Schwazer a Parigi: basta ipocrisia!

La serie Netflix ha aperto gli occhi a molti. Già a fine 2019 Tuttosport aveva intervistato Alex schierandosi al suo fianco. Ora ci credono tutti
Schwazer a Parigi: basta ipocrisia!© ANSA

Non hai mai smesso di allenarsi. Nomen omen, dici Schwazer e pensi subito alla marcia, alla sua lunga marcia verso la verità e la giustizia, cominciata la mattina di Capodanno 2016 e costatagli le Olimpiadi di Rio e di Tokyo, l’inferno di una battaglia contro l’ipocrisia dei professionisti dell’antidoping, erettisi a giudici inappellabili anche quando l’evidenza di una plateale ingiustizia fa a pugni con loro.

Era il 29 dicembre 2019, a Vipiteno, il giorno in cui ho incontrato Alex, sempre sostenuto dal prof. Sandro Donati, campione mondiale di lotta al doping. Per Tuttosport, Schwazer mi raccontò per filo e per segno la scandalosa
vicenda di cui era rimasto vittima, con la manipolazione delle provette che ha causato la sua squalifi ca di otto anni.
Ma il 18 febbraio 2021, Walter Pelino, Gip del Tribunale di Bolzano, ha assolto l’atleta dall’accusa di doping con formula piena, l’ha dichiarato innocente e ha ordinato l’archiviazione del procedimento penale “per non aver commesso il fatto”, ritenendo “accertato con alto grado di credibilità razionale” che i campioni di urina “siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi e, dunque, di ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta come pure del suo allenatore, Sandro Donati”.

Schwzer, basta ipocrisia

Sin dal primo momento, in beata solitudine e nel silenzio assordante di molta disinformazione usa e getta, Tuttosport ha
sempre creduto nell’innocenza di Alex. Esattamente il contrario di ciò che hanno fatto World Athletics, l’ex Iaaf presieduta da Sebastian Coe; Wada, l’agenzia mondiale antidoping; Tas e tribunale federale svizzero che, in ordine cronologico, non hanno mai accettato la sentenza del giudice altoatesino, non revocando la squalifica. Occhio alle
date: la punizione scadrà il 7 luglio 2024, quando l’atleta non avrà più chances di qualificarsi alle Olimpiadi parigine che scatteranno il 26 luglio. Eppure, si presume anche sotto la spinta dello straordinario successo riscosso dalla serie Netflix sul caso Schwazer che ha messo a nudo tutte le contraddizioni e le false verità propalate sino al verdetto di Bolzano, i nuovi sviluppi della vicenda alimentano la speranza di abbattere la resistenza dell’organizzazione di Coe.

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"L'Italia non si metta dalla parte sbagliata della storia"

Sinora, il comportamento del Lord inglese nell’intera vicenda è stato eufemisticamente urticante. Come dimenticare i suoi stizziti commenti in calce alla sentenza di Bolzano? «L’Italia non si metta dalla parte sbagliata della storia. La decisione del Tribunale italiano è stata basata su quelle che possono essere meglio descritte come teorie di manipolazione inverosimili. Non voglio che l’atletica leggera italiana venga contaminata. Spero solo che la gente riconosca che questa è una questione importante e che la storia non sarà gentile». Qui, se c’è uno che si è messo dalla
parte sbagliata della storia, è il signor Coe. È nei suoi confronti che “la storia non sarà gentile”, se non coglierà l’occasione per recuperare la faccia che ha perduto. Sulla base del “sostanzioso aiuto” portato da chi smaschera
violazioni delle regole antidoping (punto 10.7.1 del codice Wada), la squalifica di Schwazer può essere ridotta sino al 75%, poiché la testimonianza dell’olimpionico è risultata determinante ai fini della squalifica a vita di un tecnico
accusato di doping reiterato.

