abbiano lesinato incontri: con la circoscrizione, la Fondazione, ovviamente, le associazioni dei tifosi e tutti coloro che potevano essere interessati. Grazie al contributo di tutti riteniamo di essere riusciti a realizzare un progetto preliminare in sintonia con quella che era la volontà di base. Non a caso il presidente Cairo si è affezionato a questa idea di Filadelfia che lo convinceva appieno e così ha pensato di acquistareil progetto preliminare nel settembre del 2014 e donarlo alla Fondazione in modo da accorciare drasticamente i tempi dell’ìter burocratico. Dopo tutti i consigli che abbiamo ascoltato questo Filadelfia sarà il Filadelfia della gente del Toro. Certo, non sarà uguale a quello che c’era prima, ma del resto quello era uno stadio mentre il Nuovo sarà il centro d’allenamento anche se avrà la possibilità di ospitare poco più di 4.000 spettatori. Ma la velocità delle operazioni è aumentata anche grazie alla Fondazione Filadelfia, che sotto la presidenza di Cesare Salvadori ha dimostrato una determinazione piena e convinta».

FORMA E SOSTANZA - Dunque il nuovo Filadelfia, che salvo intoppi potrà essere ultimato entro la fine del 2016, rappresenterà una specificità unica nel panorama del calcio di alto livello. Perché i luoghi in cui si allenano i club della massima divisione sono sistemati nelle periferie più estreme per cercare di preservare la privacy e rendere gli allena menti il più protetti possibile. In questo senso il Toro svolta, seppur con i giusti e dovuti accorgimenti: «Bisogna sottolineare il coraggio della società granata di fare una scelta di campo in controtendenza, sposando la precisa voglia di essere al centro della città e quindi stringendo il rapporto con il proprio popolo che avrà la possibilità di stare vicino ai beniamini. In questo senso abbiamo avuto un’attenzione quasi maniacale nel far sì che possano attivarsi dinamiche volte a far rivivere lo spirito e la funzionalità del Filadelfia. Quando le situazioni lo consiglieranno le relazioni tra tifosi e giocatori saranno facilissime da innescare. E poi si è cercato di ottimizzare anche la vivibilità del tutto da parte dei tesserati. Ventura ha chiesto e ottenuto che gli spazi per gli incontri tecnici con i giocatori avessero una posizione precisa e funzionale. Gli allenamenti, poi, grazie a un schermatura mobile dei campi, non si potranno vedere dalle case che circondano il Filadelfia. Un impianto che in certi spazi potrà essere vissuto dai tifosi tutta la settimana senza interferire sulla piena e tranquilla godibilità del Centro da parte della squadra. Il fatto di piacere o no è sempre soggettivo, ciò che ci rende particolarmente soddisfatti è essere riusciti a progettare un impianto in grado di unire il Toro alla propria tifoseria. Un Filadelfia fatalmente diverso ma in grado di far respirare lo stesso spirito a chi si allena e chi guarderà gli allenamenti».

NON SOLO SEDUTE - Non solo sedute E a proposito di ciò che diventerà il Filadelfia, destinato a ospitare gli allenamenti della prima squadra e della Primavera che vi disputerà anche le partite ufficiali, va ricordato che la Casa del Toro servirà anche ad altro: «Nei locali sotto la tribuna troveranno spazio non solo gli spazi riservati ai giocatori e allo staff tecnico ma anche una mensa per i tesserati, gli uffici del club che sposterà la propria sede e una foresteria da 20 posti letto dove i ragazzi della Primavera provenienti da altre città potranno trovare una sistemazione». Già, il Filadelfia, la Casa del Toro. Pronta ad accogliere e moltiplicare stimoli e passione. In chi gioca e in chi tifa.

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