Van Halen, il Pelè della chitarra

Straordinario musicista, ma soprattutto innovatore: Eddie Van Halen ha scritto i codici della chitarra rock e pezzi immortali come Jump o Eruption.
Van Halen, il Pelè della chitarra


Ieri è morto Edward Van Halen, musicista americano. Era malato di tumore contro cui aveva vinto una prima battaglia, perdendo la seconda.

Edward Van Halen non è stato solo uno straordinario chitarrista, di quelli ce ne sono tanti. Van Halen ha proprio cambiato il modo di suonare la chitarra elettrica. Prima di lui lo aveva fatto Jimi Hendrix, dopo di lui praticamente nessuno, perché musicisti straordinari sono vissuti e vivono, ma non hanno cambiato l'approccio allo strumento come è accaduto con Van Halen.


OLANDESE - Figlio di emigrati olandesi in California e fratello di Alex, batterista, con cui ha suonato per tutta la vita, Eddie Van Halen nasce come pianista. Studia piano dagli 8 agli 11 anni ed è un allievo molto promettente, vince molti concorsi e sembra avviato verso una carriera nella musica classica. Due cose però accadono quando Eddie compie 12 anni. Prima: il suo maestro si accorge che non sa leggere la musica, ma che ha imparato così clamorosamente bene solo guardando le sue dita e suonando a orecchio. Seconda: Eddie scopre i Beatles e i Dave Clarck Five, fine della musica classica, inizio del rock and roll.


BATTERISTA - Vuole suonare la batteria, Eddie, e gliene regalano una. Al fratello Alex, invece tocca una chitarra. Un giorno Eddie torna a casa e trova Alex che suona la batteria: «Era così maledettamente più bravo di me che gli ho detto: ok, tieniti la batteria, io prenderò la tua dannata chitarra». E in quel momento inizia a cambiare la storia della musica.
Eddie non prende lezioni, fa tutto da solo e inventa un nuovo modo di suonare. Sposta la mano destra sul manico, portando a un altro livello tecniche esistenti (come il tapping e l'hammering on) o inventandone di nuove. E utilizza la pennata tipica dei mandolini quando ha in mano il plettro, ottenendo con la chitarra elettrica sonorità completamente nuove. Sperimenta anche con amplificatori (taglia i coni per distorcere il suono) e con l'elettronica degli effetti. Per trascrivere i suoi pezzi, in particolare gli assoli, devono inventare nuovi segni, perché nulla è convenzionale nel suo modo di suonare. E' un uragano che passa su tutti i concetti esistenti sulla chitarra elettrica, stravolgendoli per sempre. Nella chitarra rock (e non solo) c'è un prima e dopo Van Halen.


JUMP - Ma è anche un eccellente compositore e fin dal primo disco (datato 1978) scrive canzoni che portano il suo gruppo a essere ventesimo nella classifica di tutti i tempi e tutti i generi per dischi venduti. Il suo pezzo più famoso è Jump, uscito nel 1984 (nell'album che porta proprio il nome dell'anno di pubblicazione) e diventato un inno rock e una canzone che tuttora risuona negli stadi di tutto il mondo per galvanizzare il pubblico o incitare gli atleti nel riscaldamento. Il pezzo che, invece, riassume il suo dirompente approccio alla chitarra è lo strumentale Eruption, piazzata come secondo pezzo del primo disco e diventata il manifesto del chitarrismo rock per il successivo mezzo secolo («Eddie può suonare una linea melodica di trenta secondi nella quale infila una complessità degna di Bach», diceva il suo produttore Ted Templeman). Ma Van Halen si concesse importanti escursioni fuori dal genere. Come quando, ingaggiato da Michael Jackson che stava registrando Thriller, eseguì un memorabile assolo su Beat It, mettendo così la firma su uno dei dischi più venduti della storia della musica e un assoluto capolavoro del pop.


IL SORRISO - L'eredità di Van Halen è, per fortuna, enorme e resta ancora fresca. Ci sono dischi da riascoltare, live da rivedere, tecniche da studiare, canzoni da ballare ed essere felici come lo era lui quando suonava. Perché una parte essenziale dell'eredità di Eddie Van Halen è il suo sorriso, largo, sempre divertito e complice, il sorriso di chi si sta divertendo un mondo e sa che sta divertendo il mondo.

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