Schwazer, la presa di posizione di Pechino

La presa di posizione dell’olimpionico di Pechino risale addirittura a due anni fa, eppure, in questo enorme lasso
di tempo, nulla è cambiato. L’agenzia mondiale antidoping e l’Aiu (Athletics Integrity Unit), il comitato etico della federazione mondiale, continuano a perdere tempo, seguitando a rimandare quantomeno una riduzione della squalifica anche del venti per cento, che permetterebbe a Schwazer di partecipare ai Giochi cimentandosi nella gara dei 20 km. Il che costituirebbe un atto di giustizia, sia pure molto parziale e molto tardivo, dopo l’indecente persecuzione subita da sette anni a questa parte. Un autentico accanimento, come l’ha giustamente defi nito Giovanni Malagò, capo dello sport italiano e membro del Comitato Olimpico Internazionale, non esattamente un circolo dopolavoristico. Senza dimenticare che il 31 marzo 2021, con una risoluzione all’unanimità, primo firmatario l’onorevole Daniele Belotti,
la Commissione Cultura, Istruzione e Sport della Camera, alla presenza dell’allora sottosegretaria allo sport, Valentina
Vezzali, impegnò il governo «ad adottare iniziative, per quanto di competenza e nel rispetto dell’autonomia dell’ordinamento sportivo, affinché siano individuati strumenti idonei a verificare le condizioni per la partecipazione
di Alex alle Olimpiadi». La World Athletics ha fatto orecchie da mercante e Schwazer ha perso anche i Giochi di Tokyo. Ora le condizioni per marciare a Parigi, ci sono. Sveglia, Coe: la campana dell’ultimo giro sta suonando.

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Non hai mai smesso di allenarsi. Nomen omen, dici Schwazer e pensi subito alla marcia, alla sua lunga marcia verso la verità e la giustizia, cominciata la mattina di Capodanno 2016 e costatagli le Olimpiadi di Rio e di Tokyo, l’inferno di una battaglia contro l’ipocrisia dei professionisti dell’antidoping, erettisi a giudici inappellabili anche quando l’evidenza di una plateale ingiustizia fa a pugni con loro.

Era il 29 dicembre 2019, a Vipiteno, il giorno in cui ho incontrato Alex, sempre sostenuto dal prof. Sandro Donati, campione mondiale di lotta al doping. Per Tuttosport, Schwazer mi raccontò per filo e per segno la scandalosa
vicenda di cui era rimasto vittima, con la manipolazione delle provette che ha causato la sua squalifi ca di otto anni.
Ma il 18 febbraio 2021, Walter Pelino, Gip del Tribunale di Bolzano, ha assolto l’atleta dall’accusa di doping con formula piena, l’ha dichiarato innocente e ha ordinato l’archiviazione del procedimento penale “per non aver commesso il fatto”, ritenendo “accertato con alto grado di credibilità razionale” che i campioni di urina “siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi e, dunque, di ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta come pure del suo allenatore, Sandro Donati”.

Schwzer, basta ipocrisia

Sin dal primo momento, in beata solitudine e nel silenzio assordante di molta disinformazione usa e getta, Tuttosport ha
sempre creduto nell’innocenza di Alex. Esattamente il contrario di ciò che hanno fatto World Athletics, l’ex Iaaf presieduta da Sebastian Coe; Wada, l’agenzia mondiale antidoping; Tas e tribunale federale svizzero che, in ordine cronologico, non hanno mai accettato la sentenza del giudice altoatesino, non revocando la squalifica. Occhio alle
date: la punizione scadrà il 7 luglio 2024, quando l’atleta non avrà più chances di qualificarsi alle Olimpiadi parigine che scatteranno il 26 luglio. Eppure, si presume anche sotto la spinta dello straordinario successo riscosso dalla serie Netflix sul caso Schwazer che ha messo a nudo tutte le contraddizioni e le false verità propalate sino al verdetto di Bolzano, i nuovi sviluppi della vicenda alimentano la speranza di abbattere la resistenza dell’organizzazione di Coe.

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