© Getty ImagesTutto gigantesco, come le centinaia di milioni che Turki Al-Sheikh ci sta mettendo perché l’Arabia Saudita sia ricordata come il regno dei grandi match della boxe del Duemila. Al-Sheik è un signore che siede sempre in prima fila, a bordo ring, impegnato a gestire l’Autorità generale del divertimento saudita e pronto a sborsare 190 milioni di dollari a due pugili (114 al campione, 76 allo sfidante) per riproporre il meglio che la odierna malconcia boxe possa offrire. Ci risiamo con i due figli dell’Europa pugilistica: Oleksandr Usyk, 37enne ucraino con il fisico da massimo leggero e 14 successi per ko su 22 match, e il colosso britannico Tyson Fury, 36 anni, 24 ko su 36 match e 10 milioni di followers, che, però, ha scoperto non basti chiamarsi Tyson per stendere gli avversari. Eppure i due affascinano, graziati da un certo appeal. Diciamo Europa perché il mondo dei massimi è stato, per tradizione e per lunghi anni, regno degli americani: con qualche guizzo europeo (Primo Carnera, il tedesco Max Schmeling). Ma da Lennox Lewis, inglese di origine canadese, in poi il vecchio Continente ha piantato i suoi muscolosi virgulti e non ha mollato la presa. Ed oggi gli americani cercano un colosso credibile.
Scontro fra titani
Quindi stasera (Dazn in pay per view dalle 16.30) Usyk e Fury replicheranno lo scontro di maggio vinto dall’ucraino con decisione non unanime, ma dopo aver fatto contare il britannico nel nono round. In tal modo Usyk ha rispolverato l’idea del campione unico dei massimi (sigle Wba, Wbc, Wbo, Ibf), 25 anni dall’ultimo: appunto Lennox Lewis che, con questi due, avrebbe detto la sua. Sfida sempre a Riad, ma le sigle in palio saranno tre (Ibf si è sfilata cercando un altro campione), prevista la diretta in 137 paesi che, in maggio, coinvolsero un pubblico straordinario: 560 milioni di telespettatori. L’incertezza del pronostico a creare curiosità, convinti che il duo rappresenta forse il meglio che ci sia fra le corde. Certamente i migliori pesi massimi del momento. Però sgusciamo via dai raffronti con Joe Louis e Muhammad Alì, Jack Johnson e Jack Dempsey, Bob Fitzsimmons e Gene Tunney (mai abbastanza considerato), Rocky Marciano e Sonny Liston, George Foreman e Joe Frazier per infine arrivare a Mike Tyson. Al-Sheikh, 43enne appassionato, avrebbe avuto altri occhi e sborsato forse cifre anche più folli. Pensate che, per rilanciare quella da tutti definita la Bibbia del pugilato mondiale, ossia la rivista “The Ring” nata dall’idea di Nat Fleischer, santone giornalistico della boxe, il manager saudita ha versato 10 milioni di dollari a Oscar De La Hoya, antico campione diventato imprenditore che ne aveva rilevato la testata per 7 milioni di dollari. Storie di un’altra epoca quelle raccontate da “The Ring”, i campioni di stasera sono di un pianeta pugilistico con luce fioca. Fury talvolta sembra un buttafuori più che un pugile e ha già detto di sentirsi in "modalità distruzione. Gli farò un sacco di male".
