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Curtis, difesa e caduta. Quadarella, più di così...

Sara record nei 50 sl contro gli haters  poi però è la prima esclusa dalla finale. Barelli: «Un esempio, ora Ius Scholae»
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Giandomenico Tiseo Giandomenico Tiseo

Pubblicato il 03.08.2025, 13:30

4 min

Penultima giornata dei Mondiali di nuoto in vasca lunga a Singapore messa alle spalle e Ital-nuoto che non ha aggiornato il proprio medagliere tra le corsie. Sempre sei top-3 (1 oro, 4 argenti e 1 bronzo), ieri incetta di quarti posti: 4x100 stile libero mista, Leonardo Deplano nei 50 sl e Simona Quadarella negli 800 sl. La romana è giunta ai pedi del podio nonostante un altro record europeo (8’12”81), costretta ad alzare bandiera bianca al cospetto di Katie Ledecky (8’05”62), Lani Pallister (8’05”98) e di Summer McIntosh (8:07.29), con crono da top-10 all time. Da annotare il 7° posto di Silvia Di Pietro nei 50 farfalla e l’8° di un poco ispirato Thomas Ceccon nei 100 del medesimo stile. Si sperava che quest’oggi nella finale dei 50 sl femminili ci sarebbe stata Sara Curtis. La 18enne di Savigliano, probabilmente, non ha gestito nel migliore dei modi l’impegno tra batteria e semifinale, volendo dare una risposta agli haters nelle heat mattutine col nuovo record italiano di 24”41, ma non replicando nel penultimo atto: 24”48, prima atleta esclusa dalla finale. 

Il messaggio di Sara 

«Se ho fatto il primato italiano devo ringraziare gli haters che mi danno grandi motivazioni, possono considerarli i primi fans» ha dichiarato l’azzurra dopo le batterie. Un commento che si lega alla vicenda di alcuni mesi fa in cui Curtis aveva lamentato l’interazione discriminatoria nei suoi confronti, sulle sue origini e sull’italianità dei propri record. A questo proposito, il presidente federale Paolo Barelli ha voluto prendere una posizione netta: «Provo un profondo ribrezzo quando leggo commenti razzisti, ignoranti e violenti sui social network, in passato anche associati a post che riguardano la giovane atleta Sara Curtis sostenuta da un tifo privo di confini. Questi commenti insultano la dignità, la civiltà; sono manifestazioni di un’ignoranza che fa più rumore del merito, del sacrificio e dell’impegno. Sara è un esempio straordinario, come atleta e come persona. È italiana e nostra connazionale, cresciuta in questo Paese, formata nelle sue scuole, educata ai valori dello sport e del rispetto dalla sua meravigliosa famiglia. La sua storia parla di talento, ma soprattutto di disciplina, passione e senso del dovere. Come primo firmatario della proposta di legge sullo Ius Scholae (l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei minori stranieri regolari che studiano con profitto in Italia) credo profondamente che la cultura, la formazione scolastica, l’educazione, siano l’antidoto al razzismo ed elemento di integrazione. Sara, qualora dovessi essere offesa ‘non ti curar di loro, ma guarda e passa’. Tali commenti non sarebbero degni di attenzione!». Un aspetto critico quest’ultimo, che potrebbe aver inciso nell’approccio alla gara dell’azzurra: «I 50 sono una gara particolare, ogni dettaglio deve essere perfetto. Sapevo che non era facile entrare in finale. Imparerò molto da questo piccolo passo falso». Una lezione da imparare.
 

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