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Niente da fare per l'Italia, l'Irlanda vince 29-11

Niente da fare per l'Italia, l'Irlanda vince 29-11
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© Foto REUTERS
 
Azzurri sconfitti nella prima gara del Sei Nazioni. Meta di Robertson
DUBLINO, 6 febbraio - Dopo il disastroso Sei Nazioni del 2009 l'Italia riparte da Dublino nel modo in cui aveva chiuso l'anno scorso. Quindi perdendo, anche se ha l'attenuante di averlo fatto contro la squadra campione in carica, l'Irlanda del Grande Slam, che ha tutta l'intenzione di rivincere il torneo bissando anche l'impresa delle cinque vittorie in altrettanti incontri. Contro un'avversaria del genere, che ha ottenuto oggi il 12/o risultato utile consecutivo pur avendo affrontato, nel novembre scorso, rivali del calibro di Australia e Sudafrica (al Croke Park i campioni del mondo sono finiti ko), l'Italia ha fatto ciò che ha potuto, cercando di reggere un confronto che continua ad essere impari: non è un caso che gli azzurri non battano i verdi dal 1997 e che non ci siano mai riusciti nel torneo più antico del mondo.

LA DIFEESA - A ciò va però aggiunta l'aggravante di una prestazione fortemente negativa per l'incapacità di creare in attacco, visto che il gioco dei ragazzi di Mallett continua ad essere impostato sulla difensiva con giocatori che dovrebbero essere pronti ad utilizzare i palloni recuperati, ma non risultano abbastanza veloci nell'impostare la fase offensiva. Ci si sbarazza troppo in fretta dell'ovale, come se scottasse, e si calcia subito invece di provare a giocare e cercare l'uno contro uno. Se a ciò si aggiungono le troppe touches proprie regalate agli avversari, ben 7 su 19 una delle quali chiamata 'a due' su Del Fava e poi malamente sprecata (autentica 'autorete' costata una meta avversaria), si capisce come mai il Six Nations 2010, valore dell'Irlanda a parte, per l'Italrugby priva della 'stellà Parisse non nasca sotto i migliori auspici, anche se non è ancora il caso di parlare del rischio del secondo cucchiaio di legno consecutivo. La difesa nel secondo tempo ha concesso solo 6 punti agli irlandesi, ma puntuale è arrivata la 44/a sconfitta in 51 partite dal 2000 ad oggi, che però non fa diminuire l'amore della gente, visto che a Dublino sono arrivati seimila tifosi azzurri e che per il prossimo impegno, Italia-Inghilterra di domenica 14 al Flaminio, c'è il tutto esaurito da un mese e mezzo.
 
LA CERTEZZA - L'Irlanda che con il fuoriclasse O'Driscoll e l'ex missionario laico D'Arcy ha la migliore coppia di centri del mondo, oggi ha avuto molto anche dal n. 7 David Wallace (premiato come miglior giocatore in campo) e dall'ex lanciatore di disco e martello Healy, che vinto il duello in mischia con Castrogiovanni. La parte del leone nel tabellino l'ha invece fatta il solito O'Gara, capocannoniere in assoluto nella storia del Sei Nazioni, che ha superato quota 500 punti segnati grazie ai 16 di oggi (prima di questo match era a quota 499). Contro rivali del genere, ben più consistenti dei samoani battuti ad Ascoli, e complice una prestazione negativa anche se così non l'ha vista Mallett, l'Italia è tornata alle vecchie abitudini, ovvero ad una sconfitta stavolta con poco onore. Di buono c'è stata la meta d'intercetto di Robertson sul 15 verde Kearney, e quella mancata di poco dai fratelli Bergamasco (gli unici che avevano ancora le gambe per spingere in attacco) nel finale. E serve a poco recriminare su certe decisioni dell'arbitro, il 'casalingo' francese Poite, che non ha visto un 'in avantì sulla prima meta irlandese ed un placcaggio al collo di O'Leary a McLean che avrebbe meritato il cartellino giallo dell'espulsione temporanea. Non è abitudine del rugby attaccarsi a certe considerazioni, e poi c'è la certezza che l'Italia di oggi a Dublino avrebbe perso lo stesso.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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