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Doping genetico, ecco l'incubo olimpico

L'America insiste sulla cinese Ye: «E' doping genetico». Il Cio difende la nuotatrice mentre la Cina risponde alle polemiche: «Sospetti anche gli ori di Phelps»

Doping genetico, ecco l'incubo olimpico© LaPresse
LONDRA - Con buona pace del Cio, che ha difeso la nuova enfant prodige del nuoto, l'americano della World Swimming Coach Federation rilancia ancora con una brutta parola. "Doping genetico". È la grande paura che incombe sul futuro dello sport: superatleti dal Dna modificato per migliorarne le prestazioni. Sarebbe questo il caso di Ye Shiwen, la cinese volante che nuota più veloce degli uomini? Se non è sicuro che i geni dell'asiatica siano stati ritoccati per spingerla al record, Leonard insinua quantomeno il seme del dubbio: «È un risultato che chiede spiegazioni», ha detto il capo della Wscf: «La manipolazione genetica ha dato agli animali più forza e ossigeno. Chi dice che non si possa fare anche con l'uomo?». A nove giorni dalle olimpiadi la rivista Nature si era occupata dello scenario delle manipolazioni genetiche parlando di una vera «corsa agli armamenti per migliorare le prestazioni nello sport». Tutti ne parlano, ma nessuno ne ammette esplicitamente l'esistenza anche se modelli matematici sostengono che il 99 per cento delle discipline hanno toccato il massimo per motivi fisiologici: «Il nostro controspionaggio non ci dà al momento indicazioni di usi diffusi del doping genetico», aveva fatto sapere l'agenzia mondiale di controllo Wada alla vigilia dell'accensione della fiaccola. Ma Ye? Messa sul banco degli imputati dopo aver nuotato nei 400 misti vinti con record del mondo la frazione dei 100 stile libero più veloce di Ryan Lochte, la cinesina volante ha trovato difensori non solo in patria, dove il capo dell'agenzia antidoping di Pechino ha rovesciato la palla su Michael Phelps e sui suoi «record mondiali e 17 medaglie sospette e mai messe in dubbio», ma nello stesso allenatore del gigante di Baltimora e in Lord Colin Moynihan, il capo della British Olympic Association. «Ye è pulita, ha passato i test della Wada e merita di essere ammirata per la sua bravura», ha detto Moynihan mentre anche il Cio, pur trincerandosi dietro un no comment, ha avallato implicitamente la bontà dei record della cinese: «Commentiamo solo un caso di test positivo, ma siamo seri», ha detto il portavoce Mark Adams, osservando che è "molto triste" se grandi performance dello sport non possono essere applaudite.

NOVELLI: «STUDIAMO TEST MA NON SI ESCLUDONO ATLETI 'MUTANTI'» - Potrebbe essere il risultato di una mutazione spontanea, la "cinesina volante" Ye Shiwen, le cui prestazioni nel nuoto hanno fatto tanto discutere. Potrebbe essere cioè portatrice di mutazioni genetiche avvenute spontaneamente e che rendono straordinarie le sue prestazioni. Questa è l'ipotesi più semplice, ma in generale il doping genetico non è più una possibilità remota. Per il genetista Giuseppe Novelli, dell'università di Roma Tor Vergata non è da escludere che presto il nuovo motto delle Olimpiadi possa diventare: «l'importante è partecipare, ma col proprio Dna». Per l'esperto «ha senso preoccuparsi del fatto che tecnologie del Dna potrebbero essere usate per migliorare le performance atletiche». Tanto che l'agenzia mondiale anti doping Wada (World Anti-Doping Agency) ha già elaborato una definizione di doping genetico, come «uso non terapeutico di cellule, geni o di sistemi per l'espressione di geni». È comunque «difficile scoprire il doping genetico con i metodi antidoping disponibili oggi» e «distinguere un gene artificiale da uno naturale», ha osservato. Con il suo gruppo, Novelli ha lavorato ad uno dei primi test di questo tipo: «Abbiamo sviluppato un metodo anti-doping genetico studiando variazioni geni basate sull'espressione dell'Rna. Queste segnalano un'anomalia dovuta a fattori chimici o genetici». Che molte delle basi del doping genetico siano ormai disponibili lo ha dimostrato una serie di articoli pubblicati dalla rivista Nature alla vigilia delle Olimpiadi di Londra 2012. Il primo allarme sui rischi del doping al Dna risale agli anni '80, quando cominciò a circolare il sospetto che gli atleti dopati geneticamente potessero essere già una realtà. Esperimenti condotti successivamente in topi e scimmie hanno dimostrato che si può stimolare la produzione di eritropietina, la sostanza che aiuta ad ossigenare il sangue. Ricercatori americani hanno bloccato la proteina che frena lo sviluppo dei muscoli (la miostatina), ottenendo topi capaci di salire le scale con dei pesi attaccati alla coda, e sono stati inondati da richieste di atleti specializzati nel sollevamento pesi. Un'altra possibilità è che si impari a riconoscere alcune mutazioni naturali, come quella del gene Actn3, che produce una proteina dei muscoli chiamata alfa actinina 3. È una mutazione spontanea che avviene soprattutto nelle femmine (assente nel 18% dei maschi bianchi) e che le rende più resistenti. «Magari - osserva Novelli - la nuotatrice Ye Shiwen potrebbe essere nata così: potrebbe essere una sorta di 'mutante', dotata naturalmente di più sprint e di una maggiore resistenza».
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