Caso Pantani, chiesta l’archiviazione. Un testimone: “Mai successo, non ci diedero spiegazioni”

La decisione della procura di Trento sul presunto complotto contro il Pirata al Giro ’99, ma nei verbali restano ombre e anomalie sui controlli di Madonna di Campiglio

La procura di Trento ha chiesto l'archiviazione per l'indagine, con tre indagati, relativa alla presunta "associazione a delinquere di stampo mafioso riconducibile al decesso di Marco Pantani". Dopo oltre un anno di indagini e più di 70 persone informate sui fatti ascoltate, la pm della Dda, Patrizia Foiera, ha messo nero su bianco 150 pagine di verbale evidenziando, come apprende LaPresse, che "per identificare i responsabili e attribuire le responsabilità, secondo la ragionevole previsione di condanna condizionata anche dal tempo trascorso non hanno agevolato un riscontro logico-probatorio alle dichiarazioni all'epoca rese". Sotto la lente della procura, l'ombra della camorra che sarebbe intervenuta per negare la vittoria del campione romagnolo al Giro d'Italia del 1999. La mattina del 5 giugno di 26 anni fa, a Madonna di Campiglio, quando il 'Pirata' era saldamente al comando della classifica un controllo ematico lo escluse dalla corsa, con la vittoria in tasca ma con il sospetto che le provette fossero state alterate.

La rivelazione di Vallanzasca

Sul 'caso Pantani' aveva parlato anche Renato Vallanzasca e dieci anni fa rivelò che "mi dissero di scommettere contro il Pirata perchè non avrebbe finito il Giro altrimenti la camorra sarebbe andata in bancarotta". I fatti di Madonna di Campiglio, riportati alla luce dalla Commissione antimafia, hanno convinto anche il gip di Trento che ha disposto la riapertura delle indagini. Intercettazioni telefoniche e ambientali, assunzioni di testimonianze mai prima assunte, acquisizioni di device in uso a collaboratori di giustizia e acquisizioni di atti da altre procure: la magistratura di Trento, pur sapendo che giuridicamente i reati presunti erano prescritti, ha lavorato per fare luce e ridare dignità alla figura umana e sportiva di Pantani.

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"Dopo Campiglio, Pantani fu lasciato solo"

"Si giunge alla richiesta di archiviazione non senza evidenziare che ha giocato contro senz'altro il lungo tempo trascorso e la scomparsa di protagonisti di primo piano dell'epoca, i quali avrebbero potuto illuminare questa nuova lente investigativa". Da quanto riportato nei verbali della procura, che ha ascoltato anche il procuratore anti-doping, "Pantani era solo, tecnicamente e oggettivamente solo, non supportato di fronte alle istituzioni sportive dalla difesa tecnica della sua società. Una solitudine che, accompagnata alla vulnerabilità sia dell'uomo sia dello sportivo è risultato averlo portato velocemente a isolarsi dalle relazioni sociali, a diminuire in modo drastico i propri allenamenti, a non vincere più, allontanandosi dal ciclismo".

Un ritorno economico pari al calcio

"Marco Pantani con le sue strabilianti prestazioni ciclistiche aveva fatto appassionare milioni di persone, sino ad allora indifferenti al ciclismo, con un ritorno economico tanto quanto l'altro sport più seguito in Italia, il calcioLa sua stella nasceva in quegli anni nei quali se da un lato gli inquirenti indagavano nel mondo sportivo sulla diffusione dell'uso di sostanze cosiddette dopanti, dall'altro gli organismi sportivi nazionali e internazionali anziché associarsi in una linea comune di tutela della salute degli sportivi e dello sport, intralciandosi a vicenda, avevano inteso combattere il fenomeno con la duplicazione dei controlli, peccando anche per una certa approssimazione operativa in termini di modalità, criteri, tempistica dando così luogo a un clima incandescente di ribellioni, singole o corali", evidenzia Foiera sottolineando che "Pantani, forte delle sue vittorie, era investito dai compagni e dello stesso team della Mercatone Uno, egli solo, di una sorta di leader della 'rivolta'".

Controlli chiesti senza ragione

"L'accertamento di Madonna di Campiglio, diversamente da quanto taluni hanno inteso affermare, verosimilmente è stato fatto a sorpresa rispetto alla nota prassi. Un ispettore di cui non ricordo il nome ci comunicò all'improvviso che avremmo dovuto organizzare una equipe per il controllo nella tappa di Madonna di Campiglio - ha riferito una persona informata sui fatti -. Questo ispettore ci disse solo che avremmo dovuto organizzare un altro controllo. Non ci disse le ragioni ma ci chiese di mantenere il massimo riserbo. Una richiesta che, per quanto ne so io, non era mai stata avanzata".

