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Torino, la scalata di Zaza
© Marco Canoniero
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Torino, la scalata di Zaza

E’ ancora indietro nella condizione atletica e nell’intesa con i compagni. Walter Mazzarri ora si affida a Iago. Tridente? Sì, ma senza improvvisazioni tattiche

di Marco Bonetto venerdì 31 agosto 2018

TORINO - In tutta onestà, non ci stupiremmo affatto se domenica sera, nei minuti precedenti all’inizio della partita, il signor Simone Zaza da Policoro, provincia di Matera, Basilicata, 27 anni compiuti lo scorso giugno, di professione calciatore, per destino chiamato a una resurrezione, osservato speciale del ct Roberto Mancini, attaccante in bilico sul filo (ovviamente azzurro) della Nazionale italiana, si desse un’ultima occhiata attorno, prima di trovare il suo posto illuminato dai riflettori. E sedersi in panca. Non ci stupiremmo, cioè, se anche in occasione della terza giornata di campionato Zaza finisse nel gruppone delle riserve, elucubrando strada facendo sulle possibili sostituzioni. Torino- Spal: e quella panchina sempre dietro l’angolo. Ma, nel caso, sarebbe una panchina non solo da occupare, ma anche da spiegare. E, paradossalmente, è proprio da una seduta che la scalata di Zaza Simone da Policoro, il colpo del mercato cairota, può prendere avvio: giacché il suo esordio in granata è sempre più vicino, (quasi) programmato a tavolino.

ARRIVATO IN EXTREMIS - Zaza non ha ancora una condizione brillante. Non ha i 90 minuti nelle gambe. Diciamo che i suoi muscoli sono tarati, oggi come oggi, a sparare cartucce a medio-alta intensità solo per 45, massimo 60 minuti. I test della scorsa settimana e le nuove valutazioni atletiche parlano chiaro. Il ragazzo arriva da una discreta preparazione estiva nel Valencia, ma condizionata (anche nell’agonismo delle amichevoli) da una condizione vissuta ai margini della squadra: perché il club voleva cederlo e perché lui voleva andarsene (l’anno scorso, comunque, i suoi 13 gol nella Liga li aveva infilati). Come se non bastasse, Zaza è arrivato a Torino il giorno prima dell’esordio granata in campionato contro la Roma. Ed è approdato in una squadra che fa anche della ferocia agonistica la sua forza. Con un allenatore che d’estate è solito spremere i giocatori, per garantir loro una gran riserva (atletica) in primavera. Era inevitabile, di conseguenza, che la brillantezza di Zaza apparisse assai inferiore a quella di uno Iago, tanto per non citare un granata a caso. Ma adesso sono passate quasi 2 settimane di lavoro. Zaza è cresciuto nella condizione, ma non ancora adeguatamente. Non è certo colpa sua: la natura ha i suoi tempi. Ma Zaza deve anche affinare, e molto, l’intesa con i compagni di reparto, innanzi tutto. E assorbire meglio i movimenti della doppia fase di Mazzarri, tecnico che si nutre di tatticismi e detesta l’improvvisazione.

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