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A piedi scalzi per scrivere la storia, 60 anni di Abebe Bikila

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Olimpiadi di Roma, 1960, quelle del grandissimo Abebe Bikila, l'atleta etiope che vinse uno storico oro olimpico che segnò la storia di maratona

 

A piedi scalzi per scrivere la storia, 60 anni di Abebe Bikila
 Cesare Monetti venerdì 4 settembre 2020

‘Prima di Abebe Bikila non c’erano corridori in Africa’ -  Time - Haile Gebrselassie, 2008.

 ‘Volevo che il mondo sapesse che il mio paese, l’Etiopia, ha sempre vinto con determinazione ed eroismo’  Abebe Bikila

 Abebe Bikila, solo a pronunciare questo nome vengono i brividi, l’etiope dallo sguardo fiero e modesto, il leone d’Etiopia, il maratoneta olimpico dalle origini contadine poi diventato anche  guardia del corpo personale dell'imperatore Hailé Selassié, un uomo in grado di sopportare qualunque fatica, un uomo semplice a cui è toccata la sorte di rappresentare non solo la sua nazione, ma un intero continente: l’Africa che si liberava dal colonialismo europeo. Un apripista, dopo di lui e ispirati da lui, migliaia di etiopi hanno capito che potevano dettare legge nel podismo di fondo.

A piedi scalzi per scrivere la storia, 60 anni di Abebe Bikila

L’INVISIBILE - Abebe che alle Olimpiadi di Roma del 1960 era arrivato grazie all’insistenza con il governo etiope da parte del suo allenatore Onni Niskanen, svedese di origini finlandesi, ma anche grazie all’infortunio di Abebe Wakijera, qualificatosi prima di lui, ma che da irresponsabile si mise a giocare una partita di pallone il giorno prima di partire per l’Italia.

A piedi scalzi per scrivere la storia, 60 anni di Abebe Bikila

Bikila, l’invisibile a tutti, l’unico realmente consapevole della propria forza, che di Roma non aveva visto nulla perché era impegnato a studiare il percorso correndolo tutto diviso tratto per tratto. Ha scritto la storia delle Olimpiadi di Roma 1960, quelle che tutti ricordiamo anche dello sprint d’oro di un giovane Livio Berruti sui 200 metri, notti magiche per davvero. Abebe, colui che vinse la prima medaglia d’oro olimpica del continente africano, la prima di un nero in maratona, colui che migliorò il record olimpico (2h15'16") e tutto questo correndo senza scarpe. A piedi nudi. Abituato com’era alle infuocate, polverose e sassose strade d’Etiopia. Abebe che conosceva gli avversari, specialmente Abdesalem Rhadi, e se ne guardava in gara, ma loro non conoscevano lui, il numero 11, scritta bianca su sfondo nero: staccò il suo avversario, pare proprio sotto l’obelisco di Axum, trafugato da Mussolini nel 1937 come trofeo del colonialismo italiano in Etiopia, e corse a vincere al buio sotto l’Arco di Costantino.  

A piedi scalzi per scrivere la storia, 60 anni di Abebe Bikila

CHE GARA - Roma doveva essere affascinante più di sempre quella sera di fine estate in cui si è corsa la Maratona Olimpica del 1960. A dare un sapore magico ad una città che pulsa di storia e bellezza in ogni angolo anche le fiaccole disposte lungo il percorso e, per la prima volta, le riprese televisive. Tanta gente in strada, si vociferava che i russi avrebbero vinto, italiani pochi e non in lizza per vincere. L’Appia Antica finalmente parata a festa dopo un periodo di negligenza, l’obelisco di Axum e l’Arco di Costantino. Un uomo dalla pelle nera al comando, una volata pazzesca, la vittoria sconvolgente, a piedi nudi perché, come disse dopo: "corro scalzo per sentire meglio cosa mi sussurra la strada".

Tantissimi sono stati ispirati da Bikila, nel 2010 a Roma nella Maratona del cinquantenario delle Olimpiadi, a trecento metri dal traguardo Siraj Gena rallentò per togliersi le scarpe e vincere in 2h08’39” e disse: “Bikila per me è sempre stato una fonte di ispirazione enorme. È lui che mi ha dato la forza per vincere questa maratona e ho voluto sentire cosa si prova a superare la linea d’arrivo a piedi nudi, come ha fatto lui quella volta".

A piedi scalzi per scrivere la storia, 60 anni di Abebe Bikila

VITTORIA BIS A TOKYO - Abebe che dopo i successi atletici vide il suo nome ad intitolare stadi e strade e la sua storia raccontata nei film, ma anche il suo nome scritto in modo grezzo su una “targa” in lamiera esposta nel villaggio dove ha visto la luce, anche se nessuno sa precisamente quando sia nato, ufficialmente è il 7 Agosto 1932, ma i dubbi sono tanti; Abebe, che se vedesse l’Etiopia oggi correre ne sarebbe fiero e potrebbe raccogliere i frutti della sua fatica e dei suoi sacrifici; che non conosceva fatica e quattro anni più tardi vinse anche le Olimpiadi di Tokyo dopo sei settimane da un intervento per appendicite, niente allenamenti. Però in quell’occasione gareggiò con le scarpe e fece anche il nuovo primato mondiale, in Giappone in quel periodo era venerato più di un dio, forse anche dell’Imperatore. Abebe che, dopo essere stato il primo uomo a vincere due maratone olimpiche, per giunta migliorando il tempo finale, era diventato un animale in gabbia dopo l’incidente del 1969 ad Addis Abeba che, per ironia della sorte, lo ha privato dell’uso delle gambe, il motore di tutta la sua vita. Paralizzato dalla vita in giù. Provò a diventare un campione del tennis tavolo e partecipò anche alle Paralimpiadi del 1972 di tiro con l’arco, per poi morire l'anno successivo, all'età di 41 anni, per un'emorragia cerebrale.

Come 60 anni fa Roma è sempre bellissima, viverla da maratoneta ripercorrendo i km che hanno reso queste gesta una storia che ha cambiato il mondo dello sport è un privilegio. Con i suoi sampietrini, i monumenti, il lungotevere, l’aria di primavera, correndo l’Acea Run Rome The Marathon sarà l’occasione di vivere le emozioni di questa storia dai mille risvolti, sarà l’opportunità per migliaia di persone di sentirsi un po' Abebe Bikila.

 

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