Sci: l'addio di Celina Seghi, il Topolino nelle Nevi che batteva Zeno Colò

Scompare a 102 anni la pioniera della Valanga Rosa. Il fratello maestro all'Abetone, la scuola dei balilla, gli sci di faggio e il foulard in testa. L'oro mondiale a Cortina 1941 cancellato per la guerra, poi il bronzo ad Aspen 1950
Sci: l'addio di Celina Seghi, il Topolino nelle Nevi che batteva Zeno Colò© ANSA

È sempre stata un’anomalia. Fin dalla nascita, che i documenti ufficiali indicano avvenuta l’8 marzo 1920, anche se in realtà aprì gli occhi due giorni prima in un’Abetone innevato. Perché allora le montagne erano bianche anche sugli Appennini. Non come adesso, coi ghiacciai brulli e chiusi, costringendo le sue eredi (Sofia Goggia e compagnia) ad allenarsi in palestra e aspettare la trasferta in Patagonia per mettere gli sci.

Centodue anni dopo, in una notte di temporali che hanno raffreddato questa torrida estate, Celina Seghi li ha chiusi definitivamente i suoi occhi da tigre, quelli che Julio Velasco ha insegnato ad avere, ma che questa toscana ribelle e pioniera dell’Italia fascista ha sempre avuto, meritando col bronzo nello slalom ai Mondiale 1950 l’appellativo di “Tigre di Aspen”, in perfetta dicotomia con l’altro, il “Topolino delle nevi”, affibbiatole per la corporatura minuta. Ma basta guardare con attenzione le foto dell’epoca per capire chi era, Celina Seghi. Ringhiava ai paletti di legno nodoso scendendo su piste non battute e sci di faggio e frassino, fissati con molle a scarponi di cuoio nero con lacci bianchi. Niente occhiali, un foulard in testa quando si lanciava in discesa, sfidando e spesso battendo pure i maschi. Compreso una volta Zeno Colò, compagno di classe. Quel giorno l’oro di Olso ’52 (quando Celina arrivò 4ª come a St.Moritz ’48) usò l’ironia per giustificarsi: «Andava di fretta, aveva paura dei branchi di lupi che giravano nel bosco». Ma il padre l’aspettò sull’uscio di casa con un paio di ferri da maglia.

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Celina ricordava con fastidio l’episodio. Femmina fino in fondo, sempre col rossetto sulle labbra e lo smalto rosso alle unghie; maschio nell’anima. Forse perché, ultima di otto figli, è crescita in mezzo ai maschi, col fratello Gino, più vecchio di vent’anni, primo maestro di sci. Litigavano perché la costringeva ad allenamenti massacranti. Poi l’Accademia femminile fascista di educazione fisica a Orvieto, indirizzata da Renato Ricci, l’allora presidente della federsci e Onb, l’Opera Nazionale Balilla, che ne aveva individuato le qualità per aprire un mondo inesplorato: quello dello sci femminile quando la Valanga Rosa non era neppure un concetto immaginabile.

Aveva ragione Ricci. Lo dicono i numeri di una carriera iniziata quattordicenne ai campionati italiani del ’34 e chiusa vent’anni dopo ai quelli di casa, nel suo Abetone, con 37 medaglie tricolori e quel bronzo iridato che la ripagò solo in parte del “furto” di Cortina 1941. I Mondiali disputati mentre le bombe distruggevano l’Europa e per questo la Fis non li omologò. Celina però sulle nevi che nel 2026 ospiteranno i terzi Giochi bianchi italiani conquistò l’oro nello slalom (e l’argento in combinata) rifilando tre secondi alla campionessa olimpica Christl Cranz, la tedesca regina dell’epoca. Il suo ricordo più bello. Come la “K” di diamanti, il mitico trofeo dell’Arlberg-Kandahar conquistato nel 1948, ribadito l’anno dopo vincendo lo slalom con un braccio legato perché rotto in discesa (arrivando al traguardo…) e dovendo ripetere la seconda manche per il guasto del cronometraggio.
Topolino-Tigre. Mai arrendersi, tanto meno scendere a patti. Diventata maestra di sci, non ha mai insegnato perché non sopportava i genitori invasivi e ossessivi. «Lo sci è divertimento, specie a quell’età» diceva, inascoltata. Però i bambini, lei che non li ha avuti, sposandosi nel 1970 dopo un infinito corteggiamento del medico pistoiese Fiorino Fiorineschi, li ha sempre amati, concedendosi spesso come apripista al Pinocchio sugli Sci insieme all’amico Alberto Tomba. C’è una foto meravigliosa del 1986 che la ritrae in tuta dai colori vivaci. Come quella che nel 2001, a ottantun anni, ha messo per sorvolare la sua montagna col parapendio, in tandem con un’istruttore, raccontandogli di quando c’era solo la neve. Ciao Celina.
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