Papa Francesco è morto: il Pontefice aveva 88 anni

Ad annunciarlo è il cardinale Farrell nel corso di una diretta da casa Santa Marta: "Con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre"

Papa Francesco è morto. Il pontefice si è spento all'età di 88 anni. Ad annunciarlo è il cardinale Kevin Joseph Farrell nel corso  di una diretta da casa Santa Marta:“Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa. Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati. Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l'anima di Papa Francesco all'infinito amore misericordioso di Dio Uno e Trino.”

Il lungo ricovero e l'ultima benedizione

Il 23 marzo, il pontefice era stato dimesso dal Policlinico Gemelli dopo il lungo ricovero dovuto al riacutizzarsi della bronchite e l'insorgere di un'infezione polimicrobica alle vie respiratorie. Nella domenica di Pasqua, aveva comunque incontrato il vicepresidente degli Usa J.D. Vance, per poi affacciarsi dalla Loggia per il tradizionale Urbi et Orbi. Questa le sue ultime parole, prima di lasciare la benedizione al mons. Diego Ravelli:"Cari fratelli e sorelle, Buona Pasqua. Incarico il Maestro delle Cerimonie di leggere il messaggio". Poi, il saluto ai fedeli dalla popamobile.

Dal noviziato nei Gesuiti al vescovado di Buenos Aires

Jorge Mario Bergoglio nasce il 17 dicembre 1936 a Buenos Aires. Figlio di emigranti piemontesi, circostanza questa che segnerà il suo magistero, inizia un percorso che lo porta al diploma come tecnico chimico. "A 17 anni, ero uno studente e lavoravo, avevo i miei progetti. Non pensavo affatto di diventare sacerdote, ma un giorno entrai in parrocchia e lì c'era Dio, ad aspettarmi”. Da qui la svolta che lo porterà a diventare l'erede di Pietro. L’11 marzo 1958 inizia il noviziato nei Gesuiti. Dopo gli studi umanistici in Cile, nel 1963, tornato in Argentina, si laurea in filosofia al collegio San Giuseppe a San Miguel. Fra il 1964 e il 1965 è professore di letteratura e psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fé. Dal 1967 al 1970 studia teologia laureandosi sempre al collegio San Giuseppe. Il 13 dicembre 1969 è ordinato sacerdote dall’arcivescovo Ramón José Castellano. Il 31 luglio 1973 viene nominato provinciale dei gesuiti dell’Argentina. Negli anni '80 vive in Germania per ultimare la tesi dottorale tornando in Argentina nei primi anni Novanta. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo titolare di Auca e ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno riceve nella cattedrale l’ordinazione episcopale proprio dal cardinale e il 3 giugno 1997 viene promosso arcivescovo coadiutore di Buenos Aires.

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Il gesto più forte del pontificato

Passati neppure nove mesi, alla morte del cardinale Quarracino gli succede, il 28 febbraio 1998, come arcivescovo, primate di Argentina, ordinario per i fedeli di rito orientale residenti nel Paese, gran cancelliere dell’Università Cattolica. Nel Concistoro del 21 febbraio 2001 è cardinale da San Giovanni Paolo II e nell'aprile del 2005 prende parte al Conclave che poi eleggerà Benedetto XVI. In questo conclave sembra che Bergoglio avesse preso dei voti per puntare al papato. Appuntamento solo rimandato visto che viene eletto Papa nel conclave del 2013 dopo la storica rinuncia di Joseph Ratzinger. A poco più di un mese dalle dimissioni di Benedetto XVI, il 13 marzo 2013 i cardinali elettori lo scelgono come 265esimo successore di Pietro. Un vescovo venuto "quasi dalla fine del mondo" si definì il Papa nel suo saluto dopo l'elezione. Primo Papa argentino della storia della Chiesa, sceglie il nome di Francesco, nel ricordo del Poverello di Assisi. Un nome che è anche un manifesto visto che al centro del suo pontificato Bergoglio mette subito gli ultimi, i poveri e tutte le persone in cerca di speranza come i migranti e i detenuti. Ai primi dedica uno dei gesti più forti del suo Pontificato, il viaggio a Lampedusa del luglio 2013, circostanza in cui denuncia "la globalizzazione dell'indifferenza". Ai secondi dedica una Porta Santa speciale nel carcere di Rebibbia in occasione del Giubileo della Speranza nel 2025.

