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The Last Dance, parla Rodman: "Ero famoso e non mi importava di Jordan"

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L'ex campione non condivide l'opinione negativa di alcuni giocatori dei Chicago Bulls 1998 sulla docuserie: "Mentalmente non erano abbastanza forti per gestire Michael"

The Last Dance, parla Rodman:
venerdì 22 maggio 2020

TORINO – Non è soltanto un plebiscito di successo per ‘The Last Dance’, la docuserie a puntate sulla stagione 1997-98 di Michael Jordan nei Chicago Bulls, che quell’anno si aggiudicarono la Nba. Scottie Pippen, che faceva parte di quella squadra, non ha gradito alcune parti che lo riguardano mentre Horace Grant, ai Bulls fino al 1994, ha definito ‘The Last Dance’ “cazzate al 90%”.

Rodman: "Jordan? Io ero già famoso"

Più distaccato e sereno il giudizio di Denis Rodman, oggi 59enne, tra le stelle di quei Chicago Bulls: “I giocatori erano un po’ arrabbiati perché sentivano che Michael li stava gettando sotto il bus – le parole dell’ex cestista Nba a Good Morning Britain - ‘Ragazzi, non stavate facendo quello che voglio che facciate, io sono il più grande, sono determinato a vincere qualunque cosa’. Michael parla sempre della squadra, i miei compagni di squadra. Mentalmente non penso che fossero abbastanza forti da gestirlo. Phil Jackson è un allenatore rilassato, ma Michael è più tipo ‘vado a vedermi diventare famoso’. A me chiaramente non importava perché ero già famoso”.

Nba Jordan

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