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Nba, LeBron James il più grande criticarlo non ha senso

King James sta trascinando Cleveland e punta alla quinta finale consecutiva. eppure non è riconosciuto come il più grande da tutti. Proviamo a dirvi perchétwitta

domenica 17 maggio 2015

TORINO - La verità è che il suo dominio sul gioco nell’ultimo decennio non si può discutere. Eppure il regno di LeBron James non è mai esente da critiche. E’ il paradosso della sua onnipotenza. Criticare LeBron è come cercare un difetto nella donna più bella del mondo - scegliete voi quale sia, se Charlize Theron, Scarlett Johansson o per i più giovani Emily Ratajkowski - oppure trovare un’imperfezione in un’opera di Michelangelo, in un film di Kubrick.

IL PIU' FORTE - King James, “il prescelto”, è semplicemente il più forte giocatore di basket sul pianeta. Forse il suo limite è essere venuto dopo l’epopea di Michael Jordan, il più grande di sempre. Ma non v’è dubbio che Lebron lo sia del suo tempo e lo sarà ancora per un po’. E in questi giorni, riflettendo sulla sua idea di mettersi in un ideale Mount Rushmore (la montagna dei presidenti scolpiti) dei canestri nel 2014, ebbene bisogna ammettere che non era campata in aria. Certo non aveva considerato, colpevolmente, Bill Russell. Ma Il suo impatto sul gioco e sul business Nba è di livello pari agli eterni del canestro. E per quanto riguarda il gioco, forse il problema per cui LeBron non emerge in tutta la sua grandezza agli occhi di chi non è cultore del basket è che sa fare tutto, troppo. E troppo bene.

MIGLIORA I COMPAGNI - Insomma, non è solo un realizzatore, non gioca per segnare sempre 40 punti. Non è un vincente? Non l’uomo dell’ultimo tiro? Mah, nella recente serie di semifinale a Est contro Chicago lo è stato eccome. E con Cleveland sotto 1-2, si è esaltato. A modo suo. Un paio di forzature e poi canestro decisivo allo scadere. Scegliendo lui il gioco e il tiro dall’angolo, liberandosi del difensore come se questi fosse una piuma. In gara 5 poi un dominio assoluto (da 38 punti, 12 rimbalzi e 6 assist), per raggiungere proprio MJ, unico finora capace di mettere almeno 30 punti, 5 rimbalzi e 5 assist in 51 partite playoff. E gara-6 nella casa che fu di Jordan? Ecco una partita al servizio dei compagni. Perché LeBron ha questo, migliora i compagni, rende più facile il loro lavoro. E’ alla quinta finale di Conference consecutiva, potendo agganciare la quinta finalissima. Non le ha vinte tutte, anzi al momento è al 50%. Ma non gioca da solo. Soprattutto non vuole farlo.

LA SIMPATIA - Forse il vero limite di LeBron è nella simpatia. Altri colpiscono di più l’immaginario. Perché sembrano terreni. Steph Curry è il più amato, anche secondo un recente sondaggio americano. Il 19% ha votato per il piccolo e magro fenomeno dei Warriors, il 18% per LeBron. Che fa discutere, divide in partiti, ma intanto fa notizia persino se si toglie la fascetta che gli cinge la testa - per mostrarsi più simile ai compagni, diceva - e poi la indossa di nuovo, perché... «mi ha “chiamato” lei prima della partita». Insomma, con la fascetta trascina, senza è membro del gruppo. Mai paritario, però. LeBron è unico, il primo da anni a poter coprire ogni ruolo, con perizia. Il primo con comprensione del gioco pari a un playmaker di livello assoluto, ma muscoli per giocare da lungo. se qualcuno lo odia (sportivamente) è perché lui è troppo dotato. E non gli si riconosce il progresso mentale compiuto intorno al 2011, a un’età già avanzata e da riccone, senza possibili stimoli. Se non se stesso. Nemmeno il ritorno a cada, Cleveland, lo ha reso più amabile. Lebron è il più grande e criticarlo, non ha senso. Eppure, se Cleveland dovesse uscire contro Atlanta, le accuse e i dubbi riaffiorerebbero. Da mercoledì la finale Est comincia, ma la verità è già scritta. Scegliete voi a chi deve stare a fianco. Ma LeBron è già leggenda. Icona del basket. Fenoomeno planetario. La glorificazione arriverà a fine carriera, a record battuti. Per ora riempiamoci gli occhi.

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