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Il reportage, vi mostriamo com'è Superga oggi 
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Il reportage, vi mostriamo com'è Superga oggi 

L'ingegner Brigante, titolare dell'impresa che effettua i restauri: «Massimo rispetto per il Grande Torino, ma finire in tempo sarà difficile»

di Marco Bonetto venerdì 8 febbraio 2019

TORINO - Ci sono ancora grandi mucchi di neve sul colle, ma solo ai lati della basilica: gli spalatori hanno fatto il loro dovere, le scalinate e il piazzale sono puliti. Davanti alla lapide dove morì il Grande Torino, invece, si distende un tappeto bianco: scopriamo dei turisti e stanno tutti attenti a non scivolare, prima di fermarsi assorti sul luogo della tragedia. La giornata è splendida. Ma da quassù, quando torniamo sul piazzale, la cappa di smog che uccide Torino fa impressione, tanto è densa: un grigio giallastro spaventoso. Ci voltiamo di nuovo: da sotto, la basilica settecentesca, il capolavoro dello Juvarra, è un prodigio che si leva verso il cielo fin quasi a pungerlo. Il portone centrale è sbarrato. Transenne arancioni e un cartello bianco: “Le visite alla basilica sono sospese fino ad ultimazione dei lavori per motivi di sicurezza”. A pochi metri di distanza, un altro cartello: con le indicazioni del cantiere. Leggiamo: “Data inizio lavori: 30 ottobre 2018. Data contrattuale di ultimazione dei lavori: 27 aprile 2019”. E poi tutte le altre informazioni necessarie per legge, in testa il nome dell’impresa che ha vinto la gara e sta effettuando i lavori di restauro all’interno della chiesa: la “Brigante Engineering” di Napoli, azienda che opera dal 1976 nel settore delle opere pubbliche e che svolge attività di restauro monumentale su tutto il territorio nazionale. Riusciamo a entrare nella basilica da un ingresso laterale. Ma la chiesa... non c’è più! E’ totalmente nascosta da innumerevoli ponteggi e immensi teloni. E viene presto anche da tossire, data la quantità indescrivibile di polvere che permea l’aria o che già si è posata dappertutto: un dito, almeno. Inevitabile: lo richiede la prima fase dei lavori di restauro, che riguardano tutta l’ampia navata centrale, circolare. Tranne la cupola (già restaurata negli anni scorsi) e l’abside. Sentiamo il rumore prodotto dai macchinari, dai restauratori al lavoro. Siamo totalmente circondati da ponteggi altissimi (ci hanno messo un mese per piazzarli), dalle transenne e da infiniti metri quadrati di teloni di plastica. Che coprono tutto: ogni angolo della basilica. E’ stato creato un corridoio centrale, una sorta di tunnel: porta all’abside. Dove la domenica si tiene ancora la Messa. Ma solo per un centinaio di fedeli, al massimo: sistemati attorno all’altare. Che in tutti gli altri giorni è ricoperto anch’esso da teloni: per proteggerlo. Torniamo nel centro della chiesa. Ogni 4 maggio più di un migliaio di persone, pigiate come sardine dentro alla basilica, seguono le celebrazioni in memoria del Grande Torino. Mancano 85 giorni al 70° anniversario: che oltretutto cadrà di sabato e richiamerà assai più tifosi del solito. Tra 5 e 10 mila persone in pellegrinaggio, dal mattino alla sera: è scontato. Ma lo si scriveva ieri, lanciando l’allarme: dove si terrà la funzione religiosa? All’aperto, sul piazzale della basilica, con un altare in cima alle scalinate? Notevoli problemi organizzativi e di ordine pubblico potrebbero portare le autorità a spostare le celebrazioni al Filadelfia. Ma le altre consuete cerimonie religiose davanti alla lapide? Certo, al Fila tutto sarebbe più facilmente gestibile. Ma non si rispetterebbero le caratteristiche storiche, la memoria e lo spirito delle celebrazioni del 4 maggio.

«CERTEZZE SULLE DATE SOLO A MARZO» - Adesso siamo al telefono. Ci risponde l’ingegner Domenico Brigante, 36 anni, titolare dell’impresa che sta eseguendo i lavori: «Tra il termine previsto a fine aprile e il 4 maggio manca grossomodo una settimana: davvero pochissimo, per opere così importanti e delicate. Difatti sarà difficilissimo rispettare quella data». Un miracolo, abbiamo scritto sul giornale di ieri: e Brigante conferma. «Ma faremo comunque il possibile. Ce lo auguriamo, ci teniamo tantissimo: anche per il massimo rispetto che portiamo nei confronti del Grande Torino e dei sentimenti dei tifosi granata. Però il restauro di una basilica così antica e importante ha i suoi tempi tecnici: sempre lunghi. Finora non abbiamo incontrato grandi intoppi o criticità particolari, per fortuna. Il lavoro non si è mai fermato. Dobbiamo incrociare le dita che si continui così. In questo momento siamo nella fase della pulizia e del consolidamento: 4 o 5 restauratori lavorano tutti i giorni dal lunedì al venerdì, senza sosta. Più che non fermarci mai non possiamo fare. Saremmo felici di rispondere ai desideri dei tifosi, consegnando in tempo la basilica alla Soprintendenza che controlla settimanalmente i lavori. I nostri sono restauri conservativi: ora puliamo i marmi, l’intonaco e i dipinti dalla pellicola pittorica, leviamo i materiali incoerenti. Poi inizierà l’integrazione pittorica. E la risistemazione di quelle parti della struttura architettonica che si sono rovinate, col tempo. Un’indicazione certa o almeno realistica quanto al termine dei lavori si potrà avere soltanto alla fine dell’opera di pulizia: quando ci renderemo conto se dovranno esserci variazioni sul cronoprogramma iniziale. Ne sapremo di più entro l’inizio di marzo. Ma non è colpa nostra se i lavori sono cominciati solo a novembre e non prima: i tempi tecnici dei bandi di gara pubblici sono quelli che sono. Sono abbastanza ottimista, ma non voglio illudere nessuno. L’obiettivo primario è realizzare un bel lavoro che duri 50 anni. Per restaurare anche solo una foglia dipinta occorre mezza giornata. E non si può nemmeno risolvere il problema banalmente, aumentando il numero di restauratori. Però abbiamo raddoppiato i macchinari per la pulizia, per velocizzare questa prima fase dei lavori». Mercoledì, il sito Internet della “Brigante Engineering” era ancora consultabile: ora non più. «Normale manutenzione temporanea. Niente di strano». 

 

Torino Superga

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