Italia a Dublino contro i campioni dell'Irlanda
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© Foto Liverani
Mauro Bergamasco: «Siamo cresciuti e pronti per il Sei Nazioni»
DUBLINO, 6 febbraio - Dieci anni, ormai, sono più spessi, densi, pesanti, intensi e vertiginosi di un’era gelogica intera. Nello sport di oggi, poi, peggio ancora. Tanto per dire: quando nei Novanta entrava in campo una squadra di rugby, ancora si notava la differenza tra i bisonti della mischia e gli agili sprinter addetti al settore dei trequarti mentre adesso sono quindici colossi pieni di muscoli. Tutti. Per non dire di tattiche, strategie, regole. Bene, proprio dieci anni sono passati tra il debutto azzurro nel Sei Nazioni e l’arrivo della squadra in Irlanda per il match di oggi. Il 5 febbraio del 2000 l’Italia entrò con una vittoria (sulla Scozia, al Flaminio), oggi, con la differenza di un giorno in più, si apre una seconda decade tutta da decifrare alla luce - anche - di quanto è successo finora. Per la rilettura e l’analisi si passa da Mauro Bergamasco, uno dei pochissimi che c’era quel giorno e che c’è anche oggi, vestendo la medesima maglia numero 6 (terza linea ala, cioè flanker).
IRREALE - «Di quella partita ricordo ogni particolare, ma soprattutto il rientro negli spogliatoi. Era una situazione inattesa e ci guardavamo, dopo una vittoria a cui nessuno aveva pensato, come a dirci: cos’è successo? Dov’è l’errore? Invece era tutto verissimo, ma sembrava irreale, anzi surreale». Poi però c’è stato un rapido ritorno sulla terra, con la miseria di sei vittorie e un pareggio su 50 partite, il cambio di tre allenatori, tante ipotesi, grandi speranze ma alla fine poche soddisfazioni. BergaMauro analizza: «Il ritmo è stato strano: alti e bassi, com’è tipico di noi italiani. Cioè mezzo passo avanti e due indietro. Eppure siamo cresciuti, abbiamo capito un sacco di cose e aggiunto esperienza. Insomma, dieci anni non sono passati inutilmente. Posso dire che gli ultimi otto mesi sono stati i migliori di questo decennio e hanno saldato una squadra più completa. Da giugno in avanti ci siamo resi cnto di quasi tutto. In questo torneo vedrete un’altra Italia».
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Guido Alessandrini