«Non c’è una squadra italiana. Tra compagni non ci sopportiamo. E i tecnici sono antiquati»
VANCOUVER, 27 febbraio - Un’Olimpiade disastrosa come quella di Vancouver è destinata a portarsi dietro un mare di polemiche. Anzi, le polemiche, di quelle vere, sono già partite quando i Giochi non sono ancora finiti. Arianna Fontana, una delle quattro medaglie azzurre, è stata protagonista di un clamoroso sfogo dopo essere uscita nei quarti di finale dei 1000 metri di short track. L’azzurra, risentita per alcune dichiarazioni dei compagni di squadra nei giorni scorsi, ha sparato ad alzo zero contro tutti.
Alla base di questo caso, la rinuncia della
Fontana a disputare la staffetta. «
Mercoledì - spiega lei ai microfoni di Sky subito dopo la gara -
avevo rinunciato alla staffetta perché dopo finale B dei 1500 mi sono sentita poco bene. E subito sono uscite fuori voci assurde. Hanno detto che avrei rinunciato per ripicca nei confronti dei tecnici che non hanno fatto correre il mio ragazzo (Roberto Serra, ndr) nei 500. Stupidaggini, lui è grande grosso e sa difendersi da solo».
A dare fastidio alla Fontana sono state soprattutto le parole di Yuri Confortola, che l’aveva accusata di essersi montata la testa. Ecco la risposta di Arianna: «
Mi dispiace per quello che ha detto Confortola. Non mi conosce, non si doveva azzardare. Io non me la tiro, non mi credo chissà chi, non mi sono mai comportata male, chi mi conosce sa chi sono. La verità è che non siamo mai stati una squadra, sono quattro anni che non andiamo d’accordo ma hanno sempre voluto tenere nascosta questa cosa. Sono arrivata a questa gara che non ce la facevo più. Ma la mia coscienza è a posto, ho detto quello che mi sentivo di dire. Non ho mai avuto rapporti con gli altri compagni di squadra, che tra l'altro ora non mi parlano più. Il futuro? Non ho paura di quello che potrebbe succedere. Petrucci ha detto che queste situazioni verranno risolte».
Ce n’è anche per gli allenatori, accusati di non essere capaci di mettersi al passo con i tempi: «
Gli altri crescono - afferma la Fontana -
noi rimaniamo indietro. Io mi sono dovuta autogestire. Dico questo per smuovere le acque. Dobbiamo migliorare sia nella tecnica che con gli attrezzi, i nostri allenatori dicono che contano poco ma non è vero». Resta da dire che, se questo è il clima nel clan azzurro, è un miracolo che almeno una medaglia sia arrivata.