Velia De Angelis: «Mi sono ritrovata in cucina e non ne sono più uscita»
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Velia De Angelis: «Mi sono ritrovata in cucina e non ne sono più uscita»

Una nuova attività a Orvieto aperta da pochi mesi, una collaborazione con la Rai che regala tante soddisfazioni e un amore smodato per il suo lavoro e la vita. La famosa chef si racconta

mercoledì 1 agosto 2018

Trovare le parole per descrivere Velia De Angelis è un po’ difficile perché ogni aggettivo non le renderebbe giustizia. Ma il mestiere del giornalista è anche questo e Velia, con la sua storia e la sua voglia di vivere, deve essere raccontata. Lei è una forza della natura, una di quelle persone che sanno vedere il lato positivo anche in una malattia come la sclerosi multipla e che se cade si rialza oppure «mi trovo muso a muso con il cane e ci parlo». Velia è una chef, è creativa, è piena di idee e di vita, una vita che ama immensamente e che vuole vivere fino in fondo, facendo quello che le piace. 

Da dove nasce la sua passione per la cucina?

«Nasce fin da piccola. Non ho mai giocato con le bambole ma con le pentole (ride, ndi). Volevo cucinare ma pur di stare a contatto con gli attrezzi del mestiere e passare quanto più tempo possibile in cucina, andava bene anche lavare i piatti: vedere la schiuma, vedere i soffritti e il pomodoro che cuoceva per me era qualcosa di magico. Quindi la passione nasce dalla mia casa e dalla mia famiglia».

Nel suo curriculum ci sono anche molte esperienze in programmi televisivi che tuttora vanno avanti. 

«Sì, è una cosa che mi appassiona e a cui non voglio rinunciare. Ho partecipato a “Chef per un giorno”, reality show prodotto da Magnolia, andato in onda su La7 e su Sky per sette stagioni. Eravamo quattro chef, io mi occupavo degli antipasti, e a ogni puntata avevamo un vip come ospite che cucinava con noi. Ho poi lavorato in programmi per Alice TV, Telesette, ho partecipato a “Geo&Geo” e sono infine passata a Rai Uno con “Buono a sapersi” dove eseguo ricette a casa mia, a volte registriamo le puntate mentre altre sono in diretta. Con questo programma riprenderò a settembre, ormai faccio parte della ciurma degli chef».  

Come ha coniugato gli impegni in tv con il suo lavoro?

«Da quando ho ricevuto la diagnosi ovviamente non posso viaggiare e spostarmi come prima. E devo dire che la produzione è stata molto carina con me: mandano il regista a casa mia, registriamo dieci ricette, quindi dieci puntate, e poi il montaggio lo fanno a parte. Non è semplice riuscire a fare tutto. Ovviamente quando devo andare a fare una diretta, non posso andare a lavoro ma ho delle persone molto fidate che mi sostituiscono».  

Cosa significa cucinare in tv? Che sensazioni prova?

«Cucinare in tv, specialmente se ti trovi in diretta, non è semplice. Ci sono tempistiche precise: c’è la pubblicità, ci sono gli interventi, c’è il servizio successivo. Insomma è un lavoro complesso che richiede non poca attenzione. Quando invece registri una puntata è tutto completamente diverso: hai la possibilità di far passare una cosa fatta precedentemente per una fatta sul momento. Per me è più rilassante. Qualche tempo fa, durante una diretta, è stato molto difficile: erano i primi caldi e io non riesco a stare a lungo in piedi».  

Sappiamo che uno dei sintomi più comuni e maggiori della sclerosi multipla è la stanchezza. Lei ha una vita molto impegnata e frenetica quindi viene spontaneo chiederle come riesce a fare tutto?

«Non lo so in realtà. Ci sono giornate e giornate. Alcune volte mi sento meglio ma comunque la stanchezza si fa sentire. Per chi ha la sclerosi multipla è molto importante la temperatura: il troppo caldo o il troppo freddo non sono mai nostri alleati perché il nostro corpo fa più fatica ad abituarsi a temperature estreme, ma prima o poi ci abituiamo. La stanchezza però è qualcosa di più complesso da controllare e a cui abituarsi. Come dicevo, ogni giorno e a sé: quando sono stanca spesso faccio più sforzi di quelli che dovrei ma non posso negare la realtà. Ho la sclerosi multipla e ci devo convivere: è un’amica, è una nemica, e devo trovare degli spazi per lei».

Ci racconti della sua attuale attività. Come sta andando?

