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Due Ruote
Al Ranch di Rossi, viaggio nei segreti dell'impianto
© VR46

Al Ranch di Rossi, viaggio nei segreti dell'impianto

Il pilota di MotoGp si allena e cresce i giovani piloti della sua academy: «Cosa significa per me questo posto? Qui è dove tutto è cominciato. L'idea è di lavorare sul talento e migliorarlo. A me allunga la carrieratwitta

lunedì 18 dicembre 2017

dal nostro inviato Giorgio Pasini

TAVULLIA - La grandezza di Valentino Rossi è qui, davanti ai nostri occhi. Come la sua ennesima trasformazione, fisica e in divenire che elabora le favole più amate e calzanti. Perché al termine di questa gelida e assolata giornata capisci che il Ranch non è più solo il Paese dei Balocchi di questo eterno ragazzo che ha cambiato la storia del motociclismo, ma il cuore di un progetto professionale e umano senza precedenti. L’Isola che... c’è del Peter Pan delle due ruote.

I DETTAGLI DEL "CHIMICO" - Il mare e il circuito di Misano sono dietro le colline. VR46 (l’azienda madre partita col merchandising) a due km, il centro di Tavullia con lo Store VR46 e il ristorante-pizzeria Da Rossi a tre. Ma qui, sulla pista di flat track che ha cambiato il modo di allenarsi di Valentino e dei suoi discepoli, si percepisce un definitivo salto di qualità, una cura maniacale dei dettagli. Divise, centro accrediti, pass e riprese tv con tre droni, transponder, sala stampa. Una professionalità da fare invidia a molti eventi sportivi mondiali. Ti viene in mente che, quando il Re Sole del Motomondiale smetterà, la Dorna e Carmelo Ezpeleta potrebbero avere non solo un partner, ma anche un successore. «Lo vedi sempre leggero, positivo, in realtà Valentino è un “chimico”... - sorride Albi, l’amico e collaboratore di sempre Alberto Tebaldi -. E’ molto esigente, deve essere sempre tutto a posto. Soddisfarlo al 100% è veramente difficile. Però, come in pista il nostro è uno sport di decimi, anche nella vita i piccoli dettagli fanno la differenza». Rispetto a quattro anni fa, la prima volta che abbiamo visitato il Ranch, o anche solo a dodici mesi fa, quando siamo venuti coi suoi ragazzi dello Sky Racing Team VR46, tutto è cambiato. La tenuta (con vigna e uliveto) è un gioiello. Sono stati piantati centinaia di alberi per ridurre l’impatto, le ccostruzioni fatiscenti ristrutturate. Locale caldaie, bagno e docce, uno spogliatoio non più antro. Sembra di entrare nella pancia di uno stadio della serie A di calcio, solo che al posto delle maglie ci sono le tute di pelle e invece degli scarpini gli stivaloni da cross. Griglie e legno, cassetta chiusa a chiave per oggetti personali. Al primo piano la cucina (col team Gardella che due anni fa ha aiutato pure Cracco & C. in un’esterna di Masterchef), due camere per la foresteria che aprirà a gennaio, salone per mangiare e rivedere i video al caldo di un caminettone. «A fine giornata si analizza tutto: si lavora per migliorare» racconta Albi, ad di Test Track srl, la società che gestisce l’impianto.

IL PRIMO GIRO COL SIC - Fuori la pista. Anzi, le piste. Compresa una di soft cross. Novità come 7 pali illuminazione per i due ovali base (l’esterno di 570 metri). Poi c’è il “TT” (Assen), un tracciato più stretto e tecnico in salita. In totale 2 km e mezzo di calce (il basamento di 40-50 cm) e una miscela quasi segreta di roccia calcarea (8-12 cm sopra) messa a punto negli anni anche coi consigli di Kevin Schwantz. E una manutenzione difficile e costosa: 200 mila euro l’anno di gestione “ordinaria”, con due persone fisse: il custode Antonio e “Barbone”, quello che ha realizzato la pista tracciata per la prima volta nel 2009 da papà Graziano Rossi con fettucce di nastro sull’erba. Il primo giro? Vale, Marco Simoncelli e Mattia Pasini. Otto anni dopo è diventato «un posto di aggregazione» dice Albi. La casa di Valentino e della sua Academy. Aperta ad amici e ospiti. Non solo come in questa giornata, una delle 30-40 all’anno. Prima del “grande freddo” ci ha girato Marquez, che ha detenuto il record della pista (2'10" e rotti) battuto poi da Baldassarri. Ci passano spesso Dovizioso, Petrucci, Iannone. Lorenzo? Lui no. Vorrebbe venirci Lewis Hamilton. «Si lavora ma si diverte pure - afferma Tebaldi -. Si fa gruppo, ma c’è competizione altissima. Senza gradi o nomi». Però con regole ferree e tanto di cartellini rossi «per chi è troppo aggressivo». Anche sui decibel (c’è una centralina di rilevamento e viene misurato il rumore di ogni moto, massimo 12 per volta). Eppure pende un ricorso di tre cittadini al Tar. A giorni la sentenza.

L'ODIO E IL RICORSO AL TAR - «Non dico che tutti qui attorno siano felici, ma orgogliosi di questo impianto sì - sostiene Tebaldi -. E’ il posto dove si allena Valentino e che lo aiuta ad essere in forma. E la gente vede i ragazzini crescere, come Morbidelli. Poi ci sono tre persone alimentate da chi ci odia. Però abbiamo rispettato tutte le regole, sempre. E’ un peccato». Anche per la sindaco Francesca Paolucci, 46 anni (un numero must a Tavullia...). «Lasciamo fare a Tar il suo lavoro. Noi siamo tranquilli, le normative sono state rispettate. E orgogliosi. Noi non siamo per distruggere, ma per fare. Questa è una bellissima struttura. Non solo per Tavullia, ma per un territorio esteso già votato a questo sport». Potrebbe diventare un ulteriore business. «Una vera e propra scuola di pilotaggio? Ancora non ci abbiamo pensato» dice Albi, svelando che ora è solo un costo. «Non si paga per entrare nell’Academy, allenarsi al Ranch e a Misano, avere palestra, nutrizionista, insegnante d’inglese... L’Academy è una società di management. I piloti di VR46 costano e basta. Ogni pilota dai 60 ai 70mila euro l’anno. Ne abbiamo 11... Ma “se” diventeranno forti, e questo dipende dalla nostra bravura, ci gireranno il 10% dei loro guadagni. Nei primi anni abbiamo “attinto” al portafogli del capo...». Basta fare due conti: almeno un milione l’anno tra Ranch e Academy. Morbidelli, fresco iridato di Moto2 e si approdo in MotoGP è il primo a “ripagare”, ma guardi Valentino goduto dopo due ore di battaglia gelata che con aria da bimbo tutt’altro che sperduto chiede se ti sei divertito e capisci che non è una questione di soldi. «Cosa significa per me il Ranch? Qui è dove è partito tutto. L’idea di lavorare sul talento, crescerlo». Compreso il suo. «Non so se si possa dire che il Ranch mi ha allungato la carriera, di sicuro mi allena e mi motiva. Mi fa stare bene».

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