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Non conto più i miei studenti, quelli avuti a lezione in Università a Roma, Firenze, Milano, Padova, Udine con le ore, poche o molte che fossero, che scorrevano veloci come deve essere quando si avverte vocazione e gioia. Mi appaiono a distanza di lustri i loro volti, le espressioni di soddisfazione o di rammarico, per un esame superato, una valutazione che portava sconforto o una breve rabbia. Trovarsi davanti un atleta cui poter dare qualcosa in fatto di umanesimo, letteratura
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