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Le Foche: "Coronavirus meno aggressivo, può sparire come la Sars"

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Parla l'immunologo dell'Umberto I di Roma: "I casi che finiscono in terapia intensiva ora sono rarissimi"

Le Foche:
© ANSA
mercoledì 6 maggio 2020

ROMA – Nuovi scenari confortanti nella lotta al Coronavirus arrivano da Francesco Le Foche, immunologo del Policlinico Umberto I di Roma: “Questo virus ancora non ci dice con certezza se sviluppa anticorpi di protezione o meno, dobbiamo essere molto cauti sull'interpretazione dei test sierologici – ha detto a Rai Radio 2, nella trasmissione ‘I lunatici’ -  certo è che ci sono dei progressi importantissimi, come per esempio l'anticorpo chimera, il cui nome tecnico è 47d11, un anticorpo un po' particolare che ci dice essere sicuramente neutralizzante. Questa è una notizia importante. L'università di Utrecht, in Olanda, ha pubblicato su Nature, la notizia di aver sviluppato un anticorpo monoclonale. Un anticorpo fatto in laboratorio, che si può riprodurre continuativamente”.

Il Coronavirus può sparire

"Questo anticorpo si lega all'arpione del virus e non permette all'arpione del virus di agganciare la cellula – ha spiegato ancora La Foche - è un anticorpo neutralizzante che non è un vaccino. Si chiama immunoterapia passiva. Oggi si parla molto del plasma, questa è una cosa simile, ma fatta in laboratorio e con gli anticorpi selettivi, che funzionano. Insomma, è stato trovato un anticorpo che potrebbe essere utilizzato per una terapia. Non è una cosa immediata, ma un progresso fondamentale perché può essere utilizzato come anticorpo neutralizzante ed essere attivo su questo virus, perché è specifico. Questo anticorpo era già stato studiato per la Sars, si è visto che questo studio è stato messo in campo già all'epoca. Poi non è stato utilizzato perché la Sars nel luglio del 2003 se ne è andata completamente. Probabilmente succederà anche con il Covid 19. Spero non si utilizzi mai questo anticorpo, ma è un ausilio fondamentale. Il Coronavirus sembra comunque ridurre la sua potenza virologica e dare delle sindromi meno gravi".

Coronavirus meno aggressivo

Oggi vediamo delle sindromi meno importanti dal punto di vista clinico – le parole di La Foche - questo potrebbe essere dato da una riduzione della virulenza del virus. Io sono un clinico, sul campo vedo delle sindromi meno aggressive. E come me, sul campo, lo hanno visto altri colleghi. Come il professor Bassetti o il professor Muzzi, persone di alto profilo che hanno interpretato anche loro questa riduzione di casi clinici importanti. Riserviamo la terapia intensiva a casi rarissimi, nel resto dei casi ci troviamo davanti a delle sindromi meno aggressive”.

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