Tardelli: "La mia storia tra Juve e Italia, l'urlo che mi rincorre e il trofeo che non riconosco"
Tardelli e quell'urlo Mondiale
Marco, vincesti ancora un campionato con la Juve e poi arriviamo al 1982, a quell’anno in cui l’Italia, dopo il lungo e terribile periodo del terrorismo, ritornò ad assaporare il piacere di scendere in piazza per festeggiare. E il tuo urlo diventò una delle immagini più iconiche nella storia dello sport. Non sei stufo di parlarne?
"No, assolutamente no. Ancora adesso ci sono ragazzi e perfino bambini che mi riconoscono per quel gol e quell’urlo. Un tempo firmavo autografi, adesso siamo nell’epoca dei selfie: ma il concetto non cambia. Lo so, in passato mi è capitato di dire che ho fatto tante cose nella mia carriera e che alla fine vengo ricordato sempre per quella partita, però forse sono stato frainteso. Perché io sono felicissimo di essere ricordato per quell’urlo e non, chessò, per avere fatto una rapina". (ride)
Come sono stati gli attimi successivi al fischio finale, alla cerimonia di premiazione, alle strette di mano del presidente Pertini?
"Ho festeggiato con Cabrini, Rossi, Scirea. Eravamo nello spogliatoio, abbiamo parlato di tutto. Di noi, delle nostre famiglie. Ci domandavamo: e adesso? Dopo aver vinto un Mondiale cosa puoi fare di più? Vincerne un altro, forse. Non ci siamo riusciti, purtroppo".
Ecco, come si riparte dopo essere saliti sul tetto del mondo?
"Gli stimoli per ripartire ci sono sempre. O, almeno, io li ho avuti sempre, ogni volta che scendevo in campo per una partita. La verità è che non ho mai giocato per gli altri, ma per me stesso. Ho sempre vissuto vittorie e sconfitte da solo: è stata una mia prerogativa".
Quando Zoff lasciò la Nazionale, venne consegnata a te la fascia di capitano. All’epoca era un enorme onore, ora forse un po’ meno.
"Era la cosa più bella di tutte rappresentare la propria Nazionale. Quando toccavi quella maglia avevi un sogno tra le mani. Adesso è diverso. Sulla vicenda che tutti conosciamo, io penso che non sia colpa di Spalletti. Da gran signore qual è, si è assunto tutte le responsabilità, addirittura è andato in panchina dopo essere stato esonerato: una cosa mai vista. Ma di sicuro non era lui il solo responsabile".
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sui temi che più ti interessano e utilizzare al meglio i servizi di Tuttosport. Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto per vivere al meglio il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS

