Tuttosport.com

Magnini dopo la squalifica per doping:
© LaPresse
0

Magnini dopo la squalifica per doping: "Strano non sia stata ascoltata Federica Pellegrini"

Le parole dell'ex campione del mondo italiano di nuoto lasciano spazio a dubbi e domande. "Provvedimento basato su supposizioni dell'accusa" dichiara il pesarese che potrebbe fare ricorso al Tas

sabato 25 maggio 2019

TORINO - Dopo la conferma della squalifica di 4 anni per doping, Magnini ritorna a parlare e a dire la sua riguardo al provvedimento disposto dal Tribunale antidoping per tentato uso di sostanze dopanti. "Sono stati i due anni più brutti e duri della mia vita ma allo stesso i tempo i più belli, grazie a Giorgia (Palmas, la compagna, ndr)questo il pensiero di Filippo Magnini sulla lunga trafila burocratica iniziata con il deferimento della scorsa estate. Non ci sta Magnini che non accetta la decisione tribunale e pensa ad un ricorso al Tas, con qualche perplessità: "Pesano su questa mia decisione l'ulteriore e ingente sforzo economico che dovrei sostenere e una incertezza latente su una vicenda che ha tanti lati oscuri"

"Squalificata basata su supposizioni dell'accusa"

Molte prove e documenti, secondo l'ex nuotatore pesarese, "sono state ignorate" e lo hanno costretto ad allontanarsi "dall'unica cosa per cui ho sacrificato tutta la mia vita, il nuoto". Ci sono molte cose che non tornano in questa vicenda secondo Magnini, a partire dalla presunta sostanza dopante e dalla disparità di trattamento riservata al suo compagno di squadra Michele Santucci, assolto in appello: "A me la sua motivazione non piacerebbe, venire assolto perché alla fine lui ha desistito nel fare una cosa, sinceramente non ha mai desistito perché non ha mai avuto intenzione di far niente - ha proseguito il campione del mondo sui 100 metri stile libero nel 2005 e 2007 - Sono felicissimo per lui ma è ovvio che qualcosa stride". A Filippo Magnini non va giù neanche il modus operandi della giustizia sportiva che lo ha condannato, in controtendenza rispetto al procedimento penale, in cui è stato scagionato perchè estraneo ai fatti: "da questo processo esco fuori con tante domande e la certezza dei miei fatti" ammette l'ex campione italiano di nuoto.

Il mistero sul controllo del prodotto e il silenzio di Malagò

"Nelle registrazioni si evince che il controllo che volevamo fare era sul prodotto, come è stato detto dallo stesso sostituto procuratore, e non sulle urine - ha sottolineato Magnini riguardo questo mistero -. Il controllo del prodotto è consentito e si può fare, nel mio caso si passa a quello sulle urine". L'ex nuotatore azzurro, accusato di farsi assistere dal nutrizionista Porcellini per l'assunzione di integratori 'plus', ha fornito poi la sua versione anche su quest'ultima parola. "E' un termine normale che si usa per integrazione superiore, più accurata, certo io in quei periodi andavo a Livigno, in montagna, e non si sono documentati sul fatto che l'integrazione deve cambiare durante un periodo in altura - ha raccontato - Si rischia l'overtraining se non si fa integrazione mirata, visto che questa parola plus ai loro occhi sta a indicare doping", ha aggiunto prima di mostrare una serie di prodotti, leciti e più o meno comuni, tutti con la parola plus. Magnini, proseguendo nella sua disamina, ha punzecchiato anche il presidente del Coni Giovanni Malagò. "A me dispiace il fatto di aver visto che in altre occasioni anche in casi di doping chiaro almeno una frasetta è stata detta - ha evidenziato - Quello si, in un caso come il mio in cui non c'è un caso doping...". Dal mondo del nuoto, però, Magnini non si è sentito abbandonato visto che dichiara: "Ho avuto compagni di squadra che subito si sono schierati dalla mia parte anche pubblicamente, Dotto, Paltrinieri, Martinenghi, ci sono stati anche tanti atleti internazionali - ha sottolineato - La federazione a dir la verità ha fatto subito un comunicato stampa e dopo il primo grado più volte ha ribadito di essere totalmente al fianco dei ragazzi che conosce e comunque sanno determinati meccanismi. Poi però si è limitato a questo".

Anche la Pellegrini non si è espressa

Federica Pellegrini, che all'epoca dei fatti era la compagna di Filippo e conosceva a sua volta il dottor Porcellini, non è stata ascoltato e Re Magno esprime i suoi dubbi a riguardo: "Mi fa strano che non abbia a sua volta rilasciato una dichiarazione o una qualche parola su tutta questa vicenda, ma ognuno fa le sue scelte e ognuno decide cosa è meglio fare - ha evidenziato il pesarese - Ovviamente il punto di domanda più grosso è come mai un procuratore che dovrebbe cercare di avere una posizione più chiara su tutta vicenda non senta la persona che in quegli anni in quel momento era la mia compagna del tempo, con la quale convivevo, avevamo rapporto professionale con la stessa squadra e anche lei era seguita dal dottore Porcellini. Sono sicuro che la sua verità avrebbe confermato il fatto che il dottor Porcellini non ha mai proposto o dato integratori illeciti agli atleti". Così ha parlato Filippo Magnini in attesa di nuovi eventuali sviluppi su una situazione che non sembra ancora del tutto chiara nonostante la sentenza del Tribunale antidoping.

Doping Magnini Nuoto

Commenti

La Prima Pagina