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Nessun contributo probatorio

"Nessun componente del team Mercatone Uno sul campo, e non da notizie giornalistiche, ha mai avuto sentore che il suo campione di massimo valore sportivo ed economico fosse l'obiettivo della camorra napoletana e nessuno, nell'attualità, ha colto l'occasione per dare un qualsiasi contributo probatorio né per documentare quale attività istruttoria interna fosse stata fatta e a quali risultati avesse portato se la convinzione di Marco Pantani su quanto era successo a Madonna di Campiglio si concentrava su queste parole 'Mi hanno tradito' e 'Mi hanno fregato' con ipotesi di 'complotto'". Si giunge alla richiesta di archiviazione non senza evidenziare che ha giocato contro senz'altro il lungo tempo trascorso e la scomparsa di protagonisti di primo piano dell'epoca, i quali avrebbero potuto illuminare questa nuova lente investigativa", evidenzia l'autorità giudiziaria.

Inadeguatezza nella tutela di Pantani

"A mio avviso, premesso l'invalicabile ostacolo del decorso del tempo rispetto a fatti risalenti al 1999 e l'impossibilità di una legittima previsione di accertamento di responsabilità e conseguentemente di condanna, importanti chiavi di lettura del puntiglioso lavoro investigativo della procura di Trento possono essere l'inadeguatezza e la mancanza di professionalità di chi aveva il dovere di proteggere e tutelare quel 'patrimonio' che era costituito da Marco Pantani, l'anteporre i propri interessi a quel fondamentale sentimento che per Marco Pantani era l'amicizia sincera, il risentimento delle cosiddette istituzioni ciclistiche, soprattutto nazionali, e di un importante team professionistico nei confronti di Marco Pantani per la franchezza delle sue opinioni e per non avere accettato un 'assegno in bianco' per lasciare Mercatone Uno. Marco non tradiva la parola data, per nessun prezzo". Così una fonte investigativa accreditata ha commentato la decisione della procura di Trento di richiedere l'archiviazione per l'indagine sulla presunta "associazione a delinquere di stampo mafioso riconducibile al decesso di Marco Pantani". Nella richiesta di archiviazione la pm della Dda, Patrizia Foiera, ha comunque evidenziato che nel corso di una telefonata di un'ora tra un ispettore dell'Uci e un componente della Federazione ciclistica italiana, proprio il giorno dell'esclusione del Pirata dal Giro del 1999, "una delle persone ascoltate ha riferito 'Non mi ricordo di che cosa abbiamo parlato, né se abbiamo parlato del caso Pantani'". Per Foiera la risposta appare "se non inveritiera, quantomeno inverosimile o strana".

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La procura di Trento ha chiesto l'archiviazione per l'indagine, con tre indagati, relativa alla presunta "associazione a delinquere di stampo mafioso riconducibile al decesso di Marco Pantani". Dopo oltre un anno di indagini e più di 70 persone informate sui fatti ascoltate, la pm della Dda, Patrizia Foiera, ha messo nero su bianco 150 pagine di verbale evidenziando, come apprende LaPresse, che "per identificare i responsabili e attribuire le responsabilità, secondo la ragionevole previsione di condanna condizionata anche dal tempo trascorso non hanno agevolato un riscontro logico-probatorio alle dichiarazioni all'epoca rese". Sotto la lente della procura, l'ombra della camorra che sarebbe intervenuta per negare la vittoria del campione romagnolo al Giro d'Italia del 1999. La mattina del 5 giugno di 26 anni fa, a Madonna di Campiglio, quando il 'Pirata' era saldamente al comando della classifica un controllo ematico lo escluse dalla corsa, con la vittoria in tasca ma con il sospetto che le provette fossero state alterate.

La rivelazione di Vallanzasca

Sul 'caso Pantani' aveva parlato anche Renato Vallanzasca e dieci anni fa rivelò che "mi dissero di scommettere contro il Pirata perchè non avrebbe finito il Giro altrimenti la camorra sarebbe andata in bancarotta". I fatti di Madonna di Campiglio, riportati alla luce dalla Commissione antimafia, hanno convinto anche il gip di Trento che ha disposto la riapertura delle indagini. Intercettazioni telefoniche e ambientali, assunzioni di testimonianze mai prima assunte, acquisizioni di device in uso a collaboratori di giustizia e acquisizioni di atti da altre procure: la magistratura di Trento, pur sapendo che giuridicamente i reati presunti erano prescritti, ha lavorato per fare luce e ridare dignità alla figura umana e sportiva di Pantani.

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