Il Como "viola" le regole dell'amichevole contro l'Italia

L'8 novembre 1945 un'amichevole tra la squadra lombarda, che sta attraversando un periodo di crisi societaria, e la Nazionale si conclude con un convulso epilogo. Quel giorno, in Russia, fa notizia l'assenza di Stalin alle manifestazioni per l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre
10 marzo Entro questa data dovrà chiudersi il fascicolo del procuratore  capo della Figc, Giuseppe Chiné, per l'inchiesta sulla cosiddetta  "manovra stipendi" e compensi agli agenti. La Procura Figc deciderà poi se deferire o meno gli indagati© Bartoletti

La giornata dell'8 novembre 1945 è consegnata agli archivi come una delle più convulse che si ricordino in tema di Nazionale. Messo in pausa il campionato per via dell'imminente amichevole contro la Svizzera, infatti, gli azzurri si radunano a Como per lavorare in vista del test a Zurigo. Proprio in quest'ottica, dunque, viene allestito un allenamento congiunto con la locale formazione del Como, impelagata in una profonda crisi societaria. Uno scenario che porta i nervosi giocatori di casa a disobbedire alla richiesta dello staff dell'Italia di scendere in campo con uno schieramento all'antica e non secondo il “sistema”, così da ricalcare la disposizione degli elvetici. Il Como, al contrario, si getta nella mischia battagliando con furore su ogni pallone e secondo i propri schemi, fino a quando alcuni componenti dello staff azzurro chiedono espressamente loro di rispettare gli accordi. A quel punto, diversi giocatori locali abbandonano il campo a partita in corso in segno di riluttanza.

L'assenza di Stalin alle manifestazioni per l'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre

L’8 novembre 1945, giorno successivo alle manifestazioni organizzate a Mosca per l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, il corrispondente nella capitale russa della Agence d’Edition et de Presse francese riferì che l’assenza di Stalin, non certo passata inosservata, derivasse da un peggioramento delle sue condizioni di salute. A fine ottobre, in effetti, il generalissimo aveva avuto un leggero attacco cardiaco e sette dottori, chiamati d’urgenza al suo capezzale che si trovava presso Sochi, sul Mar Nero, gli prescrissero alcune settimane di riposo. Fino all’ultimo momento le sue condizioni sembrarono migliorare, tanto da ottenere il nulla osta per volare a Mosca, ma senza poter prendere la parola durante le manifestazioni: nella notte del 4 novembre, però, le sue condizioni peggiorarono nuovamente. Questo gli impedì di affrontare quel viaggio e indusse la figlia a lasciare immediatamente Mosca per raggiungerlo in Crimea.

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