Olimpiadi, vela. Alessandra Sensini: «Ai Giochi si vince battendo la paura»

Parla la signora della vela mondiale: «Vela italiana senza medaglie a Rio? Questi ragazzi dovranno lavorare su loro stessi»
Olimpiadi, vela. Alessandra Sensini: «Ai Giochi si vince battendo la paura»© ANSA

RIO DE JANEIRO – Come si fa a vincere le Olimpiadi? Se lo domandano in tanti ma, qui a Rio, sono in particolare gli atleti della vela azzurra a porsi questa domanda. Perché dalle acque della baia di Guanabara potevano arrivare almeno due medaglie sicure per l'Italia. Invece, nel momento decisivo, sono volate via.

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MEDAGLIE MANCATE - Flavia Tartaglini è stata protagonista di una serie di regate strepitose in qualificazione nel windsurf, vincendo quattro delle dodici prove previste, e partendo prima nella Medal Race finale. Risultato: un errore in partenza, e sesto posto. Nei catamarani, la coppia Vittorio Bissaro-Silvia Sicouri, aveva sorpreso tutti, partendo dal niente ed arrivando all'Olimpiade con grandissime aspettative. Anche qui, la seconda piazza in qualifica si è risolta con un quinto posto finale. Delusione anche per le fortissime Giulia Conti e Francesca Clapcich, lontane dalla zona medaglia nel 49er. Unica consolazione, le buone prestazioni dei giovanissimi Mattia Camboni nel windsurf e Francesco Marrai nel Laser.

LA SIGNORA DELLA VELA - Poco, per non rimpiangere una spedizione che poteva chiudersi con delle medaglie al collo. Ma per vincere, ai Giochi, serve qualcosa in più. A spiegarci come si fa, ci prova Alessandra Sensini, signora della vela mondiale e vincitrice di un oro, un argento e due bronzi in quattro differenti edizioni delle Olimpiadi.

 

L'Italia della vela qui a Rio ha fatto un buco nell'acqua. Cosa è successo?

«In un'Olimpiade serve qualcosa di più, non c'è niente da fare. Guardate cosa ha fatto Lange (Santiago Lange, vincitore del Nacra 17 a 55 anni dopo essere guarito da un tumore al polmone ndr). Ha avuto ben due penalità in Medal Race, ma è riuscito a vincere comunque l'oro. Sicuramente è un velista molto esperto, però dimostra che tecnicamente devi essere preparato al cento per cento su tutti gli aspetti».

 

Ma i nostri atleti erano preparati al cento per cento?

«Io credo proprio di sì. Flavia (Tartaglini ndr) è arrivata già avendo fatto tantissimo. Ma poi serve l'altro pezzetto… . Anche io, alla mia prima Olimpiade, non sono partita bene. Serve il carattere. E non esiste un modo di allenare il carattere. Sei te che devi lavorare su te stesso per capire dove migliorare. Perché in acqua poi, sei da solo».

 

Quindi è mancato qualcosa a livello di testa?

«Si può sicuramente fare una valutazione sulla programmazione e sulla parte tecnica, tenendo conto sempre che ogni quadriennio olimpico ha una storia diversa. Ma la cosa importante è che questi ragazzi facciano una valutazione su loro stessi, sulle loro paure, su come hanno vissuto questa Olimpiade, abbinandole ai momenti pratici e tecnici della regata. Nessuno di loro ha mollato qui, ma devono imparare da questa esperienza per capire dove possono migliorare. Devono trovare quella grinta, quella determinazione e quel coraggio che ti portano a superare la paura. Io ho dovuto farlo. Cercavo mille scuse. Ma bisogna imparare a non aver “paura della paura”. Certo, non tutti riescono a farlo. Altrimenti non ci sarebbero i campioni»

 

Ma l'Italia ha dei campioni, una potenziale nuova Sensini?

«Io credo ci siano dei giovani interessanti, che possono sicuramente lavorare in vista delle prossime Olimpiadi. Per quel che posso, sto già cercando di parlarci e di aiutarli. Però non posso dire se c'è una nuova Sensini. Questo ce lo sapranno dire solo loro».

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