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La legge anti Coni uccide lo sport italiano
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La legge anti Coni uccide lo sport italiano

 Xavier Jacobelli mercoledì 7 agosto 2019

Losanna, SwissTecno Convention Center, 24 giugno scorso, ore 13.30. Thomas Bach, 65 anni, nono presidente del Comitato Olimpico Internazionale, invita Giuseppe Conte, 54 anni, presidente del Consiglio italiano, ad apporre la propria firma sul Libro d’Oro del Cio. Il sorriso di Bach è cordiale: di lì a poco si disputerà la partita decisiva fra Milano-Cortina e Stoccolma per l‘assegnazione delle Olimpiadi Invernali 2026. Ma il tono del tedesco, oro a squadre nel fioretto a Montreal ’76, si fa sferzante quando il discorso scivola sulla riforma dello sport partorita dal governo di Roma. Il progetto distrugge l’autonomia del Coni facendone tabula rasa dopo 104 anni di storia e dà alla luce l’ente Sport & Salute, nome degno di una palestra dopolavoristica. Il capo dello sport olimpico mondiale sibila a Conte: «Ci siamo informati sul disegno di legge. Non so se vi aggiudicherete i Giochi del 2026, ma so che il Cio non approverà mai e poi mai questo disegno di legge. E, se andrà in porto, le conseguenze per lo sport italiano saranno pesantissime». Raccontano che Conte abbia abbozzato, assicurando Bach che l’autonomia del Coni non sarebbe stata messa in discussione.

Ieri, quarantatré giorni dopo Losanna e nonostante la lettera del Cio che contestava sei cardini del provvedimento, con 154 sì, 54 no e 52 astenuti il Senato ha approvato il provvedimento in via definitiva. Se i chiarimenti preannunciati dal sottosegretario Giorgetti non convinceranno il Cio, com’è molto probabile che accada, salterà la partecipazione dell’Italia ai Giochi di Tokyo 2020 e la stessa Olimpiade di Milano-Cortina 2026, il capolavoro assoluto di Giovanni Malagò. Il quale, oggi più che mai, ha tutto il sacrosanto diritto di essere fuori dalla grazia di Dio di fronte al tentativo in atto di sfasciare lo sport italiano a livello internazionale.

Il Cio giustamente se ne infischia dei giochi politici romani, del colore del governo in carica, dei distinguo bizantini di gente convinta che a calcio si giochi con la palla ovale e il curling sia un cugino del dribbling. Il Cio ha avvertito: «Il Coni non dovrebbe essere riorganizzato mediante decisioni unilaterali da parte del Governo». Con tanti saluti a Sport & Salute. L’autocitazione può suonare inelegante, ma s’impone. Il 16 novembre scorso, intuendo quale disastro a livello olimpico avrebbe potuto provocare la riforma dello sport fatta in salsa italiana, Tuttosport ha titolato in prima pagina: “Giù le mani dal Coni o finiamo come il Kuwait”. E ha ricordato: “Nel 2015, il Cio ha bandito per tre anni dalle competizioni lo sport dell’Emirato perché il governo locale non aveva garantito la giusta indipendenza al suo ente olimpico. Tanto che, ai Giochi di Rio 2016, i kuwaitiani poterono partecipare, ma senza bandiera con la qualifica di “atleti olimpici indipendenti”. Purtroppo, visto come si stanno mettendo le cose, Tuttosport è stato facile profeta.

Fra i politici che hanno approvato la nuova legge, già cassata dal Cio, ce ne sono molti che a ogni successo tricolore, twittano o postano inneggiando a Federica Pellegrini, Gregorio Paltrinieri, il Settebello, l’Italvolley femminile, la nazionale di softball. Tutti qualificati per Tokio 2020. Provate a immaginare come reagirebbero i nostri veri Eroi - dello sport, non della politica - qualora il Cio dicesse loro che a Tokyo andranno, ma come “atleti olimpici indipendenti”. Lo ripetiamo: giù le mani dal Coni. Anche a costo di arrivare a uno sciopero generale dello sport italiano per bloccare una deriva suicida, confidando in Mattarella perché non firmi la legge appena approvata. Qui l’importante non è partecipare a questa partita. Qui conta solo vincere. Se lo sport italiano la perde, I Giochi sono finiti.

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