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La pandemia e il Giubileo della Speranza

In mezzo tanti appelli e richiami per far comprendere al mondo che si tratta di fratelli da non considerare come persone di 'serie B'. Prima del Giubileo della Speranza Bergoglio, nel 2016, indice l'Anno Santo Straordinario della Misericordia aprendo, per la prima volta nella storia, una Porta Santa in Africa, precisamente a Bangui nella Repubblica Centrafricana. Segno di un'altra missione del Papa argentino: l'attenzione alle periferie. Papa Francesco è anche il Papa che ha guidato la Chiesa nel contesto della "Terza Guerra Mondiale a pezzi", definizione da lui usata per definire i conflitti tra Russia e Ucraina, la situazione in Medioriente e tante gravi crisi militari e umanitarie in Africa. Anche su questo tema il Papa non ha mai fatto mancare la propria voce denunciando sempre che "la guerra è una sconfitta". Bergoglio è poi anche il Papa che ha impresso la svolta in relazione al tema della pedofilia e degli abusi nella Chiesa Cattolica, chiedendo "perdono" alle vittime, è il Papa che ha "scomunicato" i mafiosi con un'omelia pronunciata in Calabria nel giugno 2014 ed è sotto di lui che il mondo vive pandemia del Covid-19. L'immagine di lui, solo in una piazza San Pietro deserta sotto la pioggia per la benedizione Urbi et Orbi entra di diritto nella storia Francesco si è speso fino alla fine. I problemi ai polmoni hanno segnato la seconda parte del suo Pontificato. Nel 2023 è ricoverato a fine marzo per una bronchite. Il mondo trema, ma Bergoglio si riprende e celebra la Pasqua. Nel giugno dello stesso anno viene operato all'intestino. Il 2024 è segnato da diversi momenti di difficoltà respiratorie che lo costringono a rinunciare, più volte, alla lettura dei suoi testi.

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Bergoglio e l'ambiente

Gli effetti del cambiamento climatico, la necessità di proteggere la casa comune. È stato questo uno dei principali temi del pontificato di Papa Francesco. Una sfida che Bergoglio ha deciso di affrontare con un'enciclica, la 'Laudato Sì'. Scritta nel 2015, nel 2025 il decimo anniversario è stata diffusa con diversi tweet seguendo quello 'stile social' che ha caratterizzato il suo magistero. Il titolo dell'Enciclica richiama il ‘Cantico delle Creature’ di San Francesco d’Assisi. Se il Patrono d’Italia loda le opere della Creazione, Francesco firma una serie di riflessioni sulla cura della casa comune. Lo fa in sei capitoli: dall’analisi di quello che è successo alla terra alle linee di azione passando per il concetto di ecologia integrale e l’educazione alla spiritualità ecologica. ‘Laudato Sì’, ma non solo. Col passare del tempo il problema ambientale si aggrava.

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"Primo leader ad affrontare la crisi climatica"

Nel corso del decennio Greta Thunberg, con il suo sciopero per il clima ha dato il là a un movimento di protesta capace di coinvolgere milioni di giovani in tutto il mondo: i Fridays For Future. Francesco e Greta così diversi, così ugualmente determinati a dare una mano per salvare il Pianeta. E così l’incontro tra i due, avvenuto in Vaticano nel 2019, ha avuto il sapore di una investitura. L’incoraggiamento ad andare avanti da parte del Pontefice, il riconoscimento della ragazzina che ha sfidato Trump del Papa come “primo leader mondiale ad affrontare l’acuta crisi del clima”. Tutto questo prima del Covid. È il 2020 ed esplode la pandemia che cambierà il mondo e che porterà, ancora una volta, Bergoglio a riflettere sulla delicatezza della questione ambientale: “La pandemia del Covid – dice Francesco nel videomessaggio per la ‘Giornata della terra’ 2021 – ci ha insegnato questa interdipendenza, questo condividere il pianeta. Ed entrambe le catastrofi globali, il Covid e il clima, dimostrano che non abbiamo più tempo per aspettare. Che il tempo ci incalza e che, come il Covid-19 ci ha insegnato, sì abbiamo i mezzi per affrontare la sfida”.

