Il dramma dei ghiacciai: Stelvio chiuso, Corfortola rinuncia al Nanga Parbat

Temperature elevatissime e mancanza di precipitazioni stoppano lo sci sul Livrio, mettendo in crisi gli allenamenti delle Nazionali. L'alpinista valtellinese non tenta il suo 12° Ottomila: «Troppo pericoloso»
Il dramma dei ghiacciai: Stelvio chiuso, Corfortola rinuncia al Nanga Parbat

TORINO - Il dramma dei ghiacciai non ha fine. Dopo un periodo lunghissimo con temperature alte senza precipitazioni e con lo zero termico oltre i 4.400 metri, anche lo Stelvio si arrende. La società (Sifas) che gestisce gli impianti di risalita stamane ha comunicato la sospensione temporanea dello sci sul ghiacciaio del Livrio, che si estende dai 2.758 metri di altitudine del Passo dello Stelvio ai 3.450 del Monte Cristallo. Fino a nuove precipitazioni resteranno in funzione solo le funivie per pedoni.
Un brutto colpo per gli appassionati dello sci estivo ma anche e soprattutto per le squadre agonistiche. Niente allenamenti. Per fortuna la situazione, pur difficile, resta gestibile a Cervinia, dove recentemente ha svolto un primo stage sugli sci Sofia Goggia e dove fino a domani lavora Federica Brignone e dopo arriveranno i gigantisti azzurri. Gli slalomisti, guidati dal nuovo tecnico Simone Del Dio sono invece a Saas-Fee, in Austria.
La disastrosa situazione della montagna in questa torrida estate condiziona anche le spedizioni alpinistiche. Con una lettera aperta sul suo profilo Facebook, Marco Confortola ha rinunciato alla conquista del Nanga Parbat, ovvero del suo 13° Ottomila senza ossigeno.
«Prima di tutto la sicurezza, la vita e poi tutto il resto - scrive il 51enne valtellinese -. L’innalzamento delle temperature e la pericolosità della montagna mi ha fatto purtroppo rinunciare. Mio nonno, morto a più di novant'anni, mi ha sempre insegnato che un buon alpinista deve morire da vecchio nel proprio letto. Da uomo di montagna, guida alpina e tecnico elisoccorso Areu, il messaggio che vorrei far passare è proprio questo. La montagna va vissuta in sicurezza e con tanto buon senso, inutile sfidare la montagna e morire. Nella vita bisogna sapersi fermare. Un guerriero che torna vivo da una battaglia è buono per tornare a combattere».
Nell’estate 2009 luglio, dopo aver raggiunto la vetta del K2, Confortola è stato coinvolto dal un crollo di un seracco che causò la morte di 11 alpinisti. Il valtellinese si salvò grazie all’aiuto di uno sherpa (Pemba Gyalje), giunto in soccorso dopo una notte trascorsa in una buca a 8.400 metri d’altitudine. Per congelamento subì l'amputazione di tutte le dita dei piedi, dovendo usare poi scarponi di taglia 35.

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