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Torino, tutti in silenzio per Mazzarri. Ljajic da emarginato a idolo
© Marco Canoniero
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Torino, tutti in silenzio per Mazzarri. Ljajic da emarginato a idolo

Porte riaperte, 300 persone seguono l'allenamento rispettando i desideri del tecnico

giovedì 17 maggio 2018

TORINO -  Aveva qualche colpa da espiare. E gli ultimi due mesi lo hanno dimostrato. Perché l’ultima parte di stagione di Adem Ljajic è un percorso di redenzione, di remissione dei peccati di campo. Basta un solo esempio per capire quanto sia cambiato il mondo attorno al serbo. Nell’ultima seduta di allenamento a porte aperte del Toro, prima cioè di quella di ieri, Ljajic aveva appena superato il problema alla coscia che gli aveva impedito di prendere parte alla trasferta di Roma. Era il 12 marzo e l’insofferente Adem si era ritrovato a vivere un allenamento in disparte, da osservatore, seduto su un pallone, avvolto nei suoi mille pensieri negativi. E con la testa da un’altra parte, come se sul prato del Filadelfia ci fosse il suo corpo, ma non la sua anima. Anima che, dopo l’esonero di Sinisa Mihajlovic, si era completamente smarrita. Ljajic non era più Ljajic, soprattutto dal momento in cui Walter Mazzarri ha preso le redini di un Toro sulle gambe e con poche idee. Quell’allenamento a porte aperte, dopo tre sconfitte consecutive in campionato contro Juventus, Verona e Roma, è stato il manifesto del Ljajic pensiero di allora: solo, abbandonato a se stesso, immagine di un perfetto corpo estraneo alla causa granata. Rifletteva sul mancato approdo allo Spartak Mosca, si chiedeva il perché con Mazzarri le cose non stessero funzionando, immaginava di non poter più far parte del Toro dopo che Cairo aveva accompagnato alla porta il suo impavido protettore Mihajlovic, uno che per Ljajic ha anche bruciato una buona fetta del credito conquistato lo scorso anno. Poi Ljajic, da quel 12 marzo, ha deciso che era arrivato il momento di prendere in mano la propria vita professionale. Aveva intuito che il treno non gli sarebbe più passato sotto il naso, ma che avrebbe dovuto rincorrerlo. Aveva finalmente afferrato l’idea di dover diventare un uomo maturo, in tempo zero, senza ulteriori proroghe.

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