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Il ruolo delle donne nella Chiesa di Bergoglio

Il Papa e le donne. Nel corso del suo Pontificato Bergoglio ha messo al centro la figura femminile aprendo a una vera e propria rivoluzione. "La Chiesa è donna" e "uno dei grandi peccati che abbiamo avuto è ‘maschilizzare’ la Chiesa", ha evidenziato in più occasioni Bergoglio che ha sempre esaltato il "coraggio" femminile. Un impegno, quello del Papa, volto anche ad affermare con forza il ruolo delle donne nella società perché le donne vanno rispettate per una società migliore. "Rispettiamo le donne. Rispettiamole nella loro dignità, nei loro diritti fondamentali. Se non lo facciamo, la nostra società non andrà avanti", aveva detto in un'intenzione di preghiera di un anno fa. Con le sue decisioni il Pontefice, nei fatti, ha operato una serie di cambiamenti epocali. Ultimo, in ordine di tempo, la nomina di suor Raffaella Petrini a presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Una nomina formalizzata dal letto dell'ospedale 'Gemelli' in una sorta di chiusura di un cerchio. Nel 2022 Francesco aveva nominato la stessa suor Petrini Segretaria generale del Governatorato, ruolo solitamente assegnato a un vescovo. Altra nomina che entra di diritto nella storia della Chiesa è quella di suor Simona Brambilla, primo Prefetto donna nella storia della Santa Sede. Prima di loro, nel 2016 il Papa aveva nominato Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, da sempre guidati da laici. Insomma le donne protagoniste della Chiesa. Ciò che non è cambiato, però, è l'approccio verso l'apertura al diaconato femminile. Su questo tema il no del Papa è rimasto fermo perché "dare loro spazio nella Chiesa non significa offrire un ministero" anche perché il tempo non è "maturo".

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La fratellanza per un mondo nuovo

 Fratelli tutti. Basta questo concetto, titolo di un'enciclica del 2020, per riassumere il cuore della dottrina sociale di Papa Francesco. Un appello, un sogno. Il desiderio, o meglio, la necessità della fratellanza in un mondo lacerato da tanti conflitti. Insomma, un mondo nuovo in grado di superare quella "globalizzazione dell'indifferenza" alla base di tante ingiustizie nel mondo. Sono 4 le encicliche firmate da Papa Francesco nel suo Pontificato: 'Lumen Fidei' 2013, 'Laudato Sì' 2015, 'Fratelli Tutti' 2020, 'Dilexit Nos' 2024. La 'Fratelli Tutti', enciclica firmata in un luogo simbolo, sulla tomba di San Francesco ad Assisi, indica che siamo tutti sulla stessa barca, che nessuno si può salvare da solo, ma promuovendo una fraternità realizzata con i fatti, non di parole. Promuovere una fraternità vera significa costruire ponti in un'epoca caratterizzata dall'innalzamento di muri. Nella dottrina sociale di Francesco trova un secco 'No' lo sfruttamento dei più deboli e degli indifesi. Francesco più volte ha posto attenzione al tema dell'ambiente, l’obbligo di curare la Casa Comune in un'epoca segnata dalla crisi climatica. Altro tema chiave per capire la dottrina di Bergoglio è la cancellazione del debito dei Paesi poveri, "una questione di giustizia". Una sfida che il Papa ha ripreso in occasione del Giubileo del 2025. Quello dedicata alla Speranza che non può non albergare nel cuore di ogni cristiano. Speranza, ma anche Misericordia. Il Papa più volte ha sottolineato che "Dio perdona tutto. Dio perdona sempre". Alla Misericordia ha dedicato il Giubileo straordinario del 2016 e, prima dell'Anno Santo, con una sorta di operazione di 'marketing' aveva lanciato la 'Misericordina' "un medicinale spirituale fa arrivare la misericordia nell'anima". Fratellanza e cura, speranza e misericordia. Perché, in fondo, il fine è tornare al cuore. Il Papa lo ha evidenziato nella 'Dilexit Nos', l’enciclica del 2024 dedicata all’amore umano e divino del Cuore di Gesù, altro momento chiave del pontificato di Papa Francesco. L’Ultima di Papa Francesco, in cui chiede a quel mondo “che sopravvive tra le guerre, gli squilibri socioeconomici, il consumismo e l’uso anti-umano della tecnologia” di “recuperare ciò che è più importante e necessario: il cuore”. Complessivamente sono queste le encicliche firmate da Papa Francesco nel suo Pontificato: 'Lumen Fidei' 2013, 'Laudato Sì' 2015, 'Fratelli Tutti'

