Panatta e le Nitto Atp Finals: "Sinner, la leggerezza ti aiuterà a vincere"

L'azzurro ha precedenti negativi con i tre avversari, ma è cresciuto in questi mesi. Bene trovare subito Djokovic
Panatta e le Nitto Atp Finals: "Sinner, la leggerezza ti aiuterà a vincere"© Ansa/Getty Images

Siamo qui per Jannik Sinner, tutti schierati dalla sua parte, pronti a sostenerlo nei modi giusti e sobri che certo i tifosi italiani di tennis conoscono, nel massimo rispetto dello sport, degli avversari e dello stesso nostro rappresentante, che ha bisogno di sostegno, di cuore e di passione. Ma non di troppa pressione. Né di rappresentazioni di tifo sguaiato.
Ma Torino è città educata, e non temo questo. Piuttosto, immagino che Jannik dovrà fare i conti con l’attesa che c’è nei suoi confronti, che forse ha provato per qualche attimo in Davis, nel recente passato, dove però c’è una maglia azzurra che fa da comoda cuccia a tutta la squadra, e le ansie si stemperano nel gruppo, nell’amicizia che nasce dal remare tutti dalla stessa parte. Alle Finals sarà più accentuata quella sensazione di essere al centro dell’attenzione. Meritata, da un lato, perché Jannik viene da una stagione magnifica che vale da sola quattro vittorie, il primo Masters 1000, una semifinale a Wimbledon e il quarto posto con quasi sei mila punti in classifica. Però ingombrante, di quelle che te le senti dentro e un po’ ti tolgono il respiro. Fa parte degli insegnamenti, cui Jannik tiene così tanto (e a ragione), ed è un po’ come chiedersi che cosa fare per migliorare la media dell’otto in pagella.

Calma e lucidità

Mantenersi saldo in queste giornate torinesi, calmo e lucido, e volare sulle ali del tifo, è uno degli ultimi capitoli da affrontare prima della laurea. Gli auguro leggerezza, divertimento, tanto sono sicuro che l’impegno, e la devozione che servono ad affrontare le sfide più calde sarà lui a metterceli. E chiedo al pubblico di Torino di respingere chi abbia voglia di esagerare e di cavalcare la natura più becera del tifo. Nessuno ne sente il bisogno. Ma un antidoto c’è, oltre la buona educazione. Ricordare tutti che Sinner ha ancora 22 anni, un’età che non gli dà la certezza né il diritto di vincere, ma di provarci, magari di farcela, certo di figurare tra i migliori come sta dimostrando lietamente di poter fare.
L’accorpamento con Djokovic, dettato dal sorteggio, mi è piaciuto. Un po’ ci speravo. Incontrarlo subito, il Djoker che Jannik non è ancora riuscito a battere, può servire per impensierire il numero uno, e trasferire su di esso un po’ di quell’ansia da prestazione che Sinner non potrà non avvertire, e comunque per prendergli le misure. Sarà utile, utilissimo, se le Finals dovessero proporre un nuovo confronto tra i due, cosa che può accadere solo in finale.

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Il Gruppo Verde

Meno buona, ma su questo possiamo discutere, mi è sembrata l’altra parte del sorteggio. Perché mette a confronto Sinner con due tennisti che non pochi problemi gli hanno creato nel recente passato. Fu dopo una sconfitta con Tsitsipas agli Open d’Australia che Jannik decise di ribaltare gli schemi fondanti della sua carriera recidendo il legame che aveva con Piatti. E anche questa stagione è nata con uno scivolone australiano contro il t ennista greco. Poi, però, finalmente battuto, a Montpellier, dunque in un’occasione meno importante, e con uno Tsitsipas decisamente non al massimo. Il conto, oggi è di 5-2 per il greco.
Ma qualcosa è cambiato da quei mesi. Sinner oggi sembra più a suo agio nei vortici del tennis d’alto livello, e credo che Jannik abbia via via affinato il suo gioco, rendendolo sempre più fluido nelle varie fasi della costruzione, dunque abbia aumentato le sue possibilità di ribaltare l’infrangibilità del gioco di Tsitsipas, che quando deve affrontare qualcosa di diverso dal batti e ribatti e per giunta di estremamente rapido, tende a uscire dai binari che meglio conosce e pratica.

