La spalla del nuotatore è anche questione di stile

Le chiavi per evitare dolori: individuare l’uso improprio dell’articolazione, rinforzare gli stabilizzatori
La spalla del nuotatore è anche questione di stile

Prosegue il viaggio nei mondo dello sport osservato da un punto di vista medico. L’obiettivo è quello di capire le dinamiche dell’attività professionistica ricavando al contempo le chiavi di lettura più “basiche”, tradotte cioè in consigli pratici per tutti gli sportivi. Ci avvaliamo in questa occasione della competenza del dottor Luca Tomaello, specialista in medicina fisica e riabilitazione con particolari competenze nel recupero funzionale a seguito di intervento chirurgico o infortunio. E’ stato consulente fisiatra per la Juventus dal 2010 al 2016, esperto in patologie della colonna, ed è direttore sanitario di Isokinetic Torino.

La spalla è stata progettata per effettuare movimenti di ampiezza e gradi di libertà maggiori di ogni altra articolazione del corpo ed è dotata di un complesso sistema di legamenti che contribuisce a conferire la stabilità necessaria per eseguire gestualità complesse come il nuotare.

La richiesta funzionale per un nuotatore professionista è enorme: circa 4000 movimenti circolari in un unico allenamento: la qual cosa spiega perché l’incidenza di dolore a questa articolazione arriva ad essere dell’87%. In un allenamento amatoriale una spalla compie circa 10-12 bracciate in una vasca da 25 metri, con una risultante di circa di 500-600 rotazioni complete a fine allenamento.

È per tali ragioni che il nuoto viene classificato come uno sport da “overuse” o da sovraccarico della spalla. L’incidenza del dolore alla spalla nei nuotatori è generalmente proporzionale all’età, agli anni di allenamento e al livello di competizione e può avere diverse cause le principali delle quali sono: la sindrome da conflitto sub-acromiale, la discinesia scapolo-omerale,l’instabilità, il danno del labbro glenoideo e la neuropatia del soprascapolare.

Il nuoto è uno sport dove la potenza propulsiva degli arti superiori è molto alta (90%) e i movimenti richiesti all’articolazione della spalla sono molto complessi. È stato recentemente pubblicato un interessante studio elettromiografico e cinematico della bracciata dello stile libero che ha analizzato le differenze tra spalle dolorose e non dolorose.  Esaminando le differenze, gli autori hanno scoperto che l’azione del muscolo dentato anteriore è drammaticamente ridotta durante la fase di pull-through centrale a causa del dolore con conseguente squilibrio nella stabilizzazione della spalla.

In sostanza il sintomo principale è il dolore che impedisce di sollevare adeguatamente il gomito durante la fase di recupero, inducendo così il nuotatore ad anticipare la fase di entrata della mano in acqua con conseguente progressiva perdita di forza e propulsione. I nuotatori con dolore alla spalla possono anche presentare un eccessivo rollio del corpo e scollamento della scapola, compensazioni queste ultime che se non vengono individuate e corrette da un percorso riabilitativo specifico inducono la cronicizzazione del dolore.

Lo stile “rana” risulta essere quello meno stressante  in quanto avviene quasi un movimento di rotazione esterna che non va oltre i 90° gradi di flessione quindi, senza andare a stressare la capsula articolare a differenza dello stile libero nel quale durante l’esecuzione della bracciata viene eseguito un movimento completo di rotazione di tutta l’articolazione.

Il trattamento e la prevenzione della spalla del nuotatore si concentrano sull’affrontare i problemi e gli errori dovuti ad un allenamento che genera un uso eccessivo o improprio dell’articolazione. Il raggiungimento di obiettivi funzionali richiede anche la conoscenza della biomeccanica del nuoto e delle tecniche di allenamento, nonché dello stress esercitato sulla spalla durante il gesto sportivo.

Le ricerche indicano come una delle fasi più importanti per il recupero della spalla sia il rinforzo muscolare dei muscoli stabilizzatori della cuffia dei rotatori. Questi esercizi devono essere effettuati in modo graduale e specifico così da non creare scompensi che possano causare danni secondari.

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