Io alleno così, Emery: «Il mio pressing? Video, campo... e cuore».

Il tecnico del Siviglia: «4-2-3-1 e 4-3-3 ideali per un calcio propositivo, mentre il 4-4-2  è il top per difendere e contrattaccare»

© EPA

SIVIGLIA (Spagna) - Le sagome sono già piazzate sul terreno, che viene bagnato fino a pochi secondi prima dell’inizio dell’allenamento. Unai Emery, l’architetto del Siviglia bicampione di Europa League, divide la squadra in due gruppi. Uno lo guida lui, l’altro il suo vice Juan Carlos Carcedo. “Io alleno così” fa tappa in Spagna, alla “Ciudad deportiva” del Siviglia. Il tecnico spagnolo ci ha invitato sul campo pochi giorni prima dell’incrocio europeo di ieri sera contro l’Athletic Bilbao. 

La seduta è a porte chiuse, eccezion fatta per Tuttosport e per due giovani tecnici di Lisbona. Se non fosse per i quasi 20 gradi, ci sembrerebbe di essere in Italia. Emery unisce il senso estetico spagnolo a una meticolosità tattica che ricorda i nostri migliori maghi della panchina. E’ sempre attivo, partecipe. Motiva e corregge. I tempi morti sono pochi. Si muove sempre tenendo tra le braccia diversi palloni, che di volta in volta lancia sul terreno per obbligare la squadra a riposizionarsi e a rimodulare il pressing. Ricorda Antonio Conte per come prova e riprova i movimenti con giocate meccanizzate, alla ricerca dei sincronismi perfetti. Non a caso tanto il Milan quanto il Napoli lo avrebbero già voluto portare in serie A. 

In Spagna raccontano che Arrigo Sacchi, quando dieci anni fa era dirigente del Real Madrid, fu uno dei primi a parlar bene di quel giovanotto basco che all’epoca guidava l’Almeria. Il corso d’aggiornamento di Tuttosport comincia sul campo, a due passi da Llorente e Reyes, e prosegue nell’ufficio di Emery. Una full immersion di oltre tre ore. Una sorta di riunione tecnica allungata. Per illustrarci idee, principi di gioco e metodologie collega il computer a una modernissima lavagna interattiva, sulla quale scorre il filmato di Real Madrid-Siviglia. Per stoppare e analizzare basta toccare leggermente lo schermo con la mano. Emery con un pennarello elettronico disegna frecce, schemi e riassume i concetti da focalizzare con frasi corte ed efficaci. Tipo: “Zona-hombre presion!!!”. «Apprezzo la tecnologia e mi piace aggiornarmi. Lavoro molto sul campo, ma parecchio anche al video. Sfrutto diversi programmi e cerco di analizzare più dati possibili: gps, numeri, statistiche... Un po’ come fanno in Nba».

Quanto tempo dedica all’analisi video?

«Io e il mio staff studiamo le ultime 4 partite dei nostri avversari: quelle in casa se li affrontiamo sul loro campo o le ultime 4 in trasferta se invece si gioca da noi. Poi prepariamo i filmati da analizzare con la squadra: un’ora di video alla vigilia e 20’ il giorno della partita. Io mi occupo di illustrare concetti, movimenti e schemi collettivi. Un mio collaboratore, invece, cura la parte individuale con i giocatori».

Nei suoi allenamenti il pallone è sempre presente?

«A parte prevenzione, forza e lavori aerobici, è tutto con la palla. Direi 80-85%».

Come allena la pressione, marchio di fabbrica delle sue squadre?

«Prima in campo in modo analitico, poi con l’opposizione. E le due cose sono sempre accompagnate dai video. C’è un collaboratore che “allena” individualmente i giocatori in sala. E’ vero, è un tasto su cui punto molto: a me piace che la squadra abbia l’attitudine al pressing».

Un trucco per migliorare il pressing?

«Quando facciamo le esercitazioni tattiche, io ho già studiato gli avversari e di conseguenza alleno i miei di volta in volta su come, quando e dove pressarli. E’ per questo che mi muovo con i palloni sotto le braccia e all’improvviso li butto in certe zone. Io sono dentro al gioco e chiedo un certo gioco».

In effetti non è mai fermo, in allenamento.

«Il dinamismo, per essere trasmesso bene, deve partire da me. Io credo che si giochi esattamente come ci si allena. Se ti alleni in modo dinamico e concentrato, poi lo sarai pure la domenica. E i giocatori, senza l’input dell’allenatore, non sempre lo sono di loro».

L’etichetta del professore la infastidisce?

«Perché? L’allenatore un po’ professore lo è, deve insegnare e conquistare i giocatori con le sue idee».

I suoi principi quali sono?

«Essere protagonisti del gioco con il pallone e avere sempre una pressione intensa con l’obiettivo di recuperare palla il più velocemente possibile».

Le sue idee tattiche come le insegna?

(Domanda di Alessandro Buschi, Esordienti Centro Schiaffino)
«Mi piace partire sempre dai singoli reparti: la linea dei 4 difensori, gli attaccanti... Poi unisco il tutto, come in un puzzle. Ovviamente dipende anche dal tempo a disposizione: quando non si gioca ogni tre giorni, il martedì lo dedico alle esercitazioni di reparto».

Utilizza anche gli “11 contro 0?

«Per me sono importanti per apprendere, altro che superati... Li alterno agli “11 contro 11”».

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