La sfida a Tsitsipas

Jannik si è costruito qualche arma in più, sta affinando, o se preferite affilando. Tsitsipas, lungo una stagione cominciata dalla finale australiana, poi in grado di garantirgli appena un successo nel circuito (Los Cabos), evidentemente ha fatto un passo indietro. Se basterà questo a spostare su Sinner il pronostico di questa ouverture, lo vedremo oggi. Tutto questo se il problema al gomito che ha indotto Stefanos a interrompere due allenamenti non gli impedirà di giocare. Altrimenti dentro l’amico Hurkacz. Sarà comunque un match che peserà sull’esito del Gruppo Verde.
Lo stesso potrei dire di Holger Rune, il danese, da poco preso in consegna dall’amico Boris Becker. Qualche segnale positivo il cambio di coach lo sta già dando, e Boris è certo un pozzo di sapienza tennistica. Purtroppo, anche il danese, che ricordo nel torneo di Montecarlo molto provocatore e un bel po’ sguaiato nei modi, vanta su Sinner due vittorie nei primi due confronti. Il gioco di Rune, violento senza raggiungere le velocità dell’italiano, ma molto ben costruito in difesa, evidentemente crea qualche problema a Sinner. Quanto meno gliene ha creati fino a oggi. Perché alla fine l’augurio che ci facciamo tutti è quello di riscoprire uno Jannik molto vicino ai livelli che ha mostrato di recente, a Pechino e Vienna, non per caso due tornei vinti. Molto dipenderà da lui. Com’è giusto e normale che sia. E come da qui in avanti gli capiterà sempre più spesso.

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Siamo qui per Jannik Sinner, tutti schierati dalla sua parte, pronti a sostenerlo nei modi giusti e sobri che certo i tifosi italiani di tennis conoscono, nel massimo rispetto dello sport, degli avversari e dello stesso nostro rappresentante, che ha bisogno di sostegno, di cuore e di passione. Ma non di troppa pressione. Né di rappresentazioni di tifo sguaiato.
Ma Torino è città educata, e non temo questo. Piuttosto, immagino che Jannik dovrà fare i conti con l’attesa che c’è nei suoi confronti, che forse ha provato per qualche attimo in Davis, nel recente passato, dove però c’è una maglia azzurra che fa da comoda cuccia a tutta la squadra, e le ansie si stemperano nel gruppo, nell’amicizia che nasce dal remare tutti dalla stessa parte. Alle Finals sarà più accentuata quella sensazione di essere al centro dell’attenzione. Meritata, da un lato, perché Jannik viene da una stagione magnifica che vale da sola quattro vittorie, il primo Masters 1000, una semifinale a Wimbledon e il quarto posto con quasi sei mila punti in classifica. Però ingombrante, di quelle che te le senti dentro e un po’ ti tolgono il respiro. Fa parte degli insegnamenti, cui Jannik tiene così tanto (e a ragione), ed è un po’ come chiedersi che cosa fare per migliorare la media dell’otto in pagella.

Calma e lucidità

Mantenersi saldo in queste giornate torinesi, calmo e lucido, e volare sulle ali del tifo, è uno degli ultimi capitoli da affrontare prima della laurea. Gli auguro leggerezza, divertimento, tanto sono sicuro che l’impegno, e la devozione che servono ad affrontare le sfide più calde sarà lui a metterceli. E chiedo al pubblico di Torino di respingere chi abbia voglia di esagerare e di cavalcare la natura più becera del tifo. Nessuno ne sente il bisogno. Ma un antidoto c’è, oltre la buona educazione. Ricordare tutti che Sinner ha ancora 22 anni, un’età che non gli dà la certezza né il diritto di vincere, ma di provarci, magari di farcela, certo di figurare tra i migliori come sta dimostrando lietamente di poter fare.
L’accorpamento con Djokovic, dettato dal sorteggio, mi è piaciuto. Un po’ ci speravo. Incontrarlo subito, il Djoker che Jannik non è ancora riuscito a battere, può servire per impensierire il numero uno, e trasferire su di esso un po’ di quell’ansia da prestazione che Sinner non potrà non avvertire, e comunque per prendergli le misure. Sarà utile, utilissimo, se le Finals dovessero proporre un nuovo confronto tra i due, cosa che può accadere solo in finale.

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