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Burdisso: «Cairo mi ha detto che farà un grande Torino»
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Burdisso: «Cairo mi ha detto che farà un grande Torino»

Il difensore argentino aggiunge: «Mesi fa, il Presidente mi ha chiamato per chiedermi consigli su come creare una squadra forte» 

di Marco Bonetto giovedì 23 agosto 2018

TORINO - Sulle colonne dell'edizione odierna di 'Tuttosport', l'intervista esclusiva a Nicolás Andrés Burdisso, difensore argentino di 37 anni, ex di Boca Juniors, Inter, Roma, Genoa e, nella scorsa stagione, Torino, club col quale ha collezionato 25 presenze complessive, di cui 24 in Serie A.

«Eccomi, eccomi. Pronto». 

La disturbiamo, Burdisso? 
«No, no. Se sentite la voce un po’ trafelata è solo perché ho appena finito di allenarmi. Tutti i giorni mi alleno. Da più di un mese. Come già l’anno scorso, prima che il Toro mi prendesse a fine agosto. Ero alla prima estate da svincolato. Vivo ancora a Torino. E vi garantisco che ho una buona forma. Ho 37 anni. Ma la mia vera età sportiva è 32. L’ho dimostrato anche in granata». 

Esordì alla 12ª giornata giusto contro l’Inter, prossimo avversario del Toro. Disputò un partitone. 
«Per poco non vincemmo: 1 a 1». 

E da lì in poi, in pratica, lei giocò sempre: 25 presenze compresa una in Coppa Italia. Una colonna. 
«Difatti voglio ancora giocare perché sto bene e sono pieno di motivazioni. Mi hanno cercato alcune piccole squadre della Serie A e ho ringraziato ma ho detto no, perché a me giocare per giocare non basta. Io devo provare grandi stimoli, inseguire obiettivi importanti. Adesso ci sono dei discorsi avviati con 2 o 3 società di Serie A di medio-alto livello. Vediamo. Mi alleno a fondo tutti i giorni. Ho bisogno di sfide. Posso dare ancora molto». 

Con, oltretutto, l’esperienza di un campione che ha vinto tutto, dall’Intercontinentale in giù. Ma lei sperava di restare in granata, vero?
«Sì, perché mi ero trovato benissimo. Ed ero benvoluto da tutti. Ma la società e l’allenatore volevano dare spazio ai giovani. Però io sono uno che guarda sempre avanti. Per cui ringrazio Cairo e Petrachi per l’occasione che mi hanno dato, ma ora sono già proiettato sulla prossima avventura». 

Cosa mancò al Torino, nella scorsa stagione? 
«Innanzitutto la continuità dei risultati. Troppi alti e bassi. Ci sono mancati quei 6 o 7 punti che avrebbero fatto la differenza nella corsa all’Europa». 

Leggi l'intervista completa sull'edizione digitale

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