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Schwazer, c’è la perizia verità: così il Ris ha scoperto tutto
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Schwazer, c’è la perizia verità: così il Ris ha scoperto tutto

Il campione di urina manipolato in tre fasi, Alex vittima di una rappresaglia. Perché il test non è giunto subito a Colonia? Perché scrivere Racines sulla provetta? Il verdetto di decine di analisi ematiche: “Alex atleta totalmente immune dal doping"

di Xavier Jacobelli gioved√¨ 12 settembre 2019

«Il Ris, Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri, ha riscontrato nelle urine delle discordanze non compatibili con la fisiologia dell’atleta». Gerhard Brandstaetter, avvocato di Alex Schwazer, Vipiteno, 7 settembre 2019

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L’appuntamento è fissato per oggi, alle 16.30, davanti al Gip di Bolzano, Walter Pelino, il giudice che ha aperto l’inchiesta sul caso Schwazer dopo la squalifica dell’olimpionico. Il Ris di Parma gli presenta la perizia che segna una svolta nella kafkiana vicenda dell’oro altoatesino a Pechino 2008. La manomissione delle provette in tre fasi è la chiave per scoprire la verità su tutto quanto di tremendo l’atleta ha dovuto sopportare in questi anni, durante i quali gli è stata buttata addosso una quantità industriale di fango. Squalificato per otto anni nel 2016, Alex si è sempre proclamato innocente, sostenuto da Sandro Donati, strenuo avversario del doping, allenatore dell’azzurro e dall’avvocato Gerhard Brandstaetter. Scontata la squalifica per il caso di doping del 2012, Schwazer si è trasformato in un implacabile accusatore del sistema, scatenandone l’ira. Tant’è vero che il 15 dicembre 2015, un’ora dopo avere deposto in tal senso, dalla Iaaf (la federazione internazionale di atletica leggera) è partito l’ordine di sottoporlo a un controllo a sorpresa, commissionando l’incarico alla società GQS di Stoccarda e specificando che il test avrebbe riguardato il solo Schwazer. Ma, prima anomalia e all’anima della sorpresa, il test è stato eseguito soltanto 16 giorni più tardi, il primo gennaio 2016, Capodanno, giorno festivo, quando i laboratori sono chiusi: evento rarissimo per la prassi Iaaf. Perché un controllo a sorpresa riesca, l’ente controllore di solito comunica soltanto all’ultimo momento alla società incaricata sia il nome dell’atleta sia la data del test, onde evitare fughe di notizie. Ancora: la richiesta di un nuovo controllo è stata inviata cinque giorni dopo l’ennesimo test cui Schwazer era stato sottoposto (10 dicembre 2015), con esito naturalmente negativo, come quelli del 19 e 29 ottobre, sempre 2015. Ancora: essendosi regolarmente sottoposto a questi tre precedenti controlli, in base al codice mondiale antidoping della Wada, Schwazer avrebbe potuto disertare il test dell’1 gennaio: in questo caso, gli sarebbe stato imputato un missed test (test fallito) e, di solito, prima di incappare nella squalifica, i missed test concessi agli atleti sono due. Invece, a conferma di quanto Alex fosse tranquillo e pulito, alle 7.10 del 1° gennaio 2015, quando gli ispettori hanno bussato a casa sua, non era ancora rientrato dal cenone di San Silvestro. Era dalla fidanzata. I genitori l’hanno immediatamente avvertito: alle 7.25, Schwazer era già a disposizione per il prelievo. Non solo: lo stesso marciatore, quattro mesi prima aveva comunicato alla Wada la rinuncia alla finestra oraria, cioè alla rete di protezione che chi ha qualcosa da nascondere può stendere, vanificando le incurisoni dell’antidoping. Altra annotazione: tutti, dicesi tutti, i controlli sulle urine di Alex e tutti i rilevamenti sul sangue sono stati effettuati a sorpresa, in modo tale che l’interessato non potesse prevederli. Tutti, tranne, curiosamente, quello dell’1 gennaio, sono stati negativi.

Le analisi del professor Benedetto Ronci hanno evidenziato valori ematici e livelli di emoglobina e reticolociti sempre normali, arrivando alla conclusione che il profilo dell’atleta Schwazer sia «totalmente immune dal doping». Come mai le provette del campione non sono state portate subito a Stoccarda, ma sono rimaste chissà dove, per un giorno e per una notte interi? Come mai sei persone diverse possedevano le chiavi dell’ufficio della società incaricata del prelievo e perché la Iaaf ha affermato invece che l’ufficio della GQS era inaccessibile? E’ un caso che, nell’arco di tre anni (2015-2018), la Wada abbia sospeso o revocato l’accredito a 14 laboratori antidoping su 38 per gravi irregolarità (sabotaggio delle provette, compravendita di positività)? Perché, da Stoccarda a Colonia le provette arrivano con la scritta Racines, anzichè rimanere anonime? Già che c’erano, potevano scrivere Alex Schwazer con il codice fiscale: avrebbero fatto prima. Perché, poi, il laboratorio di Colonia scrive «provenienza non nota»? E la dicitura Racines chi l’aveva messa, Babbo Natale? A mano a mano che ci si addentra in questo autentico verminaio, vengono a galla altri particolari rivelatori della manipolazione ordita contro Schwazer per squalificarlo e screditarlo. Ma, come Alex ripete sempre, bisogna avere fede nella giustizia. Il tempo della verità si avvicina.

Schwazer

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