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Al centro gli ultimi

Pace e ambiente, migranti e rinnovamento della Chiesa. Al centro gli ultimi, le periferie del mondo. Sono stati diversi i temi del pontificato di Papa Francesco. Temi affrontati sempre in maniera netta, chiara, con uno stile semplice e deciso. In testa quello della pace. Bergoglio non ha mai mancato di far sentire la sua voce nel contesto della "Terza Guerra Mondiale a pezzi". Dalla "martoriata" Ucraina alla situazione in Medioriente passando per i conflitti in Africa e alla situazione del Myanmar il Pontefice ha sempre ricordato a tutti che "la guerra è una sconfitta". Il secondo tema del pontificato di Papa Francesco è stato quello dell'ambiente. Affrontato ufficialmente con l'enciclica 'Laudato Sì', scritta proprio 10 anni fa. Forte l'impegno anche per i migranti: dallo storico viaggio a Lampedusa del luglio del 2013 in cui richiamò tutti a non cadere alla "globalizzazione dell'indifferenza" all’ultima condanna delle deportazioni dei migranti negli USA voluta dalla presidenza Trump. Il Papa ha lavorato molto anche per rinnovare la Chiesa. Dal ruolo delle donne, come la nomina di suor Raffaella Petrini a presidente del Governatorato della Città del Vaticano, alle tante nomine di vertice. Il rinnovamento della Chiesa è passato anche per il mea culpa sul tema degli abusi, una ferita aperta troppo a lungo nella Chiesa alla cui guarigione Bergoglio ha impresso un'accelerazione. Nel cuore del Papa lo spazio più grande è dedicato agli ultimi a cui ha pensato anche con gesti concreti come l'installazione di docce per senza tetto in Vaticano e recandosi personalmente anche nella alla favela di Varginha in Brasile. Tra loro, Bergoglio ha avuto nel cuore anche i detenuti. A loro ha voluto dedicare una Porta Santa speciale nel carcere di Rebibbia per il Giubileo del 2025. Da loro è andato il Giovedì Santo per la lavanda dei piedi della Messa in Coena Domini. E poi i bambini, da sempre nel cuore e nella mente di Bergoglio. Nello scorso febbraio il Papa ha tenuto il primo summit internazionale sui diritti dei bambini portando in Vaticano i leader del mondo per accendere un faro sulla situazione di tanti bambini che sono senza diritti.

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Papa Francesco è morto. Il pontefice si è spento all'età di 88 anni. Ad annunciarlo è il cardinale Kevin Joseph Farrell nel corso  di una diretta da casa Santa Marta:“Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa. Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati. Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l'anima di Papa Francesco all'infinito amore misericordioso di Dio Uno e Trino.”

Il lungo ricovero e l'ultima benedizione

Il 23 marzo, il pontefice era stato dimesso dal Policlinico Gemelli dopo il lungo ricovero dovuto al riacutizzarsi della bronchite e l'insorgere di un'infezione polimicrobica alle vie respiratorie. Nella domenica di Pasqua, aveva comunque incontrato il vicepresidente degli Usa J.D. Vance, per poi affacciarsi dalla Loggia per il tradizionale Urbi et Orbi. Questa le sue ultime parole, prima di lasciare la benedizione al mons. Diego Ravelli:"Cari fratelli e sorelle, Buona Pasqua. Incarico il Maestro delle Cerimonie di leggere il messaggio". Poi, il saluto ai fedeli dalla popamobile.

Dal noviziato nei Gesuiti al vescovado di Buenos Aires

Jorge Mario Bergoglio nasce il 17 dicembre 1936 a Buenos Aires. Figlio di emigranti piemontesi, circostanza questa che segnerà il suo magistero, inizia un percorso che lo porta al diploma come tecnico chimico. "A 17 anni, ero uno studente e lavoravo, avevo i miei progetti. Non pensavo affatto di diventare sacerdote, ma un giorno entrai in parrocchia e lì c'era Dio, ad aspettarmi”. Da qui la svolta che lo porterà a diventare l'erede di Pietro. L’11 marzo 1958 inizia il noviziato nei Gesuiti. Dopo gli studi umanistici in Cile, nel 1963, tornato in Argentina, si laurea in filosofia al collegio San Giuseppe a San Miguel. Fra il 1964 e il 1965 è professore di letteratura e psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fé. Dal 1967 al 1970 studia teologia laureandosi sempre al collegio San Giuseppe. Il 13 dicembre 1969 è ordinato sacerdote dall’arcivescovo Ramón José Castellano. Il 31 luglio 1973 viene nominato provinciale dei gesuiti dell’Argentina. Negli anni '80 vive in Germania per ultimare la tesi dottorale tornando in Argentina nei primi anni Novanta. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo titolare di Auca e ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno riceve nella cattedrale l’ordinazione episcopale proprio dal cardinale e il 3 giugno 1997 viene promosso arcivescovo coadiutore di Buenos Aires.

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