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Valeria Solarino, fascino e talento
© Di Giulio

Valeria Solarino, fascino e talento

L'attrice si racconta tra lavoro, passione e sport dopo l'esperienza televisiva in "Maltese"twitta

mercoledì 24 maggio 2017

In televisione al fianco di Kim Rossi Stuart in Maltese - Il romanzo del Commissario, fiction di Gianluca Maria Tavarelli andata in onda dall’8 al 16 maggio su Rai 1, Valeria Solarino è uno dei volti più noti del piccolo e del grande schermo italiano. Ed è anche una grande appassionata di tennis, tanto da «aver piantato la tenda», come lei stessa ammette «agli Internazionali di Tennis». «La mia passione è nata per una concatenazione di eventi» racconta. «Nella casa del mare ho trovato il libro di Agassi, Open. Io non avevo mai giocato a tennis, né lo seguivo, anche se a casa mia c’è la televisione sempre accesa sullo sport e qualche volta mi era capitato di vedere una partita, ma lo trovavo anche noioso. Fu la lettura di quella biografia, a conquistarmi, anche se non capivo nulla dei riferimenti ai match citati, ma è un racconto in cui c’è dentro tantissimo, non solo sport. Poi, un amico che ha un circolo mi disse “Perché non provi?”, il mio compagno ha ricominciato a giocare dopo molto tempo e, insomma, è stata una serie di eventi che mi hanno portata anche a seguire il tennis giocato».
Qual è il suo miglior colpo?
«Devo premettere una cosa: mi sono accorta col tempo che quello che posso fare io non c’entra niente con il tennis dei grandi campioni. Dopo questa premessa, il dritto!».
Tennista preferito? Roger (Federer, ndi)?
«Ti deluderò. Mi piace Nadal. Indubbiamente lo svizzero è perfetto, il suo gioco sembra uscito da un manuale del tennis soprattutto per la biomeccanica dei movimenti. Lui è perfetto e bellissimo da vedere, ultimamente ci sta regalando continue emozioni, fa delle cose strepitose, però io tifo per Nadal».
Parliamo di “lavoro”. Racconti del progetto Commissario Maltese.
«Non saprei come definirlo. Vorrei dire film, ma in verità non lo è perché è studiato per la televisione. È il racconto delle vicende di un commissario, ma non è soltanto questo perché ci sono storie personali, sullo sfondo c’è il passaggio della mafia dall’interesse per le terre e i latifondi verso i traffici di droga e intreccia i primi rapporti con la politica. Diciamo che è quello che si vede sullo sfondo ed è quello che interessa al mio personaggio che appartiene a una famiglia molto potente che ha avuto grandi possedimenti terrieri e adesso sta spostando i suoi interessi economici ed è collusa con la mafia. Il mio personaggio cerca di ribellarsi, si sente soffocare in questa struttura e la prima decisione che prende per staccarsi da questa atmosfera familiare è sposare un uomo che pensa la possa salvare e, invece, anche lui si rivela come la sua famiglia. Tutti i gesti che compie non sono eroici: cerca di lanciare dei segnali all’esterno, ma in realtà tutto quello che fa si ritorce contro di lei. È una vittima, non solo della famiglia ma anche di se stessa».
Come sceglie i ruoli e i film?
«Solitamente ci sono tanti motivi, qui ce ne erano tanti: è un personaggio molto bello, è complesso, apparentemente è una donna molto dura, forte, però nasconde una fragilità che si vede continuamente nelle scene. Per me è stato molto stimolante e molto divertente interpretare un personaggio di questo tipo, sfruttare sempre questa ambiguità. Poi Tavarelli è un regista che stimo da sempre e mi sembrava il momento giusto per lavorare insieme. Mi faceva piacere incontrare di nuovo Kim (Rossi Stuart, protagonista nei panni del Commissario Maltese, ndi) un attore con cui è molto stimolante interagire, in grado di fare tutto. Il suo talento è cristallino e anche in Maltese è riuscito a costruire un mondo, regalare un’umanità che non è così comune trovare nei racconti televisivi, dove di solito sono riportati dei fatti uno dopo l’altro un po’ come richiede il linguaggio televisivo per attirare continuamente l’attenzione del pubblico».
Lei interpreta sempre donne di carattere: qual è la donna – personaggio storico o una figura di rilievo – che vorresti interpretare?
«In passato risposi Giovanna d’Arco. Oggi mi piacerebbero donne più comuni, meno eroiche, delle vittime che si sono ribellate alla loro condizione, eroine dei nostri giorni, che hanno cambiato la Storia. Perché, secondo me, la televisione deve avere questo ruolo non dico formativo ma di annotare i passaggi fondamentali della nostra Storia».
Lo facciamo poco in effetti, anche al cinema.
«Lì è un po’ difficile, ci vuole più tempo per sviluppare il racconto. Ecco che le puntate e la serialità televisiva sembrano il contesto più adatto. La televisione è uno strumento straordinario in tal senso e credo che Maltese vada in questa direzione, non è solo un poliziesco o un noir, c’è una riflessione sul cambiamento dei tempi».

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