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Da Razzoli a Zoeggeler, tutte le emozioni di Vancouver

Da Razzoli a Zoeggeler, tutte le emozioni di Vancouver
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© LaPresse
 
Per l'Italia cinque medaglie. Guarda tutti i video dei Giochi invernali!
VANCOUVER, 1 marzo - Aridatece Torino 2006. L’Olimpiade canadese, l’ennesima olimpiade canadese, si chiude e la fiamma olimpica si spegne in attesa di riaccendendersi nel 2014 a Sochi, Russia. E’ stata un’edizione disastrosa per l’Italia e in certi casi tragica, talora comica (il dosso per far fare alle vittime di una pista infame un ultimo salto e produrre altre ecchimosi), per il movimento olimpico più in generale. La tragedia iniziale dello slittinista Kumaritashvili ha messo in evidenza le lacune di un’edizione che ha saputo accendersi in momento epici quale il golden gol dei canadesi che strappano agli Usa il titolo dell’hockey, grazie all’ultimo idolo Crosby (e il portiere italiano Luongo è stato un simbolo): qualcosa di simile ai rigori decisivi del mondiale di calcio, una roba tipo rigore di Grosso. Gli scaldaletti delle giurie, quelli dei doping presunti sventolati in faccia alla concorrenza più forte, troppo forte soprattutto nel fondo. Sono state olimpiadi di pioggia e rari squarci di sole.

Di certo è sole puro Razzoli, che salva la spedizione italiana fino ad un certo punto: il salto indietro nel medagliere azzurro non è spiegabile solo con l’effetto «partita in casa». Zoeggler avrebbe potuto vincere se lo slittino dopo la tragedia avesse – finalmente – messo le protezioni ai pali metallici (incredibile leggerezza, quella capitata: in Italia Michele Santoro avrebbe fatto il fuoco) e ridotto il percorso ad una lotteria per i più fortunati. Erano 11 le medaglie di Torino 2006, che la nostalgia la fa venire da tutti i punti di vista qui a Vancouver, e cinque gli ori: Razzoli che riporta lo sci alpino nel medagliere fa dire 5,5 a Petrucci molto amaro e amareggiato. Hai voglia a salvare i presidenti federali: il redde rationem nelle federazioni affogate nella neve-melma di Vancouver arriverà. Non solo per tecnici palesatesi non all’altezza: per 1 oro, 1 argento e tre bronzi valeva la pena rinsanguare come s’è fatto le casse di federazioni poi dimostratesi non all’altezza? Il fondo è vecchio, la Kostner ha avuto (a partire da Torino) troppo rispetto a quanto meriti, lo short track è in preda alle polemiche mentre Fabris s’è sgonfiato. Micheal Bublè canta malinconico con la sua anima italiana e si chiude il sipario canadese: era la loro olimpiade, se la sono presa con 14 ori, ora crescono pattinatori russi che a Sochi stupiranno oltre Plushenko, che anche lui rimpiange Torino e se lo rimpiange lui che gira il mondo sui suoi pattini…
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