«Abbiamo aperto lo scorso 19 maggio, a Orvieto. È stata una grande sfida per me. Ero fuori dal circuito da circa due anni e, dopo un’esperienza negativa con la precedente attività, ho avuto la fortuna di conoscere a Roma delle persone fantastiche. Mi hanno proposto di iniziare questa avventura, chiedendomi anche di dare il mio nome al ristorante. Sanno la mia situazione, sanno che ho dei limiti fisici a causa della malattia: hanno saputo capire la mia situazione, quindi anche i miei tempi, ed è nato Velia Drink Food & Music. Facciamo aperitivi, eventi, musica dal vivo. Siamo un po’ come una grande famiglia».

Dal punto di vista prettamente culinario, che cosa propone a suoi clienti?

«Noi facciamo cucina del territorio, piatti della tradizione rivisitati. Usiamo, laddove c’è la possibilità, prodotti pregiati quali tartufo, fungo porcino, olio a km zero. Le nostre materie prime vengono dal Norcino, specialmente i salumi. Le carni sono uno dei nostri punti di forza, così come la pasta fresca. Facciamo anche tanti abbinamenti, il nostro menù cambia ogni settimana. Da Velia Drink Food & Music ogni ricetta, prima di essere servita, viene provata, approvata, scritta e poi inserita nel computer. C’è un grande lavoro dietro».

Dalle sue parole si sente molto l’attaccamento a Orvieto, dove ha deciso di tornare, ma c’è anche una Velia che è stata in giro per formarsi. Qual è stato il suo percorso?

«Io nasco come maestra elementare. All’epoca non trovavo lavoro e quindi ho fatto le valigie, sono andata in Inghilterra per imparare l’inglese e ci sono rimasta per tre anni. Qui ho fatto soprattutto la lavapiatti e con il tempo ho iniziato a dimostrare a chi mi stava intorno che il mio posto era dietro ai fornelli. Ho poi iniziato a lavorare per la Virgin Hotels e per un caso del destino sono tornata in Italia: in quel periodo stavano aprendo una nuova struttura in Costiera Amalfitana, che è stata la mia casa per i successivi 12 anni. È stato un momento bellissimo: lì ci sono delle materie prime meravigliose, c’è il sole, c’è il mare. Oltre a lavorare con la Virgin, vista la mia conoscenza delle lingue, ho iniziato a lavorare anche con un’agenzia di viaggi. Non sono mai stata ferma. Ho fatto la guida turistica, ho fatto la pasticciera, poi per altri tre anni ho fatto la direttrice d’albergo. Infine sono tornata a Orvieto e ho aperto la mia scuola di cucina che tuttora esiste. Nel frattempo ho lavorato anche in un altro ristorante, adesso chiuso per motivi non dipendenti da me, ma alla fine della storia mi sono ritrovata intrappolata in cucina».

… E non ne è più uscita.

«Infatti. La cucina è la mia vita. Nel 2010 è arrivata la diagnosi. La dottoressa mi prese le mani e mi disse: “Velia hai capito quello che hai?” e io le risposi “Ma se non si muore che problema c’è?”. So che cos’è la sclerosi multipla, ci convivo da anni, ci sono le cure, ci sono le difficoltà. Io cammino con il tutore, faccio fisioterapia e il mio ragazzo mi segue sempre, mi sta davvero vicino».  

Cosa pensa di AISM? Segue le attività dell’associazione?

«Io ho fatto tante serate per AISM, serate in cui ho raccolto i fondi per l’Associazione e a cui ho devoluto l’intero incasso, e seguo tantissimo quello che fanno».  

Ha forza ed energia da vendere ma non tutte le persone che hanno la sclerosi multipla sono come lei. Cosa si sente di dire a chi si è chiuso in se stesso e non riesce a reagire?

«Parlo per la mia esperienza e per me è stato fondamentale cercare ciò che mi piace. Non possiamo camminare? Cerchiamo di farlo in modi non convenzionali: io cammino nei miei sogni e cerco di trovare sempre la parte bella di ogni momento della giornata, anche quando ci sono cose che non mi piacciono. Vorrei correre ma non posso, e allora trovo un’altra maniera: corro nella mia testa, corro nel prendere decisioni, corro nell’ideare nuove ricette. C’è sempre la fatica ma ci passo sopra e quando non posso mi fermo, mi riposo. Ma quando mi rendo conto che è stanchezza data dalla malattia e non da me, mi do una bella scossa perché non amo stare con le mani in mano. Poi io trovo la comicità ovunque: mi capitano alcune cose, ci rido sopra e mi trovo fantastica! (ride, ndi)». 

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