Esclusivo Martial: «Ora ho un sogno vincere l’Europeo»

Il Golden Boy di Tuttosport va al talento del Manchester United. Un plebiscito per lui, secondo francese a vincere dopo lo juventino Pogba: «Questo premio mi onora: il prossimo sarà di Coman. Zizou, Ronaldo e Ronaldinho i miei miti. Ma Buffon...»

Esclusivo Martial: «Ora ho un sogno vincere l’Europeo»

Il Golden Boy resta in Inghilterra. E si sposta, per la cronaca, di appena una cinquantina di chilometri, tanta è la distanza fra il mitico Anfield di Liverpool e il non meno leggendario Old Trafford di Manchester, il cosiddetto "Teatro dei Sogni". Il trofeo internazionale di Tuttosport riservato al miglior Under 21 europeo dell'anno passa infatti dalle mani dell'inglese Raheem Sterling (prelevato in estate dal City) a quelle del francese Anthony Joran Martial, che sempre nell'ultimo mercato s'è trasferito dal Monaco ai "Red Devils" per 50 milioni di euro più 30 di bonus. Un vero plebiscito per il "colored" d'origine guadalupiana: ben 21 su 30 dei nostri illustri giurati, in rappresentanza di 20 autorevoli testate giornalistiche europee, lo hanno infatti votato al primo posto. Alla vigilia della premiazione ufficiale, in programma a Old Trafford oggi pomeriggio verso le 15,50 nel prepartita di Manchester United-Norwich City, l'asso dai cromosomi caraibici ci ha rilasciato un'intervista esclusiva dopo la rifinitura dei "Red Devils" all'Aon Training Complex di Carrington.

Anthony, qual è il tuo primo pensiero per questo trionfo?

«Sono molto felice di aver vinto il Golden Boy, è stata una bella sorpresa per me, l'ho scoperto solo adesso, all'ultimo, e devo dire che si tratta di un premio molto speciale. Un magnifico regalo di Natale».

Vuoi dedicare questo trofeo a qualcuno?

«Sì, mi piace dedicarlo ai nostri tifosi, loro sono incredibili, formidabili, loro viaggiano da qualsiasi parte per starci vicino e non importa in quale stadio inglese o estero noi ci troviamo perché possiamo sempre ascoltarli a cantare e a sostenerci».

Nella vostra "tana" di Old Trafford, poi, fanno paura: in 75 mila a gridare United.

«L'atmosfera nel nostro stadio è eccezionale, il tifo è semplicemente meraviglioso. Come tutti, talora anche noi possiamo accusare un po' di fatica, ma l'incitamento dei nostri paladini funge per noi un po' come serbatoio supplementare da cui attingiamo nuove energie. Quando sono sul terreno di gioco sono focalizzato solo sulla mia squadra e sugli avversari, cerco di entrare come in una bolla d'aria, ma è impossibile non seguire i cori dei tifosi».

Chiederai qualcosa sul Golden Boy al tuo capitano Wayne Rooney che vinse il premio 11 anni fa?

«Sì, certo. Parlerò con Wayne che conquistò questo trofeo quando aveva 19 anni».

È la terza volta in 13 anni che il Golden Boy approda a Old Trafford, evidentemente la sua destinazione preferita: ciò significa che il Manchester United è unico nello scoprire e lanciare i talenti?

«Lo United ha una grande tradizione di giovani calciatori che giocano in prima squadra, per questo non sono sorpreso che il Golden Boy sia di casa qui a Old Trafford. Il club è un simbolo di garanzia ».

Il tuo connazionale Kingsley Coman, franco-guadalupiano proprio come te, è finito a secondo posto nella classifica del Golden Boy.

«Kingsley è un grande talento ed è anche molto giovane: è chiaro vedere come abbia un brillantissimo futuro davanti a sè».

Tu sei il secondo francese a vincere il trofeo dopo Paul Pogba, un ex dello United: provi un'emozione particolare?

«Paul è un giocatore fantastico e dunque sono lusingato e compiaciuto di essere il secondo francese a vincere il Golden Boy dopo di lui».

Chi pensi sia il favorito a succederti sul trono il prossimo anno, quando il trofeo sarà riservato ai giocatori nati dal 1996 in su?

«Dico che proprio Coman potrebbe essere un'ottima scelta. Ora come ora è comunque difficile scegliere perché deve passare ancora un anno e in tutto questo tempo ci saranno tanti giovani talenti che verranno fuori».

I tifosi dei "Red Devils" ti hanno subito adottato...

«Loro sono fenomenali, tutti a Manchester sono "caldi" e gentili con me».

Quale obiettivo ti sei fissato con lo United?

«Ora dobbiamo soltanto tornare alla vittoria, a centrare una serie di successi consecutivi. La scorsa settimana è stata molto difficile per noi con l'eliminazione dalla Champions League a Wolfsburg cui ha fatto seguito l'inopinata sconfitta a Bournemouth in campionato. Due ko duri da digerire. Non possiamo più sbagliare e dobbiamo tornare forti contro il Norwich. Ha ragione mister Van Gaal, abbiamo un solo risultato a disposizione ».

Ti disturba o ti esalta il paragone con l'ex "superstar" Thierry Henry?

«No, nessun disturbo, semmai un onore essere accostato al grande Thierry. Io però ho il dovere di mantenere i piedi per terra. Voglio concentrarmi sul mio modo di giocare e continuare a crescere come calciatore. Van Gaal mi ha detto sin dalla scorsa estate di lavorare duro ed è quello che sto facendo».

E ti disturbano i commenti sul prezzo che il Manchester United ha pagato per portarti via dal Principato? È un carico pesante da sopportare?

«No, sono sincero, non troppo. Semmai lo è stato di più per la mia famiglia, ha avuto un po' di paura con tutto quello che è stato scritto sui giornali e ciò che è stato detto. Io avevo solo fretta di trasferirmi a Manchester e giocare a calcio».

La Francia ospiterà il prossimo Europeo: pensi che la tua Nazionale possa riuscire nell'impresa di conquistare il titolo?

«Penso che sarà un Europeo davvero molto speciale per la Francia. Giocare a casa tua è così particolare e vincere sarebbe un sogno che diventa realtà. Noi abbiamo un'ottima squadra, molto forte, e i convocati giocheranno con l'orgoglio e il privilegio di indossare la maglia "Bleu" di fronte ai propri tifosi. Sarà molto speciale per l'intera nazione. D'altronde Pogba, Coman e io formiamo un bel trio, no? E penso anche che ci divertiremo...».

Quali sono stati i tuoi idoli da bambino?

«Ronaldo, Ronaldinho e Zidane: sono loro che mi hanno trasmesso, ammirandoli giocare, la voglia matta di diventare calciatore. Poi mi piaceva tanto anche il brasiliano Sonny Anderson che ha aveva giocato e segnato valanghe di gol nell'Olympique Lione, la mia prima squadra professionistica. Da piccolo ero tifoso dell'OL e la prima maglietta che ho avuto è stata proprio quella di Anderson».

Non c'è mai stato posto nel tuo cuore per qualche italiano?

«Come no! Gigi Buffon, il miglior portiere di tutti, e Paolo Maldini tra i difensori».

Qual è la squadra di club che hai apprezzato di più per quello che ha messo in mostra?

«La migliore squadra che ho visto giocare è stata il Barça di Guardiola, adoro quella filosofia: tutti al loro posto, un piacere ammirarli».

Mai sfiorata l'idea di fare un altro mestiere?

«Io ho sempre pensato e voluto fare soltanto il calciatore. Sin da bambino. Mai preso in considerazione l'idea di svolgere un'altra professione. D'altronde anche i miei fratelli maggiori Dorian e Johan sono calciatori, sia pure a differenti livelli. Per questo sono molto felice per esserlo diventato, anche se non dimenticherò mai il mio primo vero allenamento da bambino: pioveva forte, faceva un freddo cane. Sinceramente non c'erano le condizioni per effettuare la seduta di allenamento, non potevo lavorare sul campo, sono rimasto lì una decina di minuti e poi ho detto a mio padre Florent di riportarmi a casa... ».

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