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Mallett: «Contro l'Irlanda non ci sentiamo battuti»

Mallett: «Contro l'Irlanda non ci sentiamo battuti»
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© LaPresse
 
Il ct azzurro: «Vogliamo far bene all'esordio»
DUBLINO, 5 febbraio - Delusioni e gioia, il 2009 del rugby italiano è stato un autentico mix di sensazioni. La nazionale, autentico (ed unico) traino del movimento è passata dalla figuraccia del Sei Nazioni (cucchiaio di legno e alcune prestazioni da dimenticare, come a Twickenham con Mauro Bergamasco mediano di mischia) ad una buona tournee estiva, con avversari imbattibili come Australia e Nuova Zelanda, e poi ai test novembrini con gli 80 mila di S. Siro per gli All Blacks fino alla vittoria di Ascoli contro Samoa, la prima contro i "guerrieri" del Pacifico. In mezzo ci sono stati la mancata assegnazione dei Mondiali del 2015 o 2019, andati a Gran Bretagna e Giappone, ed il pasticcio della Celtic League, prima con Roma contro il Veneto ed ora con Aironi del Po e Benetton Treviso tornati a sperare nell'ammissione. Adesso si riparte nel modo più difficile, l'esordio nell'undicesimo Sei Nazioni azzurro contro l'Irlanda detentrice del titolo, mai battuta dall'Italrugby in match validi per il torneo più antico del mondo (1883, quando vi parteciparono solo 4 squadre). Brian O'Driscoll e compagni sono il simbolo di un movimento che domina in Europa (il Leinster ha vinto la Coppa Europa, il Munster la Lega Celtica), ma il ct azzurro Nick Mallett è certo che i test del novembre scorso abbiano dato nuove certezze ed uno spirito diverso alla sua nazionale.

«NON SENTIRSI BATTUTI IN PARTENZA» - Quindi non si sente battuto in partenza, anche se quella di domani nel tempio gaelico del Croke Park, dove ci saranno anche seimila tifosi ospiti, è la classica missione impossibile, che l'Italia affronta con lo stesso Quindici che ha battuto i samoani, con il recuperato Craig Gower all'apertura. Anche se il presidente federale Giancarlo Dondi ritiene che quest'anno Azzurra può prendersi «tre belle soddisfazioni» e che «bisogna partire per vincere; se andiamo in campo per perdere con poco scarto non andremo molto lontano», sembra il caso di essere prudenti, anche perchè l'Italia sarà priva della sua stella Sergio Parisse, messo ko da un grave infortunio.

MALLETT HA FIDUCIA - «Questa squadra ha già dimostrato che può far bene anche senza Parisse - puntualizza Mallett - e sono orgoglioso dei miei: sia a giugno che a novembre abbiamo dimostrato di essere un gruppo in crescita, che non molla. Contro i neozelandesi abbiamo disputato una grande partita, poi siamo riusciti a battere Samoa. Nel gruppo, anche alla vigilia di questo match con l'Irlanda, avverto convinzione». Si tratta di ingredienti indispensabili in un torneo che ha visto l'Italia finire quattro volte con il cucchiaio di legno in mano, e lo zero nella casella delle vittorie. «Il Sei Nazioni è un torneo difficile - dice Mallett - perchè ti costringe a disputare cinque partite nello spazio di sei settimane e a noi mancano le alternative che hanno altre nazioni. Ma rispetto a prima la base è più ampia e abbiamo la consapevolezza di essere competitivi e di avere una delle mischie più forti al mondo: dobbiamo partire da qui».

GHIRALDINI EMOZIONATO - Alla vigilia appare un po' emozionato il capitano azzurro Leonardo Ghiraldini, tallonatore del Benetton Treviso: «Guidare la nazionale in un torneo tanto importante rappresenta una grossa responsabilità - ammette - ma ho la consapevolezza di poter contare su un gruppo formato da grandi giocatori, esperti e di carattere. Non ho dubbi, faremo bene». Al punto da poter battere l'Irlanda? «A Croke Park sarà una partita molto difficile - è la risposta -: l'Irlanda con la Francia è la principale favorita di questo Sei Nazioni ma abbiamo le nostre carte da giocare. Ci siamo allenati con voglia ed intensità e questo lavoro darà i suoi frutti contro gli irlandesi. Per essere competitivi contro di loro bisogna dominare in mischia e nello scontro individuale. Il pacchetto di mischia irlandese è in larga parte quello del Munster, quindi si conoscono a memoria. Dovremo riuscire a vincere lo scontro là davanti, e dalla mischia partire per costruire il nostro gioco».

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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