
Eravamo macerie e povertà. Avevamo resistito a tutto ed eravamo guariti dall’orrore, ma restavamo un Paese sopravvissuto e ferito. Sostenere che lo sport ci abbia fatto rinascere, sarebbe un’esagerazione, dire che è stato un poderoso ricostituente per le nostre anime in convalescenza è, invece, corretto. Nella storia della nostra Repubblica, lo sport ha avuto un ruolo rilevante per il vibrante impatto emotivo che ha sempre trasmesso. Eravamo lacerati da divisioni e umiliati dalle circostanze, ma a un certo punto è arrivato Bartali, poi Coppi e il Grande Torino. Italiani, come noi; eroici e vincenti come noi non ci sentivamo più. Specchiarci in quegli esempi ha ispirato generazioni, ha rigonfiato l’orgoglio, soffiando leggende attraverso i giornali e la radio. L’epica del ciclismo e la poesia dello squadrone granata hanno ricucito alcuni lembi dell’Italia, riempito i bar, poi le piazze, riconciliando un popolo che aveva finalmente qualcosa di bello per sentirsi tale. Il 2 giugno del 1946, Tuttosport non aveva ancora un anno e raccontava del Grande Torino, della Juve e di Bartali, Coppi e Ortelli sul podio del primo Giro dell’Italia repubblicana. Compiono 80 anni a dieci mesi di distanza, la nostra Repubblica e il nostro giornale.
Ottant’anni di Storia e sport
Ottant’anni di Storia e ottant’anni di sport, anzi di Sport. Lo aveva capito Luigi Einaudi, primo Presidente, piemontese, come lo sport italiano, che a Torino nasce e prolifera alla fine dell’Ottocento e mantiene a lungo le sue radici nella prima capitale. Einaudi riceve Gino Bartali al Quirinale dopo la vittoria al Tour del 1948. Lo aveva vinto anche dieci anni prima, Ginettaccio, ma non era stato ricevuto da Mussolini. Lui, cattolico di Azione Cattolica non aveva avuto celebrazioni ufficiali a causa «della sua fedeltà a un potere e ad un’istituzione alternativi e concorrenti rispetto al regime». La Repubblica lo ripaga, anche per quella leggenda che lo vuole salvatore dell’ordine pubblico il 15 luglio 1948, quando il Paese è scosso dall’attentato a Togliatti, avvenuto il giorno prima, ma una straordinaria vittoria di Tappa (la Cannes-Briançon) trasforma i tumulti di piazza in esultanza collettiva. Si dice che proprio la sera del 14 luglio una telefonata di un giovane sottosegretario del Governo De Gasperi (tale Giulio Andreotti…), abbia incitato Bartali all’impresa. Comunque sia andata, il 10 agosto, Bartali, il ct Binda e un gruppo di fedelissimi gregari del fuoriclasse toscano vengono ricevuti al Quirinale.
Il potere dello sport
Aveva capito, Einaudi, il potere dello sport e voleva accoglierlo nella neonata cultura repubblicana, come parte della coscienza collettiva. Senza snobismi, ma anche senza le manipolazioni avvenute nel ventennio fascista. I politici e i partiti della Repubblica sono perfettamente consapevoli dell’importanza sociale (ed elettorale) dello sport e c’è anche chi prova a inserirlo nella Costituzione (il comunista Gian Carlo Pajetta, il 19 aprile 1947 propone l’inserimento nell’articolo 31). Non accadrà, perché lo sport e la retorica sportiva sono ancora intrappolate nel retaggio fascista e, in generale, dei regimi autoritari che nello sport hanno sempre cercato di proiettare ideali eroici e guerreschi. Lo sport entrerà in Costituzione 76 anni dopo, sulla spinta di uno sportivo diventato parlamentare, Mauro Berruto, che ha dato sacralità ufficiale a un sentimento che era sempre stato vivo nelle istituzioni repubblicane. Einaudi, infatti, riceve Bartali, ma non solo. Al Quirinale vanno anche gli atleti italiani della prima Olimpiade del Dopoguerra, quella di Londra nel 1948, alla quale l’Italia è l’unico Paese, tra quelli sconfitti, ad essere ammessa. Lo sport come via diplomatica è un concetto già noto e utilizzato dall’Italia.
Il rapporto tra i presidenti e lo sport
E i presidenti della Repubblica hanno sempre avuto un buon rapporto con lo sport quando questo ha rappresentato o alimentato l’unità nazionale. Nel 1982, Sandro Pertini, un presidente che era già nel cuore degli italiani, diventa immortale con la sua esultanza al Bernabeu quando diventiamo Campioni del Mondo contro la Germania. Quella foto, sull’areo presidenziale, che lo ritrae impegnato in una partita di scopa con il ct Enzo Bearzot, Dino Zoff e Franco Causio, è diventata un’icona di un’epoca. Il preciso momento in cui il Paese si scrolla di dosso l’ansia degli Anni di piombo e le crisi economiche per provare a risorgere ancora una volta. Napolitano è più sobrio nei festeggiamenti del 2006, nello spogliatoio di Berlino insieme a Marcello Lippi e i suoi ragazzi. Mattarella è un appassionato autentico, ama il volley, ma si è appassionato all’atletica (fino a rompere il cerimoniale del Quirinale per assistere agli Europei di Roma) e al tennis. I suoi siparietti con Sinner sono diventati parte della storia dello sport italiano, ma in generale il suo affetto nei confronti dei nostri atleti appare sempre sincero e partecipato. E non è un caso che, nella cerimonia inaugurale dei Giochi di Milano-Cortina, la vera star sia stato lui, con l’iconico ingresso con il tram guidato da Valentino Rossi e San Siro che gli tributa un applauso lungo, caldissimo e sincero. Buon compleanno Repubblica da tutto lo sport e dal tuo coetaneo Tuttosport.
