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Moto Guzzi “Garage”: Moto Guzzi V7 II, come la vuoi?

Moto Guzzi “Garage”: Moto Guzzi V7 II, come la vuoi?

Con gli accessori originali dedicati alla V7 è possibile creare infiniti stili personalizzati. Oltre alla “Scrambler”, Moto Guzzi ne consiglia altri sei, tutti con un’anima piuttosto marcatatwitta

mercoledì 25 novembre 2015

di Federico Porrozzi

Non solo scrambler. La linea “Garage”, dedicata alla V7 II e caratterizzata da oltre 100 prodotti originali e omologati, attraverso i quali i clienti hanno la possibilità di personalizzare a loro piacimento la naked-classic di Mandello del Lario. La stessa Moto Guzzi propone sette stili già “confezionati” e vicini ai segmenti di gran moda negli ultimi tempi.

I PRIMI 4: TRA FUORISTRADA E CAFE RACER - “Dark Rider” ha un look total black ed è vicina ad ambientazioni notturne e metropolitane: si realizza con in cupolino alluminio nero, fianchetti e parafanghi in alluminio, serbatoio nero e cerchi a raggi.
Ispirata alle moto dell’esercito la “Legend”: scarico alto due in uno, gomme tassellate, portapacchi, sella lunga ma anche serbatoio, fianchetti e parafanghi verde oliva e borsa laterale in cuoio naturale.
“Dapper” è l’anima cafe racer della V7 II  e prende spunto dagli anni Settanta con tabella portanumero, parafanghi e protezioni in alluminio lucidato, semimanubri bassi, sella monoposto e specchietti vintage. Della “Scrambler” ne abbiamo già parlato.

ALTRI 3 ALL’EICMA: C’E’ ANCHE LA LADY - Al recente EICMA se ne sono aggiunti altri tre: lo stile “Clubber” per i più sportivi, “Alce” per gli amanti del fuoristrada e “Lady Guzzi” per il pubblico femminile. Quest’ultimo ha serbatoio e parafango verniciati in tonalità elegante, sella ribassata in pelle (come la borsa laterale), bende per i collettori di scarico ma anche specchietti tondi e manubrio cromato più dritto e largo di quello di serie. 

TUTTI DERIVANO DALLA “NONNA” DEL 1966 - L’attuale Moto Guzzi V7 II è la naturale evoluzione della prima, storica versione del 1966. Montava il primo motore bicilindrico a V prodotto in serie dalla Casa di Mandello e la cilindrata era di 700 cc e tra le particolarità c’era la trasmissione finale, ad albero con doppio giunto cardanico. Maneggevole e facile da guidare nonostante la mole e i 230 kg di peso, poteva sprigionare una potenza di 40 Cv. Il prezzo? 725.000 lire. Nettamente più conveniente rispetto alla concorrenza inglese e tedesca dell’epoca.

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