
Riccardo Scamarcio e la scuola … “Ero un ragazzino irrequieto, non ce la facevo a stare fermo 5 ore al banco di scuola. È chiaro che l’irrequietezza del ragazzino era un eccesso di energia che crescendo si è trasformata in un’energia utile a fare il mestiere dell’attore. Ho imparato a essere più disciplinato”.
Su Modì, Tre giorni sulle ali della follia il film di Johnny Depp con Al Pacino risponde: “È stata un’esperienza pazzesca. Abbiamo girato il film a Budapest e poi ci siamo trasferiti a Los Angeles. Un giorno dovevamo fare delle prove ma Johnny Depp non si è presentato perché si era messo a riscrivere la scena. Allora Al Pacino mi ha invitato a casa e ho passato il pomeriggio con lui, lui si è raccontato e io gli ho fatto qualche domanda. Una persona molto generosa e semplice come la sua casa che a tratti è anche umile. Mi sembrava tutto così strano, neanche nei miei più incredibili sogni avrei potuto immaginare che mi potesse capitare una cosa del genere. Ancora oggi ogni tanto ci sentiamo”.
E sul rapporto che gli attori hanno con le nomination e il David mai ricevuto rivela: “Chiaramente ricevere un premio o un riconoscimento fa molto piacere. Ne ho ricevuto qualcuno anche io anche se il David, il premio più importante in Italia, non mi è mai stato ancora conferito. Credo per una coincidenza. Insomma, lo hanno vinto tutti… com’è possibile che io ancora no?” (ride) Alessandro Cattelan replica ricordando Meryl Streep quando diceva che aver ricevuto dieci nomination è più importante che aver vinto un Oscar: “Allora così siamo messi bene. Sono nominato spesso! Sono stato nominato prima come miglior produttore che come attore protagonista, una cosa un po’anomala. Ma sono stato molto felice di aver ricevuto quella nomination. Mi sarebbe piaciuto però vincerne una da attore.”
Sulla popolarità dice: “Sono riuscito a parare i colpi. All’inizio quando diventi popolare e la gente ti ferma per strada, è incredibile. Da una parte dicevo che era una figata poi dall’altra essere travolti dalla popolarità soprattutto quando si è giovani ha anche ripercussioni sugli altri, che cambiano. Per la mia famiglia all’epoca è stata una bella botta perché indirettamente anche loro si sono sentiti al centro della questione. Avevo 24 anni e negli anni successivi ho avuto anche momenti di scontro con loro perché rivendicavo il diritto di essere figlio. Si dà per scontato che essere famosi e avere successo faccia stare sempre bene; invece, si creano forti pressioni e se sei molto giovane, come ero io all’epoca, può diventare difficile. Ho avuto la fortuna di fare esperienze interessanti e di ritagliarmi dei luoghi e degli spazi dove poter mantenere un rapporto con le cose importanti e concrete della vita.”
Com’è la convivenza con una compagna che fa lo stesso lavoro? “C’è uno scambio di opinioni e confronto… ma non ci diciamo mai se giriamo un film che all’altro non piace, perché poi sarebbe una crudeltà. Su questo è meglio mentire! Facendo poi un lavoro per cui si è sempre in giro, per stare insieme devi amarti molto, l’uno va a trovare l’altro quando è lontano, in qualche modo lo rincorre. Quando giriamo infatti siamo fuori dalle sei alle dieci settimane, anche se questo dipende molto dai film; le possibilità di evadere dalla relazione diventano quasi la normalità, ma se uno sta insieme e la relazione dura significa che c’è qualcosa di più importante che non si mette in discussione.”
Sui personaggi deplorevoli, scomodi e cattivi da interpretare commenta: “Per fare bene un personaggio cattivo devi entrare pienamente in empatia con quel personaggio cercando di non giudicarlo, perché come tutte le persone anche lui ha mille sfaccettature che non lo rendono solo o sempre cattivo. A me piace fare personaggi cattivi e anche un po’ borderline, come nel film Pericle e il Nero, dove interpretavo il protagonista, un personaggio al limite, un antieroe”.
Infine, la passione per la Fidelis Andria e le partite allo Stadio per seguire la squadra del cuore: “È una sofferenza! Siamo terzi in serie D, ma siamo stati anche primi. Ogni tanto vado a vederla però stando fuori una domenica sì e una no vedo le partite della mia squadra del cuore. Quando avevo 15 o 16 anni l’Andria era in serie B, andavamo a fare le trasferte… Venezia, Firenze, abbiamo battuto il Napoli, abbiamo giocato in coppa Italia contro la Juventus di Roberto Baggio, di Trapattoni. Poesia pura! Insomma una squadra di una cittadina di provincia che gioca al delle Alpi o all’Olimpico…”.
Sull’attesa di un capolavoro ammette che: “È un allineamento astrale. Per fare un film capolavoro servono tanti elementi che devono confluire: la sceneggiatura, gli interpreti principali e secondari, il regista, gli autori…devono tutti essere mossi da una necessità importante personale e intima. E poi il produttore deve essere in grado di accompagnare questo viaggio e sorreggere la nave e gli interpreti devono essere all’altezza. Non è semplice!”. La storia di Amanda: “Il film esce il 20 marzo. Il mio personaggio è indolente. Suo padre è un eroe che ha salvato dei bambini in un incendio ma che poi è morto, lui invece è un insegnante un po’ dimesso che pensa di essere anche un po’ vigliacco”.
A “Hot Ones”, come nella versione statunitense del programma che è stato un grande successo ed è giunto alla sua venticinquesima edizione, i protagonisti dello show - personaggi del cinema, della Tv, dello sport, della musica e dei social media – vengono intervistati dal conduttore davanti a un piatto di alette di pollo (con un’alternativa vegetariana/vegana) condite con salse progressivamente